Un’azione congiunta del Movimento per il Diritto all’Abitare, di Asia USB, di studentesse e studenti ha incrinato la Città Vetrina che quotidianamente va in scena in un crocevia iconico del turismo (e della turistificazione) come quello tra Fori Imperiali e Colosseo. Un gruppo di compagne e compagni è apparso sul cantiere Villa Silvestri Rivaldi (immobile di pregio a pochi passi dalla nuova fermata “monumentale” della metro C di proprietà della Regione Lazio), mentre nella strada sottostante si palesava la “via crucis dell’abitare”.
Un presidio conflittuale, numeroso, rumoroso e determinato, composto da famiglie, singoli, realtà sociali, giovani e studenti, che ancora una volta ha rappresentato le diverse sfaccettature della crisi abitativa sempre più ampia, e acuita dal carovita causato dalle guerre in corso.
Una questione di cui dovrebbero occuparsi il governo, la Regione e il Comune, e rispetto alla quale, invece, vediamo risorse sempre più risicate e promesse ancora da mantenere, mentre le mani sulla città di fondi immobiliari, privati e speculazione avanzano sempre più inesorabili.
Sulle impalcature di Villa Silvestri Rivaldi, dunque, abbiamo esposto uno striscione che segnalava e rivendicava l’urgente necessità di politiche abitative pubbliche e rivolte alle fasce più colpite dalla crisi abitativa. “All We Need is Home”, lo slogan preso a prestito dal convegno/campagna di Roma Capitale per rivendicare attenzione e sensibilità alle politiche abitative, che abbiamo voluto rivoltare contro i suoi stessi autori, responsabili di aver appaltato la gestione della città e della questione abitativa agli interessi dei privati.
La rivendicazione portata dalle impalcature e dalle strade era chiara: un tavolo congiunto con i vertici dell’amministrazione comunale e regionale, sindaco e governatore, per affrontare non soltanto questioni legate a vicende specifiche, ma anche la questione abitativa nel suo complesso, andando oltre il confronto con gli assessori competenti, che già si sono rivelati o del tutto sordi o, nella migliore delle ipotesi, troppo pigri.
Nel confronto con la Prefettura, che nel pomeriggio ha accolto una delegazione di compagne e compagni, il tavolo richiesto è stato ottenuto entro la fine di questo mese. Alla fine dell’incontro, un corteo spontaneo si è ripreso le strade del centro, sciogliendosi alla metro Cavour, senza lasciarsi inibire dalle minacce che i nuovi Decreti Sicurezza fanno incombere su chi organizza e mette in atto manifestazioni non preavvisate.
Crediamo quindi che la giornata di ieri offra una serie di indicazioni importanti che travalicano i confini della città di Roma. E non solo perché la gestione delle città da parte delle amministrazioni locali si sta uniformando a livello nazionale, piegandosi alle esigenze di palazzinari e speculatori locali e internazionali. Ma perché siamo ai tempi dei decreti sicurezza, della chiusura degli spazi di agibilità e della guerra dichiarata ai settori popolari ed ai soggetti che in questo paese animano il conflitto sociale e politico.
Allora strumenti di lotta che praticano obiettivi precisi, sostenuti dalla convergenza di esperienze e realtà che fanno del conflitto, dell’indipendenza e di una prospettiva comune ed alternativa di città e di paese i loro tratti costitutivi, si rivelano capaci di affrontare la stretta securitaria che caratterizza le politiche di questo governo, di continuare a dargli spallate dopo la sonora bocciatura referendaria e di tenere aperti ed allargare spazi di conflitto sociale e politico che si vorrebbero cancellare.
E c’è un dato che continua a emergere e a rafforzarsi dopo le larghe e trasversali mobilitazioni dell’autunno, che si è espresso con forza nel NO SOCIALE di marzo e alle urne, e che si consolida anche nei percorsi cittadini. È la tenuta della disponibilità alla mobilitazione di settori diversi, impegnati a trovare terreni comuni di attivazione, di lotta e di organizzazione per rompere la passività e la frammentazione sociali che per anni hanno compresso le lotte, tanto quanto, e più, dei dispositivi repressivi che i diversi governi, in maniera bipartisan, hanno affastellato negli ultimi anni.
Anche questo ha espresso la giornata di ieri, ed è un elemento indispensabile di fronte ad una crisi generale e generalizzata, e ad un progetto politico contrario ai nostri interessi.

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