Menu

Il Centro Culturale Handala Ali è nel mirino della stampa sionista

Da ieri 27 gennaio il Centro Culturale Handala Ali è al centro di un’aggressione mediatica da parte de “Il giornale” e di altre testate. Negli articoli viene messa in discussione la libertà di associazione, diritto sancito dalla costituzione e con un linguaggio diffamatorio e privo di riscontri giudizari veniamo “accusati” di essere stati presenti alle mobilitazioni al fianco della resistenza del popolo palestinese, insieme ad altre realtà palestinesi, l’UDAP e i GPI – come se questo potesse essere incriminante. Inoltre, vengono citate le dichiarazioni di una deputata di estrema destra che, per il lancio della nostra giornata di tesseramento, ci accusa di star fondando un “partito filo Hamas”.

Ma quale partito? Il nostro centro nasce 6 anni fa, un progetto di diffusione culturale – dunque politica – in memoria di Ali Oraney, storico esponente della diaspora palestinese a Napoli. Come ogni anno, il Centro Culturale Handala Ali rilancia in questo periodo la campagna di tesseramento associativo. Infatti, come associazione culturale no-profit, la nostra forza è proprio la comunità di membri associati che continuano a supportare questo progetto.

Siamo consapevoli che gli attacchi che ci hanno riguardato purtroppo non sono un episodio isolato: da mesi è in atto una campagna repressiva contro il movimento di solidarietà alla Palestina costruita attorno al presupposto della “sicurezza”, criminalizzando realtà politiche, associazionistiche, singoli palestinesi e tutte e tutti coloro che sostengono la Palestina e la sua Resistenza accusandoli di terrorismo, come testimoniano il tentativo di espulsione dell’imam Mohammed Shahin, l’arresto di 7 cittadini arabi e palestinesi tra cui il presidente dell’Api Mohammed Hannoun sulla base di supposte “prove” prodotte e ricevute direttamente dall’intelligence israeliana e il processo politico ai danni di Ali Irar, Mansour Doghmosh e Anan Yaeesh condannato a 5 anni e 6 mesi.

Questa offensiva riflette la paura del governo italiano e del sistema sionista nei confronti della Resistenza palestinese e del movimento di solidarietà, capace di rompere la cortina di fumo che copre genocidio, occupazione e apartheid israeliane. La mano che oggi compie il genocidio in Palestina è la stessa che qui reprime, sorveglia, precarizza le vite, sgombera spazi sociali e restringe diritti in un unico sistema di dominio.

Assistiamo a una vera “israelizzazione” delle pratiche repressive in Italia: sorveglianza generalizzata, criminalizzazione preventiva, islamofobia, equiparazione strumentale di opposizione politica e “terrorismo”, sospensione selettiva dei diritti. Le stesse pratiche usate da Israele contro le/i palestinesi sono oggi applicate contro la diaspora, le persone arabe e chiunque esprima solidarietà.

In prima linea giornalisti/e e giornali italiani -dopo aver scelto di rimanere in silenzio o censurare per due anni l’uccisione da parte di Israele di quasi 300 colleghi e colleghe palestinesi – danno manforte all’opera repressiva del governo con questo tipo di attacchi, proprio con la stessa accusa di terrorismo utilizzata dal governo stesso.

Questa operazione sporca, ma facile ha un obiettivo chiaro: cancellare il genocidio feroce di oltre 2 anni e ancora in corso a Gaza e in tutta la Palestina; cancellare le uccisioni di oltre 100.000 palestinesi, di cui 20mila bambini, ripulendo così la faccia del governo italiano dalla complicità economica, politica, finanziaria con Israele nel genocidio palestinese.

Per questo respingiamo ogni accusa e rifiutiamo queste modalità diffamatorie. Chiediamo ai giornalisti e alle giornaliste oneste di contrastare, in nome della verità e dell’etica del giornalismo, la scorta mediatica al genocidio e alla repressione, per smascherare la falsità degli articoli accusatori scritti da colleghi sciacalli e che propagano disinformazione e odio.

Da anni il Centro Culturale Handala Ali si occupa del popolo palestinese e della sua cultura, con presentazioni di libri, discussioni, seminari in collaborazione con università, associazioni, librerie, case editrici, coinvolgendo giovani, studentesse/i, docenti, garantendo al tempo stesso nel quartiere e nel centro cittadino, insieme con altre reti sociali, un presidio di memoria e solidarietà con tutte/i gli/le oppressi.

Come da oltre due anni a questa parte, non arretreremo davanti al tentativo di cancellazione del genocidio palestinese né davanti al tentativo di criminalizzazione della lotta per la libertà. Continueremo a parlare di Palestina, continueremo a lottare con la Palestina e, se questo costituisce reato, allora insieme a migliaia di persone che per oltre due anni sono scese nelle strade e nelle piazze portando in alto la bandiera palestinese SIAMO E SAREMO ORGOGLIOSI/E DI ESSERE COLPEVOLI DI PALESTINA!

Invitiamo tutte e tutti voi a non smettere di parlare di Palestina, di essere presenti domani giovedì 29 gennaio alla giornata di tesseramento dalle ore 16:00 per aderire al progetto della nostra associazione e continuare ad essere solidali con la Palestina e col suo popolo. Ci vedremo a breve in un’assemblea pubblica a Napoli per continuare ad organizzarci contro la repressione, al fianco della Palestina che resiste!

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *