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XM24, storico centro sociale incompatibile col decoro o con la speculazione?

Chiunque viva a Bologna conosce l’XM24, il centro sociale sorto nel 2002 negli spazi abbandonati dell’ex mercato ortofrutticolo di via Fioravanti.

Un luogo di ritrovo che, in questi anni, è stato attraversato e vissuto da migliaia di persone.

Un luogo che è stato tolto all’abbandono e al degrado cui era destinato per renderlo vivo e pensante, per praticare percorsi di socialità alternativa, consapevole e non mercificata.

Negli anni questo spazio ha dato una casa ad associazioni, ha ospitato eventi culturali, mostre, dibattiti, concerti. In molte occasioni è stato un tetto per chi non l’aveva.

Oggi è un luogo dove prendono vita decine di progetti autogestiti e che, in un quartiere popolare e meticcio quale è la Bolognina, assumono una valenza enorme: una scuola di italiano per migranti, una palestra di boxe, uno sportello di tutela medico-legale, corsi di yoga e di tessuti aerei, una ciclo-officina, una sala prove, il mercato contadino coi produttori di CampiAperti, una libreria. Ospita poi gruppi e collettivi che si occupano di questioni di genere, sicurezza informatica, antiproibizionismo e consumo consapevole…insomma, un’ agorà di esperienze messe in condivisione per chiunque, gratuitamente.

 

Tutto questo però potrebbe presto finire, perché il 31 dicembre scadrà la convenzione che lo spazio aveva stipulato col comune ed ora molti esponenti del PD stanno mettendo in discussione il suo rinnovo.

Certo, ma uno spazio che fornisce attività gratuite e che contribuisce alla creazione di una socialità alternativa e non mercificata, perché dovrebbe essere sgomberato?

Perché, come ha detto il capogruppo PD in comune ed ex presidente del quartiere dove sorge l'XM, per lo spazio sociale “è venuta a mancare la compatibilità con il contesto urbano in cui si trova”.

Nel merito di questa “compatibilità”, in questi giorni si sono espressi politici, giornalisti e rappresentanti dei vari comitati antidegrado presenti in quartiere, lamentandosi di uno spazio “non integrato col quartiere”, un luogo in cui si fanno serate fino a tardi e la gente si ubriaca. Ordine pubblico e pubblico decoro. Le gente vuole dormire, e quando si alza la mattina, non vuole trovare sporcizia e gente ubriaca in giro.

Quindi è tutto qui? Con la scusa del decoro e dell’ordine pubblico si vuole chiudere un’esperienza storica, tra gli spazi sociali più longevi della città, che fornisce servizi gratuitamente a migranti, giovani e precari, che ha ospitato un’opera di Blu (opera che lo stesso autore decise di coprire in polemica con la mercificazione che della street art faceva la mostra sponsorizzata dalla Carisbo lo scorso anno) e che è ormai diventato punto di riferimento non solo del quartiere, ma di chiunque viva la città in modo alternativo, cercando luoghi di aggregazione, socialità e confronto non mercificati e standardizzati a logiche di mercato.

 

La realtà, come sempre, è decisamente più complessa e, per cercare di comprenderla a 360°, dobbiamo tornare indietro di qualche anno.

 

Nel 2007, l’allora assessore all’urbanistica e oggi sindaco di Bologna Virginio Merola, si spese in prima persona per portare avanti un progetto faraonico di riqualificazione della Bolognina: oltre 100 mila metri quadri di suolo per realizzare tre lotti di appartamenti privati, oltre 300 appartamenti tra case popolari e di edilizia sociale, un poliambulatorio, una scuola, uno studentato per gli studenti universitari, parchi tra una costruzione e l’altra e modifica della viabilità con nuove strade.

Questa impresa mastodontica fu inserita in un più ampio e complessivo piano di intervento trasformativo dell’intero quartiere, che in questi anni ha visto la costruzione della stazione AV e dei nuovi, sontuosi, uffici comunali.

Ribattezzata Trilogia Navile, l'opera è a tutt’oggi un cantiere aperto dove, tra fallimenti di ditte appaltatrici, sperpero di milioni di euro pubblici e aree da ribonificare poiché negli anni vi sono stati scaricati rifiuti senza alcuna regola, hanno visto la luce (poi uno dice che non si deve pensare male), solo le strutture di edilizia privata e lo studentato universitario; insomma, prima si costruisce quello che porta profitti nell’immediato, per servizi e case popolari vedremo. E infatti della parte “pubblica”, i privati che pure avevano vinto i vari appalti, non hanno, ad oggi (e dopo quasi 10 anni dall’inizio dei lavori), posato nemmeno una pietra, e ora si rifiutano pure di pagare gli oneri di urbanizzazione, che servirebbero a dotare la zona dei servizi quali illuminazione pubblica, allacci, marciapiedi, eccetera.

Un’enorme opera di speculazione e cementificazione che negli anni è già costata decine di milioni di euro alle casse pubbliche, che ancora è ben lontana dal concludersi (ammesso che la si voglia realmente concludere) e che ha contribuito a degradare tutta quell'area, rendendola territorio di spaccio e abuso di droghe.

 

Certo, ma in tutto questo che c'entrano gli spazi dell'ex mercato ortofrutticolo? C'entrano eccome, visto che questo progetto sorge esattamente a ridosso dello spazio sociale del quale, negli anni scorsi, si è già provveduto ad abbatterne una parte per costruire una rotonda ed una pista ciclabile, collaterali al progetto in questione. E. una volta “liberati” da tutti i collettivi ed i laboratori che lo attraversano, gli spazi rimanenti potranno senz'altro essere messi a valore per il piacere di qualche costruttore (e qualche assessore).

Inoltre, come ha detto recentemente l’attuale presidente del quartiere, Daniele Ara, l'obbiettivo del comune (e del Partito Democratico) è “di fare un ragionamento complessivo sullo sviluppo della Bolognina”, dove “abbiamo bisogno di portare un po’ di ceto medio da mescolare con chi vive nelle duemila case Acer della zona”.

 

Ecco dunque dove sta il vero problema dell'XM24 (e, più in generale, di tutto il quartiere più densamente popolato della città): non parliamo di degrado o di serate che disturbano il quieto vivere, ma di spazi che promuovono controcultura, socialità organizzata dal basso e che si oppongono alla messa a profitto della città per mezzo di speculazione edilizia e gentrificazione, promuovendo un'idea di città di tutti e per tutti.

I poveri, gli ultimi, soprattutto quelli che si organizzano per cambiare la loro condizione, danno fastidio. Molto meglio il quieto e bigotto “ceto medio”, che almeno produce plusvalore senza lamentarsi troppo, finché le strade del suo quartiere sono ben illuminate ed i muri dei palazzi in cui vive ben puliti.

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1 Commento


  • spyl

    è sbagliato, grazie alla "battaglia per xm" della foto NON è stato abbattuta una parte di xm, come invece voleva il comune. grazie al murales di blu e ad una campagna a cui hanno partecipato tra gli altri wu ming e freak antoni la rotonda prevista è stata ridimensionata, su progetto di ingegneri senza frontiere presentato al comune dal collettivo di xm. così cucina e palestra non sono stati abbattuti. grandi, no?

    ps obiettivo si scrive con una b sola

     

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