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Elezioni e movimenti. Come fermiamo i diktat della troika?

Dando seguito a quanto discusso nel seminario nazionale del Comitato No Debito del 9 febbraio scorso, in questa ultima settimana ci sono stati degli incontri bilaterali tra il Comitato No Debito e le forze politiche presenti nella competizione elettorale che si sono dichiarate alternative al centro-destra e al centro-sinistra. In sostanza alternative alle forze che hanno governato con Monti e che annunciano di voler continuare quella esperienza conforme ai diktat della troika Bce-Fmi-Unione Europea. L’auspicio del Comitato No Debito è infatti che si affermino le forze politiche alternative a questo schema.

Il Comitato No Debito ha incontrato rispettivamente: Antonio Ingroia, candidato premier della lista Rivoluzione Civile; Laura Castelli e Marco Scibona, rispettivamente capolista alla Camera e al Senato in Piemonte per il Movimento 5 Stelle; Marco Ferrando segretario del Partito Comunista dei Lavoratori.

Negli incontri il Comitato No Debito ha posto quattro questioni sulle quali ha inteso verificare le possibili convergenze o divergenze oggi, ma soprattutto domani, all’indomani del risultato elettorale.

Le quattro questioni poste sono state:

–         Il rifiuto totale del Fiscal Compact e dei trattati europei e la richiesta di un referendum contro il Fiscal Compact le sue conseguenze;

–         Il ripudio del debito pubblico e la richiesta di nazionalizzazione delle banche e delle imprese strategiche;

–         L’impegno ad una legge sulla rappresentanza democratica proporzionale nei luoghi di lavoro e al rafforzamento della democrazia sindacale nelle decisioni vincolanti dei lavoratori sui contratti;

–         Il ripudio delle politiche di guerra, la cessazione delle missioni militari all’estero

Su questi quattro punti si sono registrate i seguenti punti di convergenza e/o divergenza:

Antonio Ingroia di Rivoluzione Civile modula il tema del Fiscal Compact e del debito in termini di rinegoziazione e non di rifiuto; esprime dubbi sul referendum sul Fiscal Compact; converge sul no alle politiche di guerra e di austerità e per il ritiro delle missioni militari all’estero; converge sulla rappresentanza democratica nei luoghi di lavoro anche attraverso una legge; non ha espresso valutazioni sulle nazionalizzazioni.

Castelli e Scibona del Movimento 5 Stelle hanno ribadito la proposta di referendum per l’uscita dell’euro ma dichiarano disponibilità sul referendum sul Fiscal Compact; convergono sulla nazionalizzazione delle banche e imprese strategiche e sostengono il ripristino del sistema pubblico anche per gestire la riconversione industriale;  non hanno dato risposte sul ripudio del debito pubblico; concordano su una legge che tuteli la rappresentanza democratica nei luoghi di lavoro; concordano sul ripudio delle politiche di guerra e per il ritiro delle missioni militari come applicazione integrale dell’art.11 della Costituzione.

Marco Ferrando del Partito Comunista dei Lavoratori ha tenuto a sottolineare la convergenza sul ripudio del debito pubblico e sulle nazionalizzazioni senza indennizzo per banche e imprese strategiche. Il programma del Pcl coincide esattamente con la piattaforma della manifestazione del 27 ottobre “No Monti Day”.

Questa la sintesi degli incontri bilaterali relativa ai punti di programma del Comitato No Debito e alle possibili convergenze per il presente e per il futuro. Come noto il Comitato No Debito, per la sua natura unitaria e articolata, ha scelto di non dare indicazioni di voto. Rimane l’auspicio che si affermino le forze alternative a centro-destra e centro-sinistra e soprattutto ad un nuovo governo con Monti.


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