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Lista Tsipras o lista Vendola? Il “Piano B”

La vicenda della lista Tsipras alle prossime elezioni europee continua a fomentare aspettative e dibattiti furiosi. Il primo passo sembra compiuto. La lista si è data un nome e un simbolo deciso da un sondaggio proposto in rete che ha coinvolto 18.416 persone ed ha visto il simbolo “L’altra Europa con Tsipras” ottenere il 41,7 per cento dei voti (circa settemila).

Adesso c’è un altro passaggio, quello decisivo. I promotori (Spinelli, Viale, Revelli, Flores D’Arcais, Gallino, Camilleri) fanno sapere che il 24 di feb­braio ini­zierà la rac­colta delle 150.000 firme “che rap­pre­senta il mag­giore sforzo a cui sarà sot­to­po­sta l’organizzazione che tutti insieme saremo riu­sciti a met­tere in piedi per quella data”. Si tratta di uno sforzo notevole di mobilitazione e presenza sul territorio che inevitabilmente ricadrà o dovrebbe ricadere sulle forze politiche organizzate (il Prc soprattutto) che pure sono state piuttosto maltrattate e marginalizzate dagli intellettuali promotori della lista Tsipras. Non solo. Dal simbolo è stato cassato il termine “sinistra” che avrebbe dovuto salvaguardare un minimo di identità, anche se è innegabile che nel nostro paese il termine “sinistra” più che estenuato appare un prodotto sempre meno vendibile a livello di massa.

I promotori hanno spiegato in una nota di dodici righe perchè il termine sinistra non compariva neanche tra quelli proposti nella consultazione online sul simbolo e il nome della lista.

Qui di seguito le dodici righe di motivazioni:

Il termine sinistra non compare nei nomi proposti almeno per tre buone ragioni:

1) perché da anni non è più, in Italia, portatore di un preciso contenuto programmatico ma ha finito per rappresentare un’etichetta generica in cui c’è tutto e il contrario di tutto;

2) perché rischia di farci confondere con quanti si sono in questi anni dichiarati “di sinistra” stravolgendone i valori, sostenendo nei fatti politiche liberiste o più semplicemente, mirando alla propria autoperpetuazione personale;

3) infine perché il nostro obiettivo è quello di conquistare il cuore e la mente dei milioni di elettori che non si sentono più di sinistra, o non si sono mai sentiti tali – soprattutto se giovani – perché in quello che è stato presentato loro come sinistra non hanno mai trovato una risposta ai loro problemi.

Abbiamo invece preferito privilegiare ciò che costituisce il nucleo programmatico della lista: un’Europa diversa, da costruire, e il riferimento a una figura, Tsipras, che dell’opposizione alle politiche devastanti dell’Unione europea è il simbolo”.

Ma questa tabella di marcia sta creando mal di pancia e riluttanze fortissime proprio tra coloro che dal 24 febbraio saranno chiamati a fare il “lavoro sporco”, ossia la raccolta delle 150.000 firme necessarie (secondo altre fonti sarebbero 165.000, NdR) per potere presentare la lista alle elezioni europee. Insomma i militanti della “sinistra”, i militanti dei partiti comunisti sono chiamati al massimo sforzo pur sapendo che molte delle loro richieste e aspettative sono state cassate senza troppi giri di parole.

Anche i “dieci punti di Tsipras” avanzati come programma elettorale, appaiono molto al di sotto del dibattito e delle indicazioni di rottura della gabbia dell’Unione Europea, che pure sono venuti crescendo in questi mesi di conflitti sociali, accresciuta consapevolezza sulla posta in gioco e sui fattori decisivi della pesante situazione sociale e politica nei paesi europei, soprattutto nei Pigs.

Come diventa possibile allora portare un piccolo esercito di militanti a raggiungere un obiettivo (la raccolta delle firme) verso il quale i motivi di riluttanza sopravanzano quelli motivanti? Il rischio che la lista “L’altra Europa con Tsipras” non riesca a raccogliere le firme necessarie è alto, altissimo. E allora cosa succederebbe? Alcune voci accennano a un “Piano B”, ad una “diavoleria” da realpolitik non troppo dissimile dalle furbate con cui la sinistra radicale ha cercato di sopravvivere ai suoi errori in questi anni.

La legge elettorale europea infatti prevede che possono presentarsi o le liste che presentano le firme necessarie o quelle presenti “in almeno un ramo del Parlamento nazionale”. Ed ecco emergere dalla possibile frustrazione sulla mancata raccolta delle firme il coniglio dal cilindro: presentare il simbolo di Sel al posto o in combine con quello della lista Tsipras. Scandalo? No, al contrario qualcuno mostra soddisfazione perchè… nel simbolo di Sel c’è scritta la parola… ”Sinistra” ed anche con l’iniziale in maiuscolo. Sarebbe questo in pratica l’uovo di Colombo che può “buttarlo nel di dietro” a quegli arroganti degli intellettuali che si sono appropriati di Tsipras!

Dopo un aspro dibattito interno, a parte qualche mal di pancia dei più governisti, Sel e lo stesso Vendola sembrano orientati a sostenere l’opzione di Tsipras piuttosto che quella di Schultz, almeno nella fase elettorale. Poi una volta seduti sugli scranni del parlamento europeo di Starsburgo si potrà sempre cambiare opinione e posizione (è già accaduto, può accadere, probabilmente accadrà).

Se questo scenario è vero – e le voci che abbiamo raccolto sembrano attendibili – tutta l’operazione sulla lista Tsipras porterebbe l’acqua con le orecchie a Nichi Vendola e Sel. Un gioco dell’oca impressionante che riporta la “sinistra” al punto di partenza. Ma almeno anche questa tornata elettorale – ‘sta nuttata – sarebbe passata e si può ricominciare un nuovo giro di giostra. Come c’è scritto su alcuni angosciosi faldoni? Fine pena mai!

 

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