Ieri la Roma l’USB assieme a OSA ha organizzato una doppia proiezione del nuovo film “D’Istruzione pubblica” di Federico Greco e Mirko Melchiorre. Si tratta del terzo capitolo di una trilogia – dopo “Piigs” e “Giakarta sta arrivando” sulla distruzione della sanità pubblica – dedicata a smascherare i meccanismi che hanno introdotto il neoliberismo in Europa e i cui ingranaggi stanno smantellando l’organizzazione economica degli stati nazionali, aggravando spietatamente il taglio dei servizi pubblici.
In questo terzo film si parla dell’apparato scolastico pubblico, di come il paradigma di una scuola organizzata, tra gli anni ’60 e’ 70, per rendere l’apprendimento accessibile a chiunque, in senso prettamente anti classista, sia stato rovesciato, lentamente, una riforma alla volta nel corso degli ultimi tre decenni.
Il senso del film non è didascalico nè d’indignazione fine a se stessa, perché le persone coinvolte sono soggetti consapevoli dell’attacco che tutti i governi, nell’arco di tre decadi, hanno perpetrato non solo alla loro professione, ma contro il sistema scolastico nel suo insieme, affinché le studentesse e gli studenti non crescano come soggetti analitici e critici del mondo che li circonda, ma come semplici utensili dell’apparato industriale, dei servizi e/o carne da cannone.
Di fatti in questo senso vale fare un’ultima riflessione sul ruolo centrale e pericoloso che l’apparato dell’Esercito Italiano sta acquisendo all’interno degli ambienti scolastici, in relazione proprio degli sviluppi geopolitici in cui la nostra sciatta classe dirigente ci sta trascinando.
Pertanto andate a vedere “D’Istruzione Pubblica” e organizziamoci sui posti di lavoro, uniti con gli studenti, per frenare questa deriva e iniziare a modificare il nostro attuale stato sociale.
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Sandra Cotronei
Puntuale ricostruzione di quello che è avvenuto! Le analisi presentate da esterni e interni alla scuola sono testimonianze coraggiose che andrebbero diffuse anche tra i ragazzi che hanno subito tutto questo senza averne piena consapevolezza.
renata puleo
Se ancora si considerano le prove standizzate INVALSI (e OCSE PISA), formulate, corrette da algoritmi senza che ne venga rivelata – nemmeno al Garante della Privacy – nè la fonte, nè la gestione dei dati raccolti (per ricerche private dell’Istituto e funzionali al tracciamento degli alunni fragili da immettere nella catena del valore), allora non si è capito come è avvenuta la privatizzazione del sistema scolastico. Si tratta di allevare capitale umano: INVALSI collabora, sostiene, agevola. Grazie, il resto del commento è abbastanza condivisibile.