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Nella sanità tagli “invisibili” per 18,8 miliardi tra 2023 e 2026. E non andrà affatto meglio

Anche se nominalmente è cresciuto, dal 2023 al 2026 il Fondo sanitario nazionale ha perso quasi 19 miliardi di euro per effetto della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil.

Secondo la Fondazione Gimbe che oggi ha presentato il suo rapporto annuale in Parlamento, le cose non sembrano cambiare per il prossimo futuro. Secondo il rapporto “Nel triennio 2027-2029 si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fondo sanitario nazionale (Fsn): 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 miliardi nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, per un divario cumulativo di 32,3 miliardi”.

L’Italia, ricorda la Fondazione Gimbe, rimane ultima nel G7 per la spesa sanitaria pubblica pro capite, mentre la spesa sanitaria privata sostenuta direttamente dalle famiglie (out of pocket) supera la media Ocse del 12,3%.

Calcolato a prezzi costanti, il Fondo sanitario nazionale è ai livelli del 2010, ma ovviamente da allora la necessità di cure è aumentata perché l’età media è cresciuta (da 43,2 a 47,1 anni) e anche i costi sono saliti.

Ma avere meno risorse significa anche peggiorare le condizioni di lavoro di chi opera nella sanità. Stiamo infatti assistendo ad una grande fuga di professionisti dal settore pubblico. 1 medico su 4 e 1 infermiere su 5 non lavorano per il Sistema Sanitario Nazionale. Dei 339.256 medici censiti dall’Ocse, almeno 88.258 (26,1%) non lavorano nel Ssn né frequentano percorsi formativi post-laurea. “Se oltre 1 medico su 4 non lavora nel Ssn né è inserito in percorsi formativi post-laurea, è evidente che il servizio pubblico fatica sempre più ad attrarre e trattenere i medici. Aumentare i posti nei Corsi di Laurea di Medicina non garantisce quindi più medici alla sanità pubblica, in particolare nelle specialità e nei territori dove servono”, ha avvertito il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta.

Dal 1° gennaio 2025 Gimbe stima un deficit di 5.716 medici di medicina generale – assumendo come riferimento il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti – e di 497 pediatri di libera scelta, il 78,7% dei quali concentrato in Lombardia, Piemonte e Veneto.

Inevitabilmente questi tagli stanno incentivando la privatizzazione del sistema sanitario, un processo che impoverisce la popolazione costretta a pagare le sia le tasse che le prestazioni nella sanità privata, ma che lascia sempre più persone senza cure.

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