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MontePaschi, il Pd al centro di molti mirini

Primo tassello. Monti insiste che “il Pd c’entra” con la sporca vicenda del maxi-buco MontePaschi, originato da un prezzo abnorme pagato per l’acquisizione di AntonVeneta.
Il secondo tassello arriva dal giornale “amico”, Repubblica, che con i suoi segugi più ammanicati – Bonini e Greco – parla esplicitamente di due miliardi parcheggiati su un conto londinese e poi fatti rientrare grazie agli “scudi fiscali” dell’odiato (ufficialmente) Giulio Tremonti. Due miliardi che, par di capire senza troppi sforzi, sarebbero stati spartiti con tutta calma tra i dirigenti dello stesso MontePaschi e “i politici”. I quali, vista la straripante presenza di uomini del Pd ai vertici di Rocca Salimbeni (14 su 16, è stato calcolato) sarebbero facilemente individuabili nel partito attualmente diretto da Bersani.
Il terzo tassello lo mette il Pd stesso, tirando le somme degli attacchi provenienti da tutto l’arco dei “competitors” politici (dal Pdl alla lista Ingroia) in una frase abbastanza chiara: “qui non ci vogliono far vincere”. Il sospetto è che questa vicenda sia il doppione del 2005, quando il tritacarne si mise in moto su Consorte e l’Unipol, impegnati nella scalata alla Bnl (poi finita tra le braccia dei francesi di Bnp Paribas).
Anche la rapidità con cui è stata decisa l’audizione del ministro Grilli, a Camere sciolte, suona “strana”. E ormai nessno dubita più che la valanga stia aumentando di consistenza, con “rivelazioni” ad orologeria capaci di compromettere pesanetemente l’immagine dell’ultimo “partito” ancora in circolazione nel panorama italiano, proprio mentre si va al voto.

Intanto, l’assemblea dei soci della banca senese – la più antica del mondo – ha approvato, con quasi il 99% dei voti a favore, il via libera a un maxi aumento di capitale da 4,5 miliardi di euro che permetteranno alla banca di accedere al (costoso) prestito governativo, i cosiddetti Monti-bond e allontanare lo spettro di una Lehman Brothers italiana. Il titolo, a Piazza Affari, ha recuperato l’11% dopo giorni da tragedia greca. Anche l’Europa però accende ora un faro sulla banca senese che, con la finanza strutturata dei “derivati”, avrebbe perso almeno 700 milioni di euro.
«La banca è solida, correntisti e risparmiatori possono stare assolutamente tranquilli; non ci sono più cassetti segreti da aprire». Il nuovo presidente, Alessandro Profumo, ha cercato di tranquillizzare correntisti e investitori al termine dell’assemblea, chiarendo che il prestito (i Monti-bond) sarà restituitoper gran parte entro il 2015 e per il resto «in brevissimo tempo, altrimenti i bond sarebbero trasformati in capitale trasferito al Tesoro che diventerebbe nostro azionista di stragrande maggioranza».

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