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Referendum. “Governo nervoso, provano con i divieti”. Intervista a M. Casadio

Come ormai consuetudine da qualche settimana, Radio città aperta prosegue con l’approfondimento sul referendum che è sempre più vicino. Abbiamo al telefono Mauro Casadio, della Rete dei Comunisti. Buongiorno Mauro. Quali sono le novità principali, su questo tema?

Ogni mattina, leggendo il giornale, si legge di qualche altro appuntamento della tournèe di Renzi o di qualcuno dei suoi ministri a spingere il SI. Segno che: uno, non ci saranno altri scherzi e spostamenti all’ultimo momento, quindi si vota; due, il “nostro” primo ministro inizia a rendersi conto, forse, di quanto sia urgente per lui, per il proseguio del suo governo, pubblicizzare il più possibile l’appuntamento referendario e il voto del sì. D’altro canto abbiamo registrato in queste ultimie settimane anche un inasprimento anche della gestione della piazza, della repressione, rispetto al fronte del NO.

Vogliamo fare un po’ il punto della situazione? Mancano due settimane, ormai ci siamo…

MI sembra che la situazione non sia molto complicata, nel senso che quello che viene recepito è­ il voto cosiddetto “antisistema” – è un po’ lo sfondo sul quale si sta muovendo la vecchia politica, addirittura a livello internazionale; e dunque anche in Italia. Di questa cosa Renzi, il suo governo e quelli che rappresenta (il problema non è tanto Renzi, ma i Marchionne, le banche, ecc) capiscono che l’aria che tira non è delle migliori. Allora agiscono su due piani: uno l’attivismo sfrenato dell’unico soggetto che ha un minimo di credibilità, dunque Renzi stesso, perché dalla Boschi agli altri… compreso Angelino Alfano, dicono molto poco sul referendum e quando lo dicono fanno dei clamorosi autogol. Dall’altra però c’è un atteggiamento repressivo, o comunque di contenimento, di blocco delle iniziative avverse. L’ultima è l’iniziativa che il Coordinamento NO sociale sta organizzando per il 2 dicembre, davanti all’ambasciata tedesca in Piazza Indipendenza, contro le interferenze della Germania nelle vicende referendarie italiane, e per il 4, a Campo de Fiori, per la serata finale, in attesa dei risultati. La questura, praticamente, ha vietato tutte e due le iniziative. Adesso ovviamente torneremo alla carica, già abbiamo fatto un comunicato stampa, però è chiaro che da una parte l’attivismo estremo e l’uso, come dire, indecente dei mezzi di comunicazione, dall’altra la repressione, il contenimento delle forze del No, dimostra che questo governo sta seriamente in difficoltà; perché capiscono che l’opinione del “sentire comune” è quello dell’antagonismo nei confronti dei governi. Credo che sia questo un po’ l’elemento di carattere generale sul quale riflettere.

Matteo Renzi è stato insomma quantomeno improvvido, fino a qualche mese fa, a legare fortemente il voto referendario alla permanenza del governo. Nell’ultimo mese ha un po’ ammorbidito questa posizione, ma è chiaro a tutti che quello del referendum è anche un voto su Renzi, sul governo in generale.

Lo ha detto lui: se vince il No, io non galleggio, per cui questa sua retromarcia, marcia indietro, è stata del tutto formale. In realtà ha avuto una capacità: quella di spaccare tutto e litigare con tutti, fino alla sinistra del Pd. Ossia non ha avuto nessuna voglia o capacità di mediare. E’ chiaro che a questo punto il referendum diventa anche un referendum sul governo, su questo non ci sono dubbi. Tanto è che noi abbiamo fatto il 22 il “No Renzi day”, che è il No al referendum ma anche a Renzi. A questo punto Renzi stesso si rende conto che è troppo tardi. Certo, è un po’ una superficialità politica quella di sovrapporre l’esito referendario alle sorti del governo, però fa parte del personaggio; il quale è un po’ il Berlusconi prima maniera, che scommetteva su tutto quanto, rilanciava sempre in alto solo che Berlusconi, bene o male, è durato più o meno una ventina di anni e ha governato per dieci anni. Renzi dopo tre anni è già bello logorato, per cui la situazione è molto più complicata di prima e mi sembra che Renzi dovrà affrontare una situazione per lui molto difficile e probabilmente esiziale per il suo governo.

La campagna per il No è portata avanti in mezzo a molte difficoltà… Siamo giunti all’ultimo tratto. E’ necessario spingere l’accelerazione al massimo perché si gioca tutto in queste settimane. Ora io non mi fido più tanto di sondaggi, di numeri, percentuali… Ma la percezione, così a naso, sui territori, parlando con le persone, è che la gente sia più propensa ad un approccio antisistema; quindi più propensa ad un NO. E’ anche vero che, oggettivamente, è una riforma costituzionale che puzza di svuotamento della democrazia e che potrebbe avere conseguenze esiziali sugli spazi di operatività in difesa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini. Insomma, ci sono dei motivi oggettivi per dire no a questa riforma, oltre che per opporsi al governo…

Le valutazioni che mediamente vengono fatte non sono particolarmente legate alla struttura della riforma costituzionale. Nel senso che la gente non conosce i meccanismi formali della riforma, però di fatto dà una valutazione sull’andamento generale e sulla credibilità del governo. Per cui è chiaro che un governo che vive di dichiarazioni, il cosiddetto storytelling, le favolette che hanno provato a fare ingoiare ai cittadini italiani, ma poi queste storielle non diventano mai realtà concreta – perché la situazione economica, la situazione sociale, è disastrosa... Insomma, parlano tanto poi viene fuori che l’Italia è un’altra volta in deflazione perché evidentemente, come dire, la gente non spende.. Qualcuno dice che non spende perché vuole risparmiare. Io penso che non spende perchè non ci sono i soldi da spendere; questa è la verità vera e non quella raccontata. Per cui è chiaro che la reazione da parte della gente è complessiva; non è una critica specifica solo del referendum. E credo che la situaizone continuerà ad andare in questo senso. Il prolema è continuare a fare la campagna elettorale per il No. Stiamo organizzando molte iniziative come sindacalismo di base, come Eurostop, come NO sociale; ci sono varie forme e strutture, soprattutto di carattere sociale e di lavoro, ubicate nei quartieri. E' chiaro che per quanto possano tentare di liquidare l’azione del No, sarà difficile; per cui bisogna continuare. D’altra parte abbiamo visto che la manifestazione del 22 ottobre è riuscita meglio di quella del 29, quella del Sì; questo è un sintomo. Ovviamente fare previsioni è difficile, non si può dare per scontato nulla prima dell’esito finale. Però diciamo che se il clima in tutti i paesi a capitalismo avanzato, diciamo così, è quello di un malessere generalizzato, perché vinca il sì, ci sarebbe bisogno che in Italia questo malessere generalizzato non ci fosse. E invece sappiamo che c’è, e probabilmente c’è anche più che in altri paesi. Dunque è chiaro che la battaglia per Renzi è molto difficile; è chiaro che noi non dobbiamo mollare assolutamente in questi ultimi giorni di campagna referndaria.

Anche perché, diciamolo, si sta anche un po’ inasprendo la situazione… Anche questa mattina si intercettano reazioni un po’ scomposte e nervose da parte governativa… Stamattina c’era un video che girava della ministra Boschi…

Sì, sì, è agitata…

Molto agitata… Però anche questo è un segno. Ci sono degli appuntamenti importanti, qualora la questura conceda anche l’agibilità di alcune piazze… Vedremo nei prossimi giorni. Chiudiamo con l’appello a tutti quelli che in questi mesi si sono spesi tantissimo: continuate a farlo, con ancora più energia in queste ultime settimane, perché siamo arrivati…

Noi comunque le iniziative del 2 e del 4 le facciamo a prescindere dalla questura, anzi… La cosa è incredibile: c'è una campagna elettorale referendaria, ma la questura dice: "non puoi manifestare"… il 2 è l’ultimo giorno di campagna referendaria e la questura non può pensare di decidere lei dove farci fare la manifestazione. Questa cosa qua non esiste. Noi il 2 saremo a piazza Indipendenza. Credo che questa cosa sia bene diffonderla anche per radio; così come il 4 saremo a Campo dei Fiori, la sera, in attesa dei risultati referendari.

Radio Città Aperta

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