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Un libro-inchiesta sulla Banda della Uno Bianca e la Falange Armata

Da novembre sarà disponibile nelle librerie il volume dal titolo: “La Banda della uno bianca e altre storie di strategia della tensione in Italia” con il sottotitolo: “La Falange Armate nelle trame oscure di un paese a sovranità limitata”.

É un libro-inchiesta di 170 pagine a cura della Redazione bolognese di Contropiano, pubblicato dalla casa editrice Red Star Press con la prefazione di Saverio Ferrari, studioso che si dedica da decenni alla storia delle stragi di Stato ed alla galassia neo-fascista nel nostro paese.

La riapertura, nel 2024, dell’inchiesta sulla Banda della Uno Bianca da parte della Procura di Bologna – su spinta dell’esposto presentato nel 2023 dagli avvocati dell’associazione dei familiari vittime della Banda – e poi la recente conferma dell’apertura di un fascicolo da parte del Copasir sui possibili rapporti tra la Banda ed i Servizi Segreti, i misteri connessi a questo sodalizio criminale potrebbero essere almeno in parte disvelati, colmando le lacune evidenti rispetto alle verità accertate finora in ambito giudiziario.

Ciò che fino ad ora era totalmente mancata è stata una ricostruzione storica che ne collocasse le vicende attraverso la lunga strategia della tensione che ha caratterizzato il nostro Paese e gli attori che ne furono protagonisti, così come è mancata una riflessione che cercasse di capirne la funzione nei turbolenti anni a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, spesso trattati solo come sfondo alle vicende criminose della Banda.

Soprattutto è mancato un’approccio che ne mostrasse la rilevanza nazionale e la intrecciasse con la parabola della Falange Armata.

La banda dei fratelli Savi, tre dei sei membri finora accertati erano parte di uno stesso nucleo familiare, agì pressoché indisturbata dal 1987 al 1994, provocando almeno 24 vittime, e più di un centinaio di feriti, in un centinaio circa di azioni criminali.

Stragi e tentate stragi, omicidi e tentati omicidi a sfondo razziale, rapine dal magrissimo bottino ma con una notevole scia di sangue, esecuzioni a freddo di Carabinieri, guardie giurate e possibili testimoni, ed altri fatti delittuosi di minore portata, sono stati il curriculum criminale di questa Banda che terrorizzò Bologna, la Romagna ed in parte, le Marche.

Quegli avvenimenti sono una doppia ferita ancora aperta sia per chi ne è stato a suo malgrado protagonista, come i familiari ed i conoscenti delle almeno 24 vittime delle loro azioni (e degli oltre cento feriti) sia di coloro che ingiustamente hanno conosciuto il carcere a causa di indagini basate su veri e propri depistaggi, o piste giudiziarie che si sono rivelate assolutamente infruttuose.

I depistaggi, in seguito accertati come tali, o le strampalate piste giudiziarie sposate da allora almeno fino al 1991 da buona parte dei media – che in quelle vicende hanno abbondantemente abdicato ad un minimo di autonomia di giudizio e spirito critico ed hanno preferito o “sbattere il mostro in prima pagina” – hanno ucciso due volte le vittime, come nel caso dei lavoratori immigrati o dei “Rom”, per i quali è stato sempre escluso il movente dell’omicidio, o del tentato omicidio, a sfondo razziale.

E’ un doppia ferita perché di quella vicenda, non si è saputo o meglio voluto – fare in luce fino in fondo, trattandola per lo più come una crime story riguardante una banda particolarmente efferata e sadica (ed effettivamente lo fu), composta prevalentemente da membri delle forze di polizia, alcuni con ruoli di rilievo alla Questura di Bologna.

Se per una parte dei fatti delittuosi della lunga scia di sangue di cui è stata protagonista la Banda dei fratelli Savi e compagnia, le vicende giudiziarie hanno fatto luce, attribuendo precise responsabilità penali, su alcuni fatti dirimenti è caduto il silenzio e si è preferito rimuovere sperando che “i vecchi morissero ed i giovani dimenticassero”.

Ma i legittimi dubbi che già ai tempi avevano inquadrato la vicenda con un approccio contro-informativo, ben prima dell’arresto dei Savi nel 1994, indicando per così dire la pista da seguire, ora stanno avendo almeno una parziale risposta, almeno stando a ciò che trapela delle indagini in corso.

Le domane inevase sono oggi come ieri, le stesse:

La Banda aveva altri membri? Come hanno fatto ad agire senza che nessuno sapesse nulla nell’ambito lavorativo di cui la gran parte dei protagonisti accertati lavorava? Di che tipo di coperture godevano negli apparati di potere?

Soprattutto agivano per conto proprio o, come in altri episodi della lunga strategia della tensione e della guerra a bassa intensità che ha caratterizzato il nostro Paese, erano mercenari ben pagati al soldo di una parte di quel blocco di potere che ha usato qualsiasi mezzo extralegale per influenzare il corso politico italiano e mantenere intatta la propria rendita di posizione ed i propri privilegi di classe?

Il libro-inchiesta vuole fornire una ricostruzione storica sia della Banda della Uno Bianca che della Falange Armata ma anche una interpretazione politica di quei fatti, aggiornando sullo “stato dell’arte” che ha raggiunto l’inchiesta, e ponendo l’attenzione su alcuni particolari inquietanti emersi negli ultimi mesi. Ne colloca la vicende come uno degli ultimi segreti non svelati della travagliata storia del nostro Paese, facendo una sintesi della lunga storia della strategia della tensione, e da ultimo, fornendo una bibliografia aggiornata su quelle vicende.

Buona lettura.

 

 

 

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