Menu

Pozzuoli. La protesta degli abbandonati

Venerdì 14 agosto è stato il secondo giorno di mobilitazione per abitanti di Via Napoli a Pozzuoli che hanno bloccato le strade del loro quartiere e del centro storico per chiedere soluzioni abitative dignitose.

Molti di loro sono senza un tetto già dal 2024, quando le abitazioni di Pozzuoli hanno subito i primi danni che le hanno rese inagibili. In questi ultimi anni la rete sociale della comunità che vive alle spalle di Via Napoli è stato il vero supporto per chi era stato sgomberato e aveva trovato ospitalità da amici e parenti, ma dopo la scossa di magnitudo 4.7 del 31 luglio scorso che ha portato il numero degli sfollati a oltre 3000, quasi nessun abitante del quartiere ha più soluzioni alternative. Da ormai 15 giorni dormono in auto o al riparo dei gazebo della protezione civile.

Giovedi 13 agosto i gazebo della protezione civile sono stati rimossi, giustificando la rimozione con l’allerta meteo. La rabbia degli abitanti si è fatta sentire e spontaneamente hanno bloccato la strada, per pretendere che invece dei gazebo ormai rimossi fossero montate le tende: una soluzione più dignitosa, sebbene temporanea ed emergenziale, e messa già in campo durante la scorsa crisi bradisismica dell’82-84.

Dopo la prima notte di mobilitazione, con un blocco stradale al centro di via Napoli durato dalle 21 alle 2 di notte, la risposta della controparte istituzionale è stata quella di rimontare i gazebo rimossi poco prima, senza alcun impegno ad andare incontro alle loro richieste.

La mancanza totale di alternative ha così fatto scendere di nuovo in strada gli abitanti di Via Napoli ieri venerdì 14 agosto con una seconda nottata di mobilitazione e blocchi delle strade ben più estesi e che hanno interessato intere aree di via Napoli e del centro storico, entrambe bloccate con veri e propri check-point.

La crisi abitativa a Pozzuoli è ormai sotto gli occhi di tutti. Edifici fortemente lesionati, che a malapena ormai sopportano le scosse e che non sono ancora stati messi in sicurezza. La speculazione porta gli affitti alle stelle sia verso il litorale domizio da ormai tre anni, sia verso Fuorigrotta e Bagnoli per l’avvicinarsi delle preregate dell’America’s Cup.

L’unico strumento a supporto degli sfollati previsto dai vari decreti Campi Flegrei che si sono succeduti il CAS, il contributo di autonoma sistemazione proporzionato al numero di membri del nucleo familiare, e che di fronte alla speculazione e agli affitti di mille e più euro al mese è irrisorio per chi non vuole o non può allontanarsi dall’Area flegrea.

L’esasperazione per l’immobilismo verso la crisi che Pozzuoli sta affrontando da anni ormai, non annebbia la mente degli sfollati.

In questi due giorni (e da quando focolai di mobilitazione stanno interessando le varie aree di Pozzuoli) è emersa con rabbia la consapevolezza del paradosso di un territorio. Nello stesso periodo a Bagnoli, nell’estremo opposto del golfo, lo Stato spende 1 miliardo e mezzo per l’America’s Cup. Proprio in un momento in cui l’Area Flegrea aveva più bisogno di fondi per convivere con il fenomeno del bradisismo.

E nelle stesse parole è anche apparsa chiara la non volontà di lasciare i loro quartieri e la loro città perché ricordano bene come le passate crisi bradisismihe siano state usate da vettore per la gentrificazione, espellendo la maggior parte degli abitanti del centro storico di Pozzuoli verso quartieri dormitorio come Toiano e Monteruscello.

Gli abitanti di via Napoli e di tutta Pozzuoli lo hanno reso cristallino: Pozzuoli esiste ancora e vuole vivere e l’unica strada che riconoscono per difendere i loro diritti di abitanti è la mobilitazione collettiva!

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *