Ieri una partecipata assemblea pubblica ha lanciato anche a Genova il Comitato Per il NO sociale al Referendum verso la manifestazione nazionale del 14 marzo a Roma che nel frattempo è diventata inevitabilmente anche una manifestazione contro la guerra e le responsabilità del nostro governo nell’escalation bellica.
Come evidenziato dall’intervento di apertura di Potere al Popolo, questo Referendum è tutto politico, nonostante stiano facendo di tutto per nascondersi dietro ai tecnicismi: votare NO significa opporsi al governo e alle sue politiche di guerra e sfruttamento in un quadro complessivo di deterioramento della democrazia sostanziale.
Un processo che va avanti da oltre 20 anni nel segno della controrivoluzione neoliberista, dove i meccanismi di rappresentanza e partecipazione popolare nelle istituzioni sono stati completamente svuotati per rendere la politica istituzionale un rituale vuoto, funzionale solo alle élite economiche dominanti.
È in questo senso che si vuole ulteriormente accelerare la riforma, come sottolineavano Danilo Conte della Rete dei Legali di USB e l’avvocato Dario Rossi: una magistratura più controllabile dalla maggioranza di governo e più sensibile a pressioni esterne potrà avere risvolti molto negativi come ad esempio nelle cause di lavoro, soprattutto se queste riguardano grosse aziende che esercitano influenze politiche.
Ed è anche per questo che l’entità dello scontro non riguarda più solo magistratura e potere esecutivo. E non riguarda nemmeno solo il mondo del lavoro, ma anche quello della scuola, dove il dissenso è meno accettato, a favore di un insegnamento propagandistico finalizzato a promuovere la deriva bellicista. Contro questa tendenza catastrofica sono intervenute le organizzazioni giovanili Cambiare Rotta e OSA, anch’esse presenti all’assemblea.
Il NO espresso dall’assemblea di ieri si allarga a tutte le esigenze sociali che costantemente vengono represse e ignorate dal governo Meloni. Giustamente, gli interventi di USB e UDAP hanno ricordato la portata delle mobilitazioni dell’autunno contro il genocidio del popolo palestinese e la necessità di continuare a costruire l’opposizione a questo governo a partire dal conflitto e dalle lotte.
Eravamo nelle strade della nostra città al fianco e insieme ai portuali del Calp che bloccavano le armi contro il genocidio in Palestina, intervenuti anche loro in assemblea, e oggi costruiamo dunque il Comitato per il NO Sociale, avviamo una capillare campagna di informazione, denuncia, organizzazione in tutto il territorio.
Oltre agli interventi delle realtà promotrici sono stati numerosi gli interventi delle realtà cittadine e di singoli che hanno ribadito l’importanza di organizzarsi nei quartieri e sui posti di lavoro per far crescere la campagna per il NO e dare una spallata a questo governo e dimostrare la contrarietà della maggioranza della popolazione alla guerra.
Intendiamo mettere in campo i nostri tre NO in questa scadenza referendaria:
– Il NO alle controriforme istituzionali che stanno portando praticamente alla decostituzionalizzazione della vita politica e democratica del paese, così come è un no allo stato di polizia voluto dal governo che vuole spazzare via le libertà di manifestazione ed espressione e accanirsi ulteriormente contro gli immigrati;
– Il NO alla guerra sociale del governo contro i poveri, i salari dei lavoratori, i senza casa, le esigenze popolari;
– Il NO all’economia di guerra, al militarismo e alla complicità con Israele, verso i quali il governo ci ha trascinato per nascondere disuguaglianze sociali ormai crescenti e insopportabili.
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