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Bonanni “dimesso” dalla Cisl. Il sindacato “complice” viene licenziato

Tempi duri anche per i pseudo-sindacalisti che più “complici” non si può. Non bastava la Camusso svillaneggiata da Renzi con un video dedicato, anche Raffaele Bonanni e Giovanni Centrella hanno concluso nel disonore la propia non onorevole carriera.

Il leader della Cisl, il fautore indefesso della svandita contrattuale dei lavoratori, il teorico-pratico del contratto separato, possibilmente solo aziendale e non più nazionale, lascia oggi la segreteria generale della “balenottera bianca”, l’ex sindacato cattolico ormai ridotto a un patronato-Caf.

Decisione improvvisa, prima della fine naturale del mandato. Bonanni ha provato a giustificarla con “la volontà di agevolare il rinnovamento”, come si usa dire nei circoli renziani di complemento. In realtà è stato costretto a mollare dal vertice Cisl, composto peraltro soltanto da suoi ex fedelissimi, per l’improvvisa apparizione di un dossier sulla “pensione d’oro” che lo stesso Bonanni si era accuratamente preparato.

Nessuna dichiarazione ufficiale per uno scandalo che rischia di travolgere, oltre che l’ex leader, tutta la Cisl. Ma da un groviera come quello non è che si possa pretendere l’impenetrabilità. Quindi, a mezza bocca o per vie traverse, la vera ragione della defenestrazione è arrivata ai giornali. Il Messaggero – quotidiano romano considerato molto vicino al sindacato “bianco” – parla di uno “scontro” alla base delle sue dimissioni e cita “un documento interno che mette in discussione anche in termini pesanti l’operato del segretario generale (alludendo anche al suo trattamento previdenziale), documento che avrebbe convinto la dirigenza Cisl a premere per le dimissioni anticipate di almeno otto-nove mesi rispetto alla scadenza attesa”.

La voce girava da tempo, ed era arrivata anche a noi di Contropiano, ma senza sufficienti “pezze d’appoggio”, quelle necessarie ad affrontare l’inevitabile querela per calunnia. In pratica, si diceva prima e si scrive ora, che il buon Raffaele – abruzzese, democristiano, furbissimo e rozzo come pochi altri dirigenti sindacali – avrebbe sfruttato la sua egemonia assoluta dentro la Cisl per aumentarsi a sproposito lo stipendio e così maturare – prima che entrasse entrasse in vigore la “riforma Fornero” – una “pensione d’oro”. Quantificata ora in circa 4.800 euro al mese. Netti, naturalmente (circa 7.000 lordi). La sua pratica sarebbe stata “smaltita” dall’Inps – dove non mancano iscritti Cisl anche tra gli alti dirigenti – in poche ore.

Non proprio una medaglia da esibire sul petto di chi, nel frattempo, accettava senza fiatare diverse “riforme delle pensioni”, il congelamento degli stipendi e il blocco del turnover nel pubblico impiego, ecc. In linguiaggio antico questo si sarebbe definito: farsi ricco vendendo i lavoratori.

Insomma: non poteva restare segretario di una organizzazione chiamata “sindacato” nemmeno barricandosi dentro l’ufficio.

Più brutale e netta la defenestrazione di Giovanni Centrella, già da qualche tempo ex segretario dell’Ugl (il sindacatino erede della Cisnal fascista), carica cui era asceso dopo lo sdoganamento operato attraverso Renata Polverini.

Militari Guardia di Finanza gli hanno sequestrato stamattina l’abitazione. Il provvedimento è stato disposto dal Gip di Roma su richiesta del procuratore Nello Rossi e del sostituto procuratore Stefano Pesci. L’inchiesta si riferisce ad una presunta appropriazione indebita da parte di Centrella di fondi del sindacato (alcune centinaia di migliaia di euro).

I “complici” non servono più. Come Noriega, ad un certo punto vengono licenziati.

 

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