Menu

Non di solo pane vivono i dipendenti di Roma Capitale. La rabbia delle educatrici

Durante la partecipata assemblea indetta dalle rappresentanze sindacali unitarie del Comune di Roma si percepiva il netto dissenso dei lavoratori nei confronti delle politiche di austerità che presto investiranno il loro già misero salario.

Ma oltre alla preoccupazione reale della possibile riduzione economica c’è anche chi si preoccupa del proprio futuro lavorativo. Sono le Educatrici degli asili nido e le maestre della scuola dell’infanzia le più preoccupate. Su di loro pesa infatti una proposta per un nuovo assetto organizzativo dei servizi, già massacrati dalle precedenti giunte Capitoline. Una proposta che prevede un aumento dei carichi di lavoro, una drastica riduzione delle supplenze, un cambiamento di mansioni per i livelli più alti, un potenziamento delle ore di formazione, una rimodulazione dell’orario di servizio. Abbiamo cercato di parlare con qualcuna di loro in una piazza gremita dove impazzavano i fischietti dei vigili urbani e dove non si sentiva quasi nulla di ciò che si diceva dal palco. Qualcuna riesce a sentire cosa si dice dal palco ma rimane delusa. Ad esempio A.G: “non si parla di noi e di quanto inciderà su  questa città un organizzazione dei nidi e delle scuole che non bada al benessere dei bambini e delle bambine ma pone la sua attenzione sull’esigenza di questa amministrazione di fare cassa pure sulla pelle dei piccoli utenti”. Poi c’è A.M.: “sono precaria dal 1997 e mi aspettavo una stabilizzazione mai avrei pensato di dovermi trovare qui a lottare contro una riduzione salariale”. E ancora L.M.: “spesso siamo costrette a chiedere i contributi volontari ai genitori per mandare avanti i progetti educativi in cui crediamo. Non abbiamo risorse e siamo costrette a spendere quei pochi soldi, che ci elargiscono ogni due tre anni, con i fornitori certificati dall’amministrazione che non capisce che ci sono molti modi per risparmiare”. Sotto lo striscione dell’USB tante di loro che hanno chiuso i nidi e le scuole ed erano in piazza del Campidoglio non tanto per ascoltare il nulla ma ad invocare la partecipazione di tutto il settore educativo scolastico allo sciopero che si terrà il prossimo 14 maggio.

Ma fino al prossimo 14 maggio cosa accadrà? Lo chiediamo a Cinzia delegata USB: “li tampineremo, chiederemo loro di non distrugge ulteriormente la nostra professionalità. E lo faremo con ogni mezzo, con ogni risorsa perchè non viviamo di solo pane. L’educazione è pubblica e tale deve restare. Abbiamo lottato molti anni per ottenere dei servizi di qualità, che loro pubblicizzano su opuscoli satinati nei periodi pre elettorali. Abbiamo assistito a molte promesse poi vanificate dalla mancanza di coperture economiche o peggio ancora da enti preposti al controllo della loro farraginosa gestione. Come in questo caso in cui vogliono far passare questa nuova proposta di organizzazione dei nidi e delle scuole perchè richiesta dal Ministero dell’Economia e Finanza. E’ falso. Perchè noi dentro il documento del MEF abbiamo letto che i servizi a domanda individuale devono coprire il 36% dei richiedenti e la città di Roma è solo al 19% di questa copertura. E’ dal 2006 che le giunte comunali mettono mano ai servizi educativi senza capire esattamente il valore che hanno in questa città. Senza capire i bisogni dei bambini e delle famiglie e senza valorizzare il personale. Ora basta. Il nido e la scuola non sono parcheggi e noi non ci faremo schiavizzare. Siamo maestre ed educatrici indignate e arrabbiate. Amiamo il nostro lavoro e sono molti anni che lo mandiamo avanti con tanti sacrifici: progettazione, formazione, flessibilità. Non permetteremo ulteriori tagli e stravolgimenti ed oggi al rientro in servizio inizieremo a parlarne con le famiglie. Vogliamo una scuola con la S maiuscola degna di una Capitale europea”.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.