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Torino: la lotta No Tav a processo per terrorismo

Con l’udienza di ieri nell’aula bunker di Torino il processo ai quattro NoTav accusati di terrorismo è entrato nel vivo. Nonostante la recente decisione della Cassazione di annullare un’accusa così pesante, con rinvio al Tribunale di Torino per “revisionarla”, Niccolò Blasi, Claudio Alberto, Chiara Zenobi e Mattia Zanotti sono rimasti in carcere e ieri, come le volte scorse, hanno assistito al dibattimento reclusi in un box per detenuti, guardati a vista da dieci guardie penitenziarie. In fondo all’aula e all’esterno un massiccio dispiegamento di forze di polizia dava il benvenuto agli attivisti arrivati ad assistere all’udienza e a dare sostegno ai quattro.

Ricordiamo i fatti. L’accusa di terrorismo venne formulata dal GIP Federica Bompieri in seguito all’episodio accaduto la notte del 13 maggio 2013, quando un gruppo di attivisti organizzò una dimostrazione un po’ più picaresca del solito a base di petardi e bengala sparati in direzione del cantiere. Spuntò anche una molotov e il bilancio fu di un generatore di corrente bruciato. Secondo gli inquirenti le modalità dell’attacco al cantiere-fortino di Chiomonte dimostravano un livello di organizzazione tale da indurre a pensare a un attacco premeditato, secondo modalità terroristiche rievocative di fatti ben più violenti risalenti agli anni ’70.  Il paragone sovradimensionato tra due realtà storiche e di lotta assai differenti, agevolò l’idea che il movimento NoTav andasse incontro a un salto di qualità in senso eversivo, considerazione che non ha trovato alcun riscontro nei mesi successivi, dimostrando ancora una volta la tenuta del movimento e l’integrità dei principi che lo alimentano.

Tuttavia l’episodio permise al ministro dell’Interno Angelino Alfano, di inviare nel novembre successivo un contingente di 400 militari dell’esercito, allo scopo di rinforzare il già massiccio sistema di sicurezza a presidio del cantiere. E sono stati proprio alcuni militari dell’esercito, ieri, ad aprire la serie di testimonianze davanti ai giudici. Il presidente della corte d’Assise, Pietro Capello ha introdotto l’udienza dichiarando di non voler in alcun modo lasciare spazio a considerazioni “sulla legittimità o meno dell’opera Alta Velocità, decisa dallo stato secondo le regole della democrazia”, ma di voler semplicemente valutare i fatti del 13 maggio 2013.

Il primo testimone è stato un sergente maggiore degli alpini di Pinerolo, che quella notte era responsabile del coordinamento della vigilanza del cantiere. Ha raccontato di aver visto tramite i monitor della control room un gruppo di personaggi con il volto travisato, intenti a lanciare da varie posizioni “ordigni” verso l’interno del cantiere. I successivi testimoni, altri militari e in seguito alcuni poliziotti, hanno fornito la stessa versione dei fatti, rispetto al settore del cantiere in cui stazionavano per la vigilanza. Incalzati dalle domande dei difensori dei quattro NoTav, Claudio Novaro ed Eugenio Losco, alcuni testimoni hanno evidenziato ricordi lacunosi o imprecisi, anche divergenti rispetto a quanto riportato nei verbali di servizio.  La lista dei testimoni previsti era così lunga che il giudice ha deciso di accorciarla, anche in considerazione del fatto che i racconti di tutti erano pressoché identici.

Durante una pausa dell’udienza, gli attivisti presenti in aula hanno esposto degli striscioni con i nomi di Niccolò, Claudio, Alberto e Mattia, che su ordine del giudice sono stati rimossi quasi subito.

Il processo per terrorismo è diventato ormai tra i più sentiti e partecipati tra tutti i procedimenti in corso a carico dei NoTav. L’accusa appare gravissima, sproporzionata, e il destino dei quattro appare assai incerto alla luce dell’ormai pluriennale strategia repressiva messa in atto dalla procura di Torino, e che con il passaggio di consegne da Giancarlo Caselli ad Armando Spataro non accenna ad attenuarsi. L’esito del rinvio della Cassazione non dovrebbe farsi attendere a lungo e alimenta qualche speranza, ma difficilmente arriverà prima della prossima udienza, fissata per il 30 giugno, durante la quale testimonieranno anche gli operai del cantiere.

* Corrispondente dalla Valsusa

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