Dopo mesi di denunce, assemblee e mobilitazione, finalmente arrivano le risorse per intervenire su un problema che gli abitanti conoscono bene e che per troppo tempo è stato ignorato. È un risultato importante.
Ma è bene chiarire subito una cosa: questi soldi non sono arrivati per buona volontà di Aler o delle istituzioni. Sono il risultato della pressione esercitata dagli abitanti e della capacità di organizzarsi.
Dalle assemblee, i presidi fino all’incontro con il presidente di Aler Alan Rizzi, il risultato dimostra una cosa semplice: quando chi vive nei quartieri si organizza e pretende risposte, i risultati arrivano. Per questo diciamo con chiarezza: la lotta paga.
250 MILA EURO: ADESSO UN PIANO CHIARO PER SAPERE COME VERRANNO SPESI
I soldi pubblici devono diventare interventi concreti. Serve un piano trasparente per sapere quali lavori verranno realizzati, con quali tempi, attraverso quali modalità e con quali risultati. Verificare che gli interventi siano efficaci e che non si torni tra qualche mese al punto di partenza.
Bisogna continuare a tenere alta l’attenzione: l’emergenza topi è solo uno dei tanti sintomi dell’abbandono dei quartieri popolari. Portinai, manutenzione, servizi, cura degli spazi comuni: sono tutti pezzi della stessa questione. Da anni chi abita nelle case popolari deve fare i conti con un patrimonio lasciato degradare e con servizi sempre più insufficienti.
LE PRIORITÀ DI ALER QUALI SONO?
Mentre per risolvere problemi strutturali si continua a parlare di risorse che non ci sono, Aler trova invece i soldi per continuare a schierare vigilantes armati: oltre a Cuoco 7, ora anche in Insubria 3 e Molise 17. È una scelta politica precisa sulle priorità della spesa. E noi continuiamo a chiederci: davvero è questa la risposta che serve ai quartieri popolari?
Noi pensiamo che la sicurezza nei quartieri popolari si costruisca garantendo case dignitose, manutenzione, servizi, presenza sociale e spazi pubblici curati. Non accettiamo che alle condizioni di abbandono si risponda attraverso sorveglianza e militarizzazione degli spazi.
E IL COMUNE DI MILANO?
Il problema dei topi e del degrado riguarda anche servizi, verde pubblico, manutenzione, pulizia e condizioni degli spazi comuni. Il Comune di Milano deve assumersi le proprie responsabilità, anche qui servono interventi, risorse, tempi certi e soprattutto responsabilità politiche chiare.
L’amministrazione di Milano sembra invece orientata sempre di più nello svendere il quartiere a progetti speculativi di grandi fondazioni private, come il progetto della BEIC e dell’ex macello con “ARIA”, progetti che alimentano i noti processi di espulsione delle fasce popolari da Calvairate rendendo gli affitti sempre più inaccessibili.
LE PERIFERIE AL CENTRO!
Il risultato ottenuto ci consegna anche un’indicazione politica più generale. Non bisogna aspettare che siano le istituzioni a decidere quali siano le priorità dei nostri quartieri. 250 mila euro sono un risultato della mobilitazione.
Ora serve controllare come verranno spesi, pretendere nuove risorse e nuovi interventi, continuare a mettere in discussione le priorità di Aler e del Comune. E soprattutto: continuare a costruire organizzazione e conflitto nei quartieri popolari. La lotta paga. La lotta continua.
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