Il caso Travagliato apre una discussione che riguarda tutta la Lombardia
Per molti anni ci siamo abituati a pensare al mondo digitale come a qualcosa di immateriale. Le nostre fotografie finiscono “nel cloud”, i documenti vengono archiviati su server lontani, l’intelligenza artificiale sembra vivere in una dimensione virtuale, senza occupare spazio.
La realtà è molto diversa.
Dietro ogni risposta di un sistema di intelligenza artificiale, dietro ogni archivio digitale, dietro ogni piattaforma informatica esiste una gigantesca infrastruttura fisica fatta di edifici, linee elettriche, trasformatori, impianti di raffreddamento, gruppi elettrogeni e consumi energetici enormi.
È proprio questa realtà che sta emergendo con forza a Travagliato.
Lo scontro politico
Il progetto del maxi Data Center previsto nell’area Averolda ha rapidamente trasformato una pratica urbanistica in un caso politico.
Il Consiglio comunale del 22 luglio si è svolto davanti ad una sala gremita di cittadini, mentre all’esterno oltre trecento persone hanno manifestato con striscioni e cartelli. Una mobilitazione inconsueta per Travagliato, segno che il tema ha ormai superato gli stretti confini dell’urbanistica.
Il sindaco Renato Pasinetti ha invitato alla prudenza, sostenendo che non esiste ancora una pratica edilizia definitiva e che l’amministrazione intende approfondire ogni aspetto prima di assumere decisioni. Ha inoltre respinto le accuse di scarsa trasparenza, ricordando come il Comune avesse già affrontato il tema dei data center nell’aggiornamento degli oneri urbanistici.
Di diverso avviso le minoranze consiliari, che contestano soprattutto il metodo seguito finora. Secondo il gruppo “Travagliato Bene Comune”, il progetto sarebbe stato portato all’attenzione pubblica troppo tardi e senza un adeguato confronto preventivo. Pur riconoscendo il valore strategico dei data center, l’opposizione definisce l’intervento «fuori scala» rispetto alle caratteristiche del territorio.
Al termine della discussione il Consiglio ha approvato l’istituzione di una Consulta comunale di Garanzia Ambientale e di monitoraggio del progetto, segnale evidente della volontà di mantenere alta l’attenzione durante l’iter autorizzativo.
Un impianto dalle dimensioni eccezionali
Le cifre aiutano a comprendere perché il progetto susciti tante discussioni.
Nella versione iniziale l’impianto prevedeva una potenza di 300 Megawatt, successivamente ridimensionata a 120 MW. Anche nella configurazione ridotta si tratta comunque di una struttura di dimensioni eccezionali.
Il progetto prevede un edificio principale di circa 48 mila metri quadrati, una sottostazione elettrica dedicata, sessanta generatori diesel di emergenza, quasi seicentocinquanta posti auto e mezzi pesanti e un’area complessiva di circa 130 mila metri quadrati. Il funzionamento dovrà essere continuo, ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette.
Accanto alle preoccupazioni ambientali, l’operazione rappresenterebbe anche un’importante entrata economica per il Comune, con oltre undici milioni di euro tra oneri di urbanizzazione, monetizzazioni e altre compensazioni.
Una questione che va oltre Travagliato
Sarebbe però un errore considerare questa vicenda come un semplice conflitto locale.
La documentazione disponibile mostra che progetti analoghi sono già in corso anche in altri territori lombardi.
Il caso di Pozzaglio ed Uniti, nel Cremonese, è particolarmente significativo. Anche lì è previsto un grande campus destinato ad ospitare un Data Center, con procedure urbanistiche, consulenti tecnici e problematiche molto simili a quelle oggi discusse a Travagliato.
Non siamo quindi davanti ad un episodio isolato, ma ad una trasformazione destinata probabilmente a interessare numerose aree della regione.
Una strategia sempre più centralizzata
Mentre a Travagliato e in altri comuni lombardi cresce il contrasto tra amministrazioni, cittadini e comitati, il Governo sembra aver già indicato con chiarezza la direzione di marcia.
Nell’ultimo Consiglio dei Ministri è stata infatti deliberata la dichiarazione di “preminente interesse strategico nazionale” per alcuni grandi Data Center destinati a sorgere tra Lombardia e Piemonte, con investimenti complessivi pari a circa otto miliardi di euro. La scelta consentirà la nomina di commissari straordinari incaricati di rilasciare un’autorizzazione unica destinata a sostituire i diversi provvedimenti normalmente richiesti per opere di questa portata.
Verso l’economia di guerra
Non si tratta soltanto di un’accelerazione amministrativa. È un segnale politico preciso, un rapido scivolamento verso l’economia di guerra. La crescente importanza strategica dei Data Center è infatti legata anche al ruolo assunto dall’Intelligenza Artificiale nei moderni sistemi bellici.
Oggi l’IA viene impiegata nell’analisi dell’intelligence, nella gestione di droni e sistemi autonomi, nella pianificazione delle operazioni, nella guerra elettronica e cibernetica, nelle campagne di informazione e propaganda, nel supporto alle decisioni dei comandi militari e nella progettazione e manutenzione dei sistemi d’arma. La capacità di elaborare enormi quantità di dati è ormai considerata una risorsa essenziale non solo per l’economia digitale, ma anche per fare la guerra. I Data Center quindi non vengono più considerati semplici investimenti immobiliari o iniziative imprenditoriali private.
Il nuovo quadro normativo
La scelta compiuta dal Governo riguarda alcuni progetti dichiarati di “preminente interesse strategico nazionale”, ai quali si applica una procedura straordinaria. La generalità dei Data Center segue invece il percorso previsto dalla nuova normativa nazionale e regionale del 2026. Nei documenti progettuali relativi al caso di Pozzaglio ed Uniti, ad esempio, viene richiamata una procedura autorizzativa unica che concentra le competenze principalmente in capo alla Regione o, nei casi previsti dalla legge, al Ministero dell’Ambiente, riducendo il ruolo decisionale dei singoli Comuni. In altre parole, anche senza ricorrere alla procedura straordinaria prevista per le opere dichiarate di interesse strategico nazionale, il legislatore ha già avviato un processo di progressivo accentramento delle decisioni su queste infrastrutture. Proprio per questo, però, cresce l’esigenza di garantire ai territori un’informazione completa e un confronto pubblico effettivo prima che le decisioni diventino definitive.
Seri interrogativi
Questa impostazione apre seri interrogativi. La procedura straordinaria comprime il ruolo degli enti territoriali e rende più difficile il confronto pubblico sugli impatti ambientali e urbanistici delle nuove infrastrutture. Nello stesso tempo, mentre i promotori sottolineano il valore degli investimenti, resta aperto il dibattito sul loro effettivo ritorno occupazionale, sui consumi energetici e sui costi che l’adeguamento della rete potrebbe comportare per i territori interessati.
In questa prospettiva, la vicenda di Travagliato assume un significato che va oltre i confini del comune bresciano. Diventa uno dei primi luoghi nei quali si misura il rapporto fra una strategia nazionale di sviluppo delle infrastrutture digitali e il diritto delle comunità locali a conoscere, discutere e valutare trasformazioni destinate a incidere profondamente sul proprio territorio.
Le domande ancora aperte
La documentazione tecnica contiene molte risposte ma lascia aperti anche numerosi interrogativi.
Alcuni studi preliminari affrontano i rischi connessi ai serbatoi di gasolio destinati ai gruppi elettrogeni, escludono scenari di esplosione e prevedono sistemi di contenimento e protezione antincendio. Tuttavia gli stessi elaborati precisano che le valutazioni sono ancora preliminari e che le analisi dettagliate sugli scenari incidentali, sugli areali di impatto e sui piani di emergenza saranno sviluppate nelle fasi successive del procedimento autorizzativo.
Questo non costituisce di per sé una prova dell’inadeguatezza del progetto. È semplicemente la dimostrazione che molte delle verifiche decisive devono ancora essere completate.
Ed è comprensibile che proprio su questi aspetti cittadini e amministratori chiedano il massimo livello di trasparenza.
Il peso fisico del digitale
Forse la vera lezione che arriva da Travagliato è un’altra.
Per anni abbiamo parlato di “economia immateriale”, di cloud e di intelligenza artificiale come se tutto questo non avesse un impatto concreto sui territori.
I Data Center raccontano invece una realtà diversa.
L’intelligenza artificiale ha un peso. Consuma energia, richiede acqua per il raffreddamento, occupa suolo, modifica la rete elettrica, produce nuove infrastrutture industriali. In altre parole, il cloud ha un indirizzo.
Ed è proprio questa consapevolezza che dovrebbe accompagnare il dibattito pubblico: non per fermare l’innovazione, ma per governarla. Perché il progresso tecnologico non può essere valutato soltanto in termini economici o industriali. Deve essere compatibile con il territorio, condiviso con le comunità locali e sottoposto ad un confronto trasparente, prima ancora che alle inevitabili autorizzazioni amministrative.
Solo così il futuro digitale potrà diventare davvero una risorsa e non l’ennesimo terreno di scontro tra sviluppo e tutela del territorio.
* da La Brescia del Popolo
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Mauri
l’uomo si sta avviando verso l’autodistruzione…. ma se la merita,dispiace per gli animali e gli albero che sono i veri padroni della terra
Non basta lo schifo che scaricano nei cieli, antenne 5 g che nascono come funghi…. il benessere non è questo , questo è inferno!