Nella conferenza stampa convocata dall’Unione Sindacale di Base nel cortile di Palazzo d’Accursio in Piazza Maggiore sono state ribadite di fronte ai giornalisti alcuni punti fermi al centro dello sciopero generale del 30 ottobre e della manifestazione che avrà a Bologna il suo concentramento proprio nella piazza principale della città.
Innanzitutto vi è un fatto politico non aggirabile: lo sciopero generale di USB è stato lanciato in una giornata che vedrà i portuali degli scali di tutto il mondo incrociare le braccia in particolare contro il traffico di armi, e così sarà in più di 110 porti in 5 continenti.
USB ha convocato in tutta la regione Emilia Romagna 4 differenti manifestazioni. Oltre a Bologna, ci sarà Ravenna – città divenuta insieme a Genova e Livorno un simbolo della lotta al traffico d’armi – Rimini al centro delle iniziative contro lo sfruttamento del lavoro stagionale, e Piacenza, sede di importanti hub logistici in cui l’USB ha una storica e radicata presenza organizzata.

Ai microfoni ed alle telecamere si sono alternativi Federico Serra e Luigi Marinelli. Serra ha chiarito i punti qualificanti dello sciopero e la postura che avrà la manifestazione che vedrà uniti lavoratori e studenti, oltre ad un corpo sociale attivo che vede nell’USB uno dei vettori delle proprie istanza. Marinelli ha sottolineato l’atteggiamento del sindacato di fronte alla “precettazione” del settore dei trasporti: una provocazione che USB rifiuta riservandosi tutte le vie legali percorribili per contrastarla anche in sede europea, e assicurando ai lavoratori del comparto che sciopereranno assistenza legale e sostegno economico.
Come ha ricordato Marinelli, quello italiano è un caso più unico che raro nel panorama europeo per ciò che concerne queste restrizioni al diritto di sciopero – in Francia ci sarà uno sciopero indetto dall’intersindacale il 5 novembre, mentre in Spagna l’11 dello stesso mese – dove le stesse tipologie di lavoratori non devono stare dentro questa gabbia che imprigiona le libertà sindacali e può costare, a singolo lavoratore, multe da 500 a 1000 Euro nonché possibili sanzioni disciplinari applicate dall’azienda di trasporti.
Ricordiamo che a Bologna, per esempio Tper è una azienda ex- municipalizzata (ATC) con un’importante quota pubblica del comune, tra l’altro ed ha il poco pregevole primato del biglietto di corsa singola più caro in Italia.
Federico Serra ha provocatoriamente ricordato come il sindacato chiede un “decreto di sicurezza sociale” che affronti di petto la questione del carovita, mentre l’attuale esecutivo continua a varare “pacchetti sicurezza” che nulla danno alle tasche dei cittadini.
E proprio sul carovita, anzi sul caro-bollette dovuto all’energia ed a quelli che sono la gestione di servizi fondamentali per il territorio, ha ricordato il caso della multi-utility emiliana Hera, gigante economico della regione con un’importante quota pubblica e quindi con capacità di indirizzo da parte delle amministrazioni che ne fanno parte, ma che sembrano sorde al proprio ruolo di corresponsabilità nel cercare di alleviare il costo della vita attuando scelte conseguenti.
Terzo, ma non ultimo, la questione abitativa che è una preoccupazione riguardante anche settori di lavoratori “garantiti” ed addirittura fasce di ceto medio ormai impossibilitate ad trovare un affitto, e picchia particolarmente su quelle fasce più vulnerabili che infatti sono costrette a lasciare il comune.
Un altro punto fermo è stato messo rispetto alla manifestazione che il sindacato vuole “determinata e pacifica” e si chiede al governo di avere una gestione oculata e senza provocazioni dell’ordine pubblico, permettendo che una manifestazione di massa a trazione sindacale possa sfilare nella città senza incidenti e senza quel clima di allarmismo montato ad hoc per disincentivare la partecipazione democratica che, è sempre bene ricordarlo, ha nel movimento dei lavoratori e delle lavoratrici un’architrave fondamentale.
Come ribadito da Serra il sindacato avrà un proprio servizio d’ordine per assicurare lo svolgimento pacifico della manifestazione e la tutela di chi vi partecipa nei propri spezzoni, ma non sarà “il poliziotto delle vetrine” e ribadisce che il percorso verrà comunicato il prima possibile a tutti e a tutti.
Aggiungiamo noi, che è chiaro che stia alle istituzioni preposte alla tutela dell’ordine pubblico – questore in primis – comprendere che è necessario dismettere infruttuose posture muscolari e tenere conto dell’ampia partecipazione che avrà la manifestazione – e soprattutto le adesioni sui posti di lavoro che si prospettano piuttosto significative – per non criminalizzare le giuste aspirazioni di una parte consistente della cittadinanza e le forme democratiche in cui si esprimono.
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