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Il prudente Zelensky e lo squallido Draghi

È stato un discorso più prudente, rispetto ai suoi soliti standard, quello di Zelensky al Parlamento italiano. Secondo alcuni commentatori ciò sarebbe dovuto al fatto che il presidente ucraino, dopo la telefonata con il Papa, abbia ritenuto controproducente parlare, come sinora ha sempre fatto, di No-fly-zone e Terza guerra mondiale, proprio là dove il Papa risiede.

Zelensky non ha neppure usato il paragone, che tutti aspettavano, tra Resistenza antifascista e guerra in Ucraina. Dopo lo scandalo e le proteste in Israele per l’accostamento della condizione degli ucraini a quella degli ebrei sterminati da Hitler, il presidente ucraino ha ritenuto di non fare quei discorsi che da noi urlano ogni giorno i peggiori guerrafondai del PD.

L’intervento di Zelensky è stato un passo di diplomazia, vedremo se puramente tattico, visto anche che il governo italiano non conta nulla nelle decisioni importanti. Oppure perché fondato su trattative che non conosciamo. Vedremo.

In ogni caso è stato Draghi a pavoneggiarsi in un stupido e ridicolo intervento guerrafondaio. Lui ha parlato di Resistenza e armi agli ucraini, mentre Zelensky aveva fatto solo rifermento alle sanzioni. Un gioco delle parti? Può essere, ma con il governo italiano che svolge il ruolo dell’utile idiota.

C’è da vergognarsi di Draghi e della nullità che rappresenta, quando un ruolo davvero di mediazione dell’Italia oggi sarebbe stato fondamentale, per fermare la guerra e per un vero aiuto al popolo ucraino. Ma invece inviamo armi, in un clima di interventismo dannunziano, nel quale la grande stampa sta toccando vertici di ignominia.

Una cosa è chiara: la fine della guerra non passerà certo per la nostra indecente classe politica. Per questo oggi più che mai mobilitiamoci contro la guerra e la partecipazione italiana alla guerra. Chiediamo noi il cessate il fuoco. Possiamo fare di più noi che i nostri squallidi governanti.

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6 Commenti


  • Luigi Cadelli

    D’ accordo.Una nota: ricordiamo che il papa non risiede in Italia. Risiede nello stato pontificio.Non è un nostro concittadino.


  • Mauro

    Oh,nessuno che chieda ai nostri guerrafondai in Parlamento e nelle redazioni giornalistiche e nei talk-show che piangono x la povera Ucraina perché non partono come volontari x combattere l’Orco russo…


  • Maurizio+Cirillo

    Il parlamento italiano ventriloquo di whashington rende omaggio al guitto ZELENSKY che detta l’agenda , colui che con un golpe ha esautorato il parlamento di Kiev per innescare una crisi da lungo già programmata dai servi atlantisti della NATO, intanto Covidindustria e con essa Elkan, l’evasore di tasse, si fregano le mani, più armi da produrre e gli stipendi medi da fame ancora a lungo perché c’è la crisi e devono stringere la cinghia, senza manifestare bloccando le strade altrementi c’è l’arresto, questi pennivendoli da regine del media shitting fanno da sponda, stanno lì per questo, burattini nelle mani degli oligarchi occidentali altrimenti definiti imprenditori al di qua del Don. Io sto con travaglio giusto per nominare uno, quando afferma che ci siamo troppo facilmente dimenticati Dell oltre un milione di morti in Iraq per le bombe degli ameri-cani, aggiungo anche che ci siamo dimenticati dei 20 milioni di morti della Russia che hanno liberato l’Europa dal nazifascismo e chiudo dicendo che se la Rai mandasse in onda le interviste al compianto Giulietto Chiesa gli USA bombarderebbe viale mazzini.
    P.S: questo parlamento non mi rappresenta anche perché è frutto di un golpe di matrice finanziaria, in un paese ipocrita che ha dimenticato anche che da 15 non lo si vota più perché è messo dall’alto, dalla finanza imperialista che nelle guerra cerca di rilanciarsi perché sa che il modello ordoliberista e
    mondialista sta inesorabilmente collassando


  • Licinio

    Ancora con questo cartonato?
    Chi ha consentito che questo signore formulasse nuovamente le sue richieste folli di allargamento della guerra?

    Gli italiani alle prese con nuovi e angoscianti problemi sociali(casa,lavoro,salute..) e con uno spaventoso carovita,non vogliono spendere un euro per fornire armi.
    Gli italiani vogliono la pace e credono che la fornitura di armi non sia certo una soluzione per ottenerla quanto piuttosto spargefe benzina sul fuoco.
    Gli italiani, i lavoratori,il popolo che vive del suo stipendio,non vogliono nel loro futuro la guerra,tantomeno una guerra mondiale che li manderebbe al fronte o una guerra atomica che distruggerebbe l’ umanità.

    È necessario raccogliere questo dissenso che vive in seno alla società italiana, alimentarlo e tradurlo in un movimento forte e attivo contro la guerra. Senza settarismo c’è da fare fronte comune per far sentire la nostra voce.
    Ne’con Putin e i suoi appetiti imperiali
    Ne’ con la nato

    Mai più guerra,mai più i popoli uno contro l’ altro.
    Nostra patria il mondo intero!!!


  • giancarlo+staffolani

    A proposito è da segnalare inoltre che: Purtroppo si stanno facendo gravi discriminazioni razziste con i provvedimenti dei governi Ue con Italia in primis, infatti si è deciso di concedere i permessi di soggiorno e lavoro rinnovabili solo ai rifugiati ucraini, negando ancora l’accesso, anche in modo disumano, ai rifugiati africani e asiatici, sia nel Mediterraneo che in Polonia e nei Balcani. Bisogna denunciare queste nuove forme di razzismo del “prima gli europei”, sono scelte pericolosissime per gli stessi lavoratori rifugiati di ogni provenienza dividendoli e selezionandoli per razza, etnia e religione.


  • Carmine Marzocchi

    È proprio così, da questa classe politica inconsistente quanto mai prima non verrà mai una proposta, un’iniziativa all’altezza di questo tragico momento.
    Una grande mobilitazione di popolo è quello che occorre costruire, mettendo insieme tutti coloro che vogliono davvero fermare la guerra e sanno che questo si ottiene innanzitutto non alimentandola con l’invio di armamenti.
    Contro la guerra, contro l’economia di guerra, contro i costi sociali della guerra che già oggi stanno pagando i popoli europei queste devono essere le parole d’ordine su cui costruire questa mobilitazione.
    .

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