Il governo porrà oggi la fiducia al decreto sicurezza in discussione nell’aula della Camera. Dalle 16 è previsto il via alle dichiarazioni di voto e, a seguire, il voto sulla fiducia e l’esame degli ordini del giorno.
L’esecutivo è ricorso ancora una volta al voto di fiducia affermando che il prolungamento della discussione alla Camera, per poi riportare il testo al Senato entro i tempi utili, si sarebbe arenato davanti all’ostacolo tecnico della mancanza di coperture finanziarie, segnalata dalla Ragioneria dello Stato. Su un decreto che incide su libertà fondamentali, diritto di manifestare, immigrazione e sistema penitenziario, il governo ha scelto di chiudere ogni confronto e imporre il voto di fiducia.
Si tratta del quarto decreto sicurezza da quando è in carica il governo Meloni, rivelando una vocazione all’instaurazione dello stato di polizia che è decisamente grave quanto allarmante.
Ieri c’era stata dura protesta delle opposizioni culminata con l'”occupazione” dei banchi del Governo da parte dei deputati che si oppongono al decreto sicurezza. Dopo il voto contrario della Camera sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dai partiti di opposizione, la situazione è degenerata in una protesta aperta, con deputati delle opposizioni hanno occupato l’emiciclo e i banchi del Governo, rendendo impossibile il proseguimento dei lavori.
Per mettere una pezza alla vergogna sull’incentivo agli avvocati (tra l’altra respinta dai diretti interessati), il governo varerà un decreto legge ad hoc per abrogare l’assurda norma che introduce un incentivo economico per gli avvocati che seguono le pratiche di rimpatrio degli immigrati e riescono a convincerli a rimpatriare volontariamente. Questa, secondo quanto si apprende da diverse fonti, sarebbe la soluzione individuata dal governo per superare il casino scatenato sul decreto sicurezza e i rilievi del Quirinale.
Intanto però il decreto sicurezza è stato quindi approvato così com’è dalla Camera e sarà corretto con il nuovo decreto legge, che dovrebbe andare in Gazzetta insieme alla legge approvata da Montecitorio.
Con una toppa peggiore del buco il governo approverà poi un altro decreto che “correggerà” la norma per gli incentivi agli avvocati per i rimpatri “allargando la platea” dei destinatari del contributo che “verrà elargito anche se la pratica di rimpatrio volontario non va a buon fine.
Il cuore politico del decreto resta però il capitolo dedicato a manifestazioni e ordine pubblico. Nel testo vengono previste multe fino a 10 mila euro per i promotori di iniziative non preavvisate almeno tre giorni prima al questore. Si rafforzano inoltre strumenti interdittivi come il divieto di partecipazione a riunioni o assembramenti pubblici per soggetti condannati per una serie di reati.
Si amplia anche il ricorso alla flagranza differita. Il messaggio è chiaro: il conflitto sociale deve essere preventivamente autorizzato, tracciato e disciplinato. La protesta spontanea diventa rischio economico e giudiziario.
“Il decreto sicurezza non è un insieme casuale di norme. È un disegno coerente. Si colpiscono migranti, manifestanti, detenuti, marginalità sociali e forme di conflitto collettivo. Si rafforzano apparati amministrativi e di polizia. Si riducono spazi di garanzia e controllo giurisdizionale” – commenta l’Osservatorio Repressione – “La fiducia posta dal governo conferma fino in fondo questa impostazione: nessun confronto, nessuna correzione sostanziale, nessun limite. Non è un decreto per la sicurezza. È un decreto per governare il dissenso e disciplinare la società attraverso sanzioni, paura e repressione”.
Oggi dalle 18.00 a Montecitorio è previsto un presidio e poi una fiaccolata contro il decreto sicurezza.
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