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Il 31 gennaio in piazza a Torino: casa, salari, welfare, no a sgomberi, polizia e riarmo

Il 31 gennaio parteciperemo come Potere al Popolo alla manifestazione nazionale “Askatasuna vuol dire libertà, Torino è partigiana -contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”.

Questa data arriva dopo lo sgombero del 18 dicembre del centro sociale Askatasuna, realtà attiva nel conflitto sociale da 30 anni sul nostro territorio, da sempre in prima linea per la difesa degli spazi autogestiti, del diritto alla casa, nelle università e per la difesa territori devastati da grandi opere ecocide come il TAV in Val di Susa.

La prova di forza che il Governo Meloni ha messo in atto, è una delle più violente che abbiamo visto negli ultimi anni: il quartiere di Vanchiglia militarizzato per giorni, le scuole chiuse, bambini lasciati fuori dai cancelli mentre centinaia di forze dell’ordine devastavano i locali del centro sociale, piazzavano jersey e barriere fra le strade come in un territorio di guerra. Il tempismo con cui questa operazione arriva non è casuale ma si inserisce in un clima di guerra sempre più pesante tanto sul fronte esterno, quanto sul fronte interno.

La politica imperialista di Trump, ben lontana dall’immagine di “pacificatore” celebrata da Giorgia Meloni, rivela un Occidente sempre più in crisi che abbandona persino la retorica delle “guerre umanitarie” per tornare apertamente alla propria reale natura predatoria e criminale: dai bombardamenti sul Venezuela e dal tentativo di rovesciamento del governo per appropriarsi delle sue risorse petrolifere, fino al cosiddetto “Board of Peace” per Gaza, con cui i principali sostenitori di Israele si preparano a lucrare sulla ricostruzione di una terra che hanno contribuito a devastare attraverso decenni di genocidio sotto gli occhi del mondo.

Parallelamente, anche in Europa avanza il piano di riarmo, con l’aumento delle spese militari a scapito di quelle sociali, la compressione dei salari e una crescente militarizzazione della società. Per chi si oppone a questo clima guerrafondaio arriva la repressione che punta a silenziare le voci che si sono mobilitate contro il genocidio a Gaza e contro il riarmo, culminate nelle grandi mobilitazioni e negli scioperi generali promossi dall’USB e dal sindacalismo di base con l’obiettivo di “bloccare tutto”.

Gli arresti dei 9 palestinesi, di giovani studenti e minorenni raggiunti da provvedimenti, lo sgombero e la chiusura di Askatasuna, l’annuncio di nuovi decreti sicurezza, la deportazione di Mohamed Shahin nel CPR di Caltanissetta, l’arresto di Muhammad Hannoun con accuse tutte da verificare, sono state le uniche risposte che questo Governo è riuscito a dare a chi è sceso in piazza per dire basta.

Basta ad un genocidio in mondovisione, a lavorare per la guerra, a pagare il prezzo del riarmo mentre i salari e le pensioni restano al palo, la sanità e la scuola si impoveriscono, i territori vengono sempre di più impoveriti e abbandonati, anche di fronte ai sempre più frequenti disastri ambientali, conseguenti a una crisi climatica che questo modello di sviluppo insostenibile ha causato.

È evidente che le politiche repressive stanno facendo un salto di qualità sotto il mandato di Giorgia Meloni (in questo senso vanno i nuovi pacchetti sicurezza ex ddl 1660, ma anche le riforme sul premierato, le riforme della giustizia sottoposte a referendum, il ddl Gasparri e l’estensione delle zone rosse) nell’ottica di uno stato di polizia sempre più autoritario, nel quale pure le libertà di espressione e di insegnamento vengono mette sotto attacco.

Dall’altro lato non possiamo dimenticare un centro-sinistra che è stato facilitatore di alcune di queste riforme (decreto Minniti-Orlando del 2017 che ha aperto la strada all’utilizzo del Daspo urbano e all’estensione dei CPR, o l’infame ddl Delrio presentato dai senatori PD con il quale qualsiasi critica allo Stato di Israele verrebbe immediatamente tacciata di antisemitismo).

Al di là della propaganda o dei tentativi di cavalcare “l’effetto Palestina”, il centro-sinistra non è mai stato dalla parte di chi denuncia la guerra, il riarmo, il genocidio e si organizza quotidianamente per cambiare questo mondo: l’immediato voltafaccia che la Giunta PD di Lo Russo ha tenuto la mattina del 18 dicembre nei confronti di Askatasuna (impegnata nel percorso della costituzione in bene comune per il centro sociale, ipotesi stroncata definitivamente con una delibera proposta dalla vicesindaco Favaro il 20 gennaio), ma anche il silenzio di fronte a un quartiere completamente bloccato dalle forze dell’ordine dopo la “chiamata” di Piantedosi, ci confermano ancora una volta che il Partito Democratico è perfettamente organico ai progetti di repressione del dissenso e normalizzazione del riarmo.

Anche il primo cittadino, fa parte di quella cordata dei “Signori della guerra” che immaginano per Torino un futuro basato sull’industria bellica, che non può permettere la presenza di un fronte contrario a questo sviluppo. Lo abbiamo ripetuto tante volte: di fronte all’impoverimento dei nostri quartieri, agli attacchi ai salari e alle classi popolari, l’unica sicurezza di cui abbiamo bisogno è quella sociale: casa, salari, trasporti, salute, diritti per tutte e tutti.

Per questo il 31 gennaio saremo in piazza, partendo da Porta Susa, al fianco dei compagni e delle compagne con cui abbiamo condiviso gli scioperi generali di questo autunno, pretendendo e dimissioni di Giorgia Meloni e del Sindaco di Torino Lo Russo.

Per costruire un’alternativa politica e sociale.

PER CAMBIARE TUTTO!

 

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