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La propaganda di guerra mette il bavaglio alla Rai, e non solo

Alla fine sia il Copasir che la Commissione di Vigilanza Rai sono riusciti a mettere il bavaglio al dibattito pubblico sulla guerra in Ucraina.

I risultati negativi nei sondaggi che ripetutamente bocciano nella società la linea guerrafondaia e avventurista del governo e manifestano contrarietà alla subalternità dell’Italia alla Nato e agli Usa, hanno reso isterici e feroci i sostenitori nel nostro paese della guerra a tutti i costi con la Russia.

Ci sarà infatti un “filtro” sulle presenze in tv e verrà istituito un organismo che ‘valuti’ gli ospiti e svolga un’azione preventiva per distinguere cosa è informazione e cosa non lo è. L’obiettivo dichiarato è quello avere un meccanismo che possa agire da freno alle ingerenze nei media di esponenti accademici o giornalisti a sostegno delle tesi di Mosca. Insomma a “fare la verità” saranno solo i quotidiani rapporti dell’intelligence britannica diffusi religiosamente dalle agenzie e dai Tg e i corrispondenti italiani “embedded” con le forze armate ucraine.

Ad avanzare questa proposta che mette fine alla democrazia nella comunicazione sono il Copasir e Commissione di vigilanza Rai.

Il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica ha dato infatti il via libera all’indagine conoscitiva, sulla base delle precedenti audizioni dei vertici delle due Agenzie, dell’amministratore delegato della Rai e dell’Agcom, ma allargherà controllo dalle tv anche ai social network con chiedendone ragione e verifiche chi li guida, alla Polizia postale, al sottosegretario all’Editoria, al capo del Dis e all’Agenzia per la cybersicurezza.

I rappresentanti del Copasir, tanto per essere chiari, andranno a Washington il 12 giugno e poi a Bruxelles per coordinarsi con il lavoro del Parlamento europeo che ha già votato un provvedimento in quella che definisce guerra contro la disinformazione.

Nei giorni scorsi il governo ha dato il via libera al contratto del servizio pubblico imponendo anche la necessità di garantire una informazione “obiettiva, veritiera, pluralista e completa”, anche attraverso il “contrasto alla disinformazione”.

Lo stesso ha fatto la Commissione di vigilanza Rai che sta lavorando a delle regole per “contrastare la disinformazione garantire la veridicità delle notizie e delle fonti, puntando ad assicurare l’equilibrio corretto delle posizioni esposte”.

L’invito al servizio pubblico è quello di “attivare strumenti finalizzati a contrastare la diffusione di fake news e prevedere in proposito: l’istituzione di un osservatorio interno permanente; lo sviluppo di specifici prodotti di natura educativa e didattica; la realizzazione di iniziative di promozione riguardo ai rischi derivanti dalla diffusione di notizie false; nonché a sensibilizzare i conduttori dei programmi e i propri dipendenti e collaboratori, anche attraverso specifiche azioni formative, ad attenersi scrupolosamente nella loro attività ai principi del fact-checking”.

 

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2 Commenti


  • leandro locatelli

    Petizione diretta al Presidente Mario Draghi e al ministro Cartabia
    Andrea Rocchelli, fotogiornalista italiano era andato a documentare gli orrori della guerra in Ucraina, precisamente nel Donbass, ed è stato ucciso per questo. E’ stato assassinato insieme all’attivista per i diritti umani (e interprete) Andrej Nikolaevič Mironov, dal fuoco ucraino, il 24 maggio 2014. William Roguelon, unico sopravvissuto all’attacco, dichiarerà che il gruppo è stato bersagliato da numerosi colpi di mortaio e armi automatiche dalla collina Karachun, dove era stanziata la Guardia nazionale dell’Ucraina e l’esercito ucraino. Gli assassini non sono i russi ma i nostri alleati, addestrati e armati da noi. I “buoni”. Quelli che difendono la libertà. Nel luglio 2017 le indagini hanno portato all’arresto di Vitaly Markiv mentre rientrava in Italia, militare della Guardia nazionale ucraina col grado di vice-comandante al momento dell’arresto ma soldato semplice all’epoca dei fatti, con cittadinanza italiana. Markiv è stato sottoposto a misure detentive di custodia cautelare in attesa del processo che si è aperto a Pavia nel maggio 2018. Durante lo svolgimento del processo, Markiv viene anche accusato dentro e fuori l’aula di simpatie neonaziste. Si legge su Wikipedia: “Il 12 luglio 2019 la corte penale di Pavia ha giudicato Vitaly Markiv colpevole per concorso di colpa nell’omicidio di Rocchelli e Mironov e lo ha condannato a 24 anni di reclusione. Lo stato Ucraino è stato anch’esso giudicato colpevole nella medesima sentenza quale responsabile civile”. Markiv però se la cava, dopo l’intervento delle autorità dell’Ucraina che prendono le sue difese. Ed ecco il colpo di scena: “Il 3 novembre 2020 la Corte d’Assise d’appello di Milano, pur ritenendo colpevoli le forze armate ucraine dell’omicidio dei giornalisti, ha assolto Vitaly Markiv con formula piena escludendo alcune testimonianze chiave dall’impianto accusatorio per un vizio di forma”. Sul tablet e sullo smartphone sequestrati a Markiv, secondo i Ros, sono conservate oltre duemila fotografie. Alcuni scatti mostrano un uomo incappucciato, con una catena di ferro al collo, rinchiuso nel bagagliaio di un’automobile, una Skoda Octavia. In alcune immagini scattate poco dopo, si vede lo stesso uomo, con il volto ancora coperto, gettato in una fossa mentre qualcuno non inquadrato nella ripresa lo ricopre di terra. Altre fotografie ritraggono Markiv davanti alla stessa Skoda Octavia. Quando nell’aula è stata mostrata una foto di agenti della guardia nazionale ucraina con alle spalle una bandiera nazista, Markiv ha chiesto di prendere la parola e ha detto: «Non voglio che la guardia nazionale sia presentata come nazista. La bandiera ritratta in quella foto è soltanto un bottino di guerra» Peccato che il nemico fossero gli autonomisti del Donbass. Non c’è pace senza giustizia, non si annulla una sentenza per vizio di forma, dopo l’intervento delle autorità Ucraine che hanno parlato di complotto e di processo politico, intervento supportato anche da politici di lungo corso italiani. Chiediamo al presidente del consiglio Draghi ed al ministro della Giustizia Cartabia la revisione del processo. Ci sono due vittime innocenti, assassinate perché testimoniavano con il loro lavoro verità scomode, non ci possono essere colpevoli in libertà. La responsabilità penale è personale, indicare come responsabile l’intero esercito ucraino è inutile e sbagliato. Verità e giustizia per Andrea e Andrej.
    Puoi firmare la petizione qui: https://chng.it/J4kY6Zdj


  • Sara Costantino

    Secondo me la Berlinguer vuole buttarsi in politica. Tutti questi riflettori su di sè certamente non per meriti da freelancer che non può vantare.
    Con questi chiari di luna non indignarci e non protestare vuole dire rimanere succubi fino alle prossime bombe atomiche che, anche solo minacciate, raccolgono l’esito sperato da Draghi & C

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