Vale la pena leggere il comunicato con attenzione, perché la sua logica interna è molto istruttiva
«Non sussistono le condizioni di legalità e di sicurezza» per consentire, anche solo temporaneamente, l’uso dell’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, dove è nato e cresciuto SpinTime. Lo sostiene InvestiRE Sgr. La trattativa con Roma Capitale si è fermata lì.
Non un rifiuto a vendere, ma il rifiuto a qualunque soluzione ponte che permetta agli abitanti di restare mentre la vendita si perfeziona.
Vale la pena leggere il comunicato con attenzione, perché la sua logica interna è molto istruttiva. InvestiRE dichiara di agire a tutela del risparmio che le è stato affidato.
Allora chiediamoci: quanto sono già stati tutelati gli investitori che oggi si dice di voler proteggere? Chi ha una quota del Fondo immobili pubblici (Fip) fin dall’origine – sottoscritta al valore nominale di 100mila euro nel 2005 – ha già incassato, in vent’anni, 214.214 euro tra dividendi e rimborsi di capitale: oltre il doppio del capitale versato, prima ancora di contare il valore residuo della quota.
Non hanno corso un rischio imprenditoriale, è una rendita di posizione che la politica ha assegnato loro nel 2004, pagata con risorse di tutti noi: il patrimonio pubblico ceduto, i canoni versati in 20 anni.
Un appello, allora, ai quotisti del Fip, chiunque siano: se davvero vi sta a cuore la tutela dei vostri interessi, non ritenete che vent’anni di rendimenti che hanno già raddoppiato il capitale, grazie a risorse pubbliche, possano bastare?
Non è noto l’elenco aggiornato dei sottoscrittori, ma sappiamo che tra i partecipanti storici del Fip figurano enti con responsabilità pubbliche, casse di previdenza, persino fondazioni che per legge – il Codice del Terzo Settore – devono agire nell’interesse generale.
Confermate ciò che dichiara chi gestisce il vostro investimento? Ritenete che la cessione di via Santa Croce debba comportare un’ulteriore estrazione di valore pubblico, dopo tutto quello già prelevato?
Su questo valore c’è un altro dato, verificato dalla Corte dei conti: Cassa Depositi e Prestiti finanziò il 70% dell’operazione del 2004, garantendo allo Stato liquidità immediata per contenere il rapporto deficit/Pil.
Quando poi le quote passarono agli investitori finali, le banche arranger le rivendettero a un prezzo superiore di oltre il 40% a quello pagato: 99 milioni di euro di margine incassati in meno di sette mesi.
È evidente, quindi, che SpinTime sta portando alla luce i cortocircuiti del nostro presente: la vera genesi del debito pubblico, e l’incapacità di una classe politica che, per calcolo elettorale, preferisce il breve termine svendendo il patrimonio comune, esponendo le casse dello Stato a un costo doppio, dissipando i beni di tutti. Tutto ciò pur di abbattere momentaneamente il debito senza alzare le tasse e pur di non smentire la propria propaganda sul “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”.
Niente mani nelle tasche: solo la svendita del patrimonio collettivo e un debito peggiorato.
Varrebbe la pena, poi, di andare a rileggere i bilanci di sostenibilità di queste organizzazioni – InvestiRE compresa – per vedere se e come rendono conto a cittadini e generazioni future di un’estrazione di valore di cui, a detta di chi ne gestisce gli investimenti, non sono ancora sazie. Al punto da richiedere che il palazzo sia venduto a valori di mercato, cioè a quello stesso valore che non fu applicato quando fu lo Stato a vendere e di cui, ancora oggi, non è dato sapere il dato disaggregato per singolo immobile.
Il tentativo fatto da Roma Capitale, dal sindaco Roberto Gualtieri è sicuramente encomiabile, e va incoraggiato ad andare fino in fondo. Questa vicenda ci sta dicendo che siamo ad un bivio: o ci rassegniamo all’idea che un Comune può solo gestire a proprie spese le esternalità di un profitto altrui, oppure può trovare il coraggio che questa fase storica richiede, usando ogni strumento che Costituzione e leggi offrono.
Dire a questi investitori che l’abbuffata è stata abbondante, che può bastare – e che, se non si trova un accordo sulla cessione, resta la via dell’esproprio per pubblica utilità – uno strumento che la legge mette a disposizione proprio del Comune, per una funzione abitativa e sociale che nessun altro soggetto ha mai voluto garantire.
Perché la vita di quelle 400 persone, e l’esperienza sociale di SpinTime, sono il capitale più importante da preservare per chi ha a cuore la democrazia.
* da il manifesto
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