Si è svolta in una trentina di città italiane la giornata nazionale di mobilitazione “Giù le mani dal Venezuela” che ha visto cortei e presidi in piazza contro l’aggressione statunitense e per la liberazione del presidente Nicolas Maduro e di Cilia Flores. Ma nelle manifestazioni sono state ben visibili ovunque le bandiere palestinesi e striscioni che richiamano la comune resistenza dei popoli contro imperialismo e colonialismo.
A Roma più di duemila sono partite in corteo da Piazza Esquilino sfilando fino all’ambasciata USA. Su via Bissolati sono state bruciate alcune bandiere degli Stati Uniti.
Prima della partenza del corteo c’è stato un tentativo di provocazione – a esclusivo uso di telecamere – da parte di un venezuelano e di alcuni esponenti del partito radicale. I provocatori sono stati rapidamente allontanati dalla piazza senza troppi complimenti e seppelliti da banconote di dollari (ovviamente dei fac simili) al grido di “mercenari”.

Sotto l’ambasciata USA è intervenuto telefonicamente dal palco anche Nicolasito Maduro, presidente del parlamento venezuelano e figlio del presidente rinchiuso nelle carceri statunitensi (vedi foto a lato).
A Milano il corteo è passato davanti alla sede dei palestinesi dell’Abspp recentemente chiusa dalla magistratura nel quadro di una montatura politico/giudiziaria ed è terminato sotto il consolato USA.
Anche a Torino alla partenza del corteo è stata bruciata una bandiera statunitense, dopo una tappa davanti alla sede Rai, il corteo è arrivato sotto la Questura dove anche qui, come a Roma, è intervenuto telefonicamente il figlio del Presidente Maduro.
Cortei hanno sfilato anche per le strade di Bologna (anche qui è stata bruciata in piazza una bandiera statunitense), Torino, Brescia, Genova (qui il corteo è andato al consolato USA ed è stata bruciata una bandiera americana), Rimini, Piacenza, Firenze, Pisa, Bari, Palermo, Venezia, Perugia e in altre città.
A Napoli nella “sala Gaetano Marati” della Federazione campana di USB, nella mattinata si è svolto invece un approfondito dibattito che ha fatto chiarezza sulla situazione della Repubblica Bolivariana del Venezuela da mesi assediata dalla forze armate dell’imperialismo USA. Seguiranno aggiornamenti.
Anche a Palermo si è svolta prima una assemblea pubblica sulla situazione in Venezuela e poi un presidio in piazza.
Qui di seguito le foto delle manifestazioni nelle varie città:
Roma




Milano


Brescia

Bologna


Rimini

Pisa


Firenze


Napoli


Palermo


Bari


Venezia

Torino


Genova

Piacenza

Perugia

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa

Maria Rosa Pellegrini
l’Italia è complice degli Stati Uniti daivquali riceve ordini non negoziabili non solo del genocidio di Gazal, del rapimento del Presidente Maduro, e del prossimo attacco all’Iran dove Cia e Mossad spadroneggiano. L’Italia non ha identità nazionale e’il miglior alkeato di Wasghinton. I conquistatori del 1945 chiamati liberatori sono i veri padroni di Meloni & Co
Maria Rosa Pellegrini
Aerei statunitensi sorvolano l’Iran da giorni proprio come accadde durante il primo attacco dei gangster statunitensi. Stanno per attaccare l’Iran nuovamente nel silenzio dei media.
Maria Rosa Pellegrini
Gli Stati Uniti. pensano che il Venezuela possa diventare il 51mo stato americano e installare basi militari. La Groenlandia non è appetibile solo per le risorse naturali dell’Artico, ma come stato americano su cui installare basi militari e puntare armamenti nucleari contro Russia e Cina a distanza ravvicinata
Daniele Tamburlini
Il Fatto Quotidiano presenta la situazione con toni pessimistici (quasi catastrofici):
“Venezuela, è iniziata la guerra per il potere. L’esercito guidato da Cabello teme le purghe della vicepresidente Rodríguez”
e l’articolo si dilunga sulle tensioni, anche personali, all’interno del “regime”.
Certo non possiamo dare noi lezioni da qui, seduti o no sul divano, alla dirigenza venezuelana quotidianamente minacciata, essa e la popolazione, da nuove incursioni e bombardamenti (i ricatti del Padrino Usa).
Ma un po’ di sconcerto è più che naturale provarlo.
Non potreste essere un po’ meno “granitici” (sostenere la tesi che tutto va bene nel migliore dei paesi possibili può essere controproducente) e un po’ più “problematici” ?
Redazione Contropiano
Nessuno ha mai detto, tanto meno qui, che “tutto va bene”… Ma evitiamo con cura di seguire il mainstream (Travaglio non è certo un rivoluzionario, semmai un manettaro) in ricostruzione fatte telefonando a un “cuggino venezuelano” (o magari neanche quello…)
Daniele Tamburlini
scusate compagni, ho sbagliato a postare: quello che avevo scritto era per l’articolo “ma che strana dittatura”