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La reale natura finanziaria e capitalista della “remigrazione”

Ricevo da un nostro compagno questa riflessione, approfondita e documentata, sulla reale natura finanziaria e capitalistica, del progetto di “Remigrazione” sbandierato falsamente a destra, e non solo purtroppo, come una risposta politica spontanea ad una difficoltà sociale propria dei paesi ad economia liberista.

Si capisce bene da questa riflessione perché il progetto del movimento Maga e delle nuove destre europee faccia di questo progetto un punto chiave del suo progetto:

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La reale natura finanziaria e capitalistica della “Remigrazione”

La parola “remigrazione” viene venduta come risposta spontanea, nata dalla pancia del popolo e dalle sue paure. Ma se si segue la progressione dei fatti, è l’esatto contrario. È letteralmente una forma di rebranding ideologico e di marketing politico, che poggia su una precisa convergenza di interessi economici, finanziato da capitali colossali e distribuito in tutto il mondo attraverso una rete di centri studi e di media privati.

Unire i puntini significa capirne la genesi, la diffusione e gli scopi.

1. Il progetto ideologico

Il lavoro di “ricerca e sviluppo” è stato fatto nei laboratori politici finanziati dai grandi miliardari privati. Il fondamento di tutto è una precisa teoria complottista, speculare a quella che supportò l’avanzata del nazismo (la teoria del complotto ebraico e i protocolli dei savi di Sion): la “Grande Sostituzione” (l’idea che esista un piano deliberato per rimpiazzare la popolazione bianca, europea e di cultura cristiana, con migranti di altre etnie e religioni). Questo viene declinato attraverso una precisa maschera che nasconde la realtà dei fatti:

– La copertura culturale (Il laboratorio europeo): Il termine “remigrazione” viene inventato dagli intellettuali della Nouvelle Droite francese, teorizzato da figure come Guillaume Faye e oggi tradotto in attivismo da estremisti come l’austriaco Martin Sellner. Esattamente come i nazisti delle origini, questi ambienti si presentano, inizialmente, al pubblico con una retorica ostile al mercato globale.

Ma il loro vero compito è il rebranding linguistico. Prendono concetti storicamente impresentabili (come “deportazione di massa”) e li sostituiscono con una parola che suoni scientifica, quasi asettica o addirittura volontaria, creando la copertura ideale per far digerire l’estremismo al grande pubblico.

– L’innesto dei grandi capitali: Se già dagli anni ’90 i media e i partiti della destra locale costruivano e alimentavano a tavolino la paura dell’immigrazione per raccogliere voti e audience, il salto a livello di industrializzazione globale avviene a intorno al 2010, quando reti giovanili identitarie hanno iniziato a monetizzare l’estremismo tramite crowdfunding internazionali e il sostegno di milionari d’area (come l’imprenditore Charles Gave).

La saldatura definitiva si compie però quando il grande capitale americano e i network della Silicon Valley decidono di compiere un’operazione utilitaristica: intercettano questo vocabolario ripulito in Europa, eliminandone del tutto la retorica anticapitalista (incompatibile con i loro asset economici) e iniettano miliardi di dollari per amplificare questo immaginario su scala industriale, trasformandolo in una perfetta merce politica.

– La realtà logistica (Il laboratorio americano): A quel punto colossi come la Heritage Foundation (guidata da Kevin Roberts) con il Project 2025, ideato da strateghi dell’immigrazione come Stephen Miller e Tom Homan, mettono nero su bianco un piano dettagliato per le”mass deportation”, preparando già le modalità legislative, i fondi finanziari e la logistica militare per attuarle.

2. La catena di montaggio del consenso

Per far diventare virale il concetto la parola d’ordine va standardizzata e pompata. Non succede per caso, ma attraverso piattaforme internazionali e infrastrutture digitali controllate dallo stesso grande capitale:

– I grandi vertici (NatCon e CPAC): Fondazioni americane miliardarie e think tank come la Edmund Burke Foundation di Yoram Hazony organizzano regolarmente le conferenze NatCon (National Conservatism). Questi summit sono le vere fiere di settore, interamente finanziati da magnati della finanza e della tecnologia come Peter Thiel o Scott Bessent.

– Il franchising politico: I padroni del denaro americani incontrano i leader europei. Non servono”ordini di scuderia”vecchio stile; si fa un lavoro più sottile. Si decide l’agenda, si mettono nel mirino i nemici comuni (l’immigrato, le politiche green, i diritti) e si condivide un orientamento e un”kit lessicale”da usare a casa propria.

– Il megafono digitale: Piani come il Project 2025 e termini come “remigrazione”smettono di essere pezzi di carta e si trasformano in tormentoni globali grazie a piattaforme social come X, controllate da super-ricchi della Silicon Valley come Elon Musk, perfettamente integrati in questo network.

Modificando gli algoritmi e interagendo direttamente con i post della destra radicale, si sdoganano queste parole d’ordine, dando al pubblico la finta percezione che “tutti ne parlino“.

– La cassa di risonanza locale: Una volta validati nei summit e spinti dagli algoritmi, questi concetti vengono tradotti e recepiti dai think tank locali (come il Centro Studi Machiavelli o la Fondazione New Direction in Italia), amplificati dalla galassia di influencer che intanto monetizzano, e lanciati nei talk show e sui giornali, fino a farli diventare linguaggio quotidiano dei telegiornali e della propaganda di governo.

3. Il Vero Scopo: L’arma di distrazione di massa

Il motivo per cui il grande capitale investe cifre astronomiche per finanziare battaglie sull’immigrazione o sulla razza è scritto nei programmi economici di quegli stessi think tank (incluso il Project 2025). Dietro lo schermo della guerra culturale, si nascondono:

– Deregulation: Cancellare leggi di tutela per lasciare via libera ai colossi finanziari ed industriali.

– Smantellamento dello Stato sociale: Tagliare e privatizzare la sanità, le pensioni e i servizi pubblici

– Fiscalità per i ricchi: Diminuire al minimo le imposte sulle grandi multinazionali, alla finanza e sui super-patrimoni.

Un gigantesco trasferimento di ricchezza dalle classi subalterne verso la classe dominante. Ricchezza posseduta sia individualmente (contenimento salari, riduzione della progressività delle imposte) che collettivamente (sotto forma di sanità, istruzione e previdenza pubbliche) forme di ricchezza inaccessibili al grande capitale privato per poterli metterle a profitto. necessario per continuare ad alimentare uno schema Ponzi che sta crollando sotto il suo peso.

La parola “remigrazione” ha una funzione puramente tattica. È un’esca emotiva: serve a distrarre le classi lavoratrici impoverite, offrendo loro un colpevole visibile su cui scaricare la rabbia per una vita già più difficile, e che si intende rendere sempre più tale attraverso i tagli e le privatizzazioni.

Ha una funzione tattica ma è un capolavoro strategico: si spinge il popolo a votare in massa per leader che, una volta al potere, approveranno proprio quelle leggi che servono gli interessi dei miliardari che li hanno finanziati.

Politiche che distruggeranno la sanità, l’istruzione, i diritti del lavoro e il futuro di quello stesso popolo. È il trionfo del franchising, del marketing politico globale: una finta rivoluzione popolare, fatta contro gli interessi del popolo, e interamente telecomandata dal grande capitale.

* segnalato su Facebook da Franco Bartolomei

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1 Commento


  • Roberto

    Diciamo che può essere vero tutto. Una Era con fantastiglirdari che hanno ambizioni di Vita Eterna non può essere né semplice né vissuta bene. Una cosa però è da dire e secondo me certa, non è possibile continuare così facendo finta di non vedere i problemi e gli stravolgimenti che una immigrazione di questo tipo sta’ portando. Io non ho ideologie di nessun genere, ma occhi e orecchie si! E anche un cervello che funziona. Se ci fosse una sinistra che vorrebbe governi dovrebbe prendere sul serio il problema immigrazione , perché esiste. Non facendolo sta solo aiutando una presunta destra nel suo proselitismo.

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