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Roma. Studenti della Sapienza iniziano sciopero della fame contro decisione sugli accordi con Israele

Hanno passato la notte nelle tende installate dentro l’università. Questa mattina erano in tribunale a sostenere i due studenti arrestati ieri durante le proteste all’ateneo contro la decisione del Senato Accademico di proseguire gli accordi di cooperazione con Israele.

 

Infine hanno deciso di iniziare da oggi uno sciopero della fame affinché la rettrice Polimeni incontri gli studenti e i ricercatori che chiedono di sospendere la partecipazione della Sapienza ai progetti con gli apparati israeliani e l’industria bellica.

Nessuna presa in considerazione dell’appello dei docenti e ricercatori sugli accordi, nessun dialogo con gli studenti, questo è il livello democratico tanto decantato dalla Rettrice, dalla CRUI e dal MUR tutto”, avevano denunciato gli studenti in un comunicato diffuso nella serata di ieri in cui annunciavano che “Restiamo incatenati sotto al Rettorato e in presidio permanente con le tende al pratone perché non è accettabile che la Rettrice del più grande ateneo d’Europa fugga dal dialogo con la sua comunità”.

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Qui di seguito l’appello lanciato dagli studenti in sciopero della fame

Appello a democratici, pacifisti e società civile a sostenere le richieste di studenti e accademici nelle università per fermare il genocidio in Palestina.

Siamo studenti e studentesse dell’Università La Sapienza di Roma, abbiamo deciso di intraprendere uno sciopero della fame dalla mattina di mercoledi 17 aprile, incatenati sotto al rettorato del nostro ateneo.

Ci rivolgiamo a tutti coloro le cui coscienze sono scosse dalle terribili immagini del genocidio in corso a Gaza, dalla preoccupante condizione in cui versano tutti i territori palestinesi sotto attacco continuo, e dalla possibilità sempre più reale di una escalation generalizzata della guerra in Medio oriente e non solo.

Siamo arrivati alla scelta di questa forma di protesta non violenta, dopo mesi di una mobilitazione eterogenea e diffusa che ha visto in diversi settori della società una presa di posizione netta contro le guerre, per un cessate il fuoco, per fermare l’escalation in corso che rischia di trascinare il mondo in una terza guerra mondiale a pezzi. A tutto questo però è corrisposto soltanto un preoccupante avvitamento antidemocratico che nei casi più estremi si è tradotto anche in manganelli e violenza repressiva su studenti e studentesse, tanti gli ultimi eventi noti.

È poi proprio nell’università, da tempo fulcro della coscienza critica, che una convergenza di professori, ricercatori, studenti e studiosi di ogni genere, ha messo all’ordine del giorno la necessità di mettere fine alle collaborazioni di ricerca e didattiche che legano la formazione all’industria della guerra e ad Israele, e in alcuni atenei come quelli di Torino, Pisa, Bari, Napoli e Milano questa battaglia ha conquistato alcune importanti vittorie.

Oggi tuttavia, guardandoci attorno, non riusciamo a vedere altro che l’urgenza di fare di più e fare meglio: siamo in sciopero della fame perché il nostro Paese non è ancora disposto ad adoperarsi per costruire le condizioni per la pace, ma non c’è più tempo di aspettare.

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