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Guerra alle donne e prezzo del riarmo. Assemblea al Tribunale di Catania

Martedì 3 marzo: verso lo Sciopero Generale contro la violenza di genere

L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che impatta direttamente sul salario diretto e indiretto e sulle condizioni materiali dentro e fuori dai luoghi di lavoro.

È di questi giorni l’escalation militare in diretta mondiale, con gli attacchi all’IRAN, costati la vita a oltre 148 tra bambine e adolescenti sepolte sotto le macerie della loro scuola e la chiusura dello stretto di Hormuz, con il rischio più che concreto di far schizzare le quotazioni energetiche con contraccolpi a livello internazionale e aumento dei prezzi delle materie prime.

Mentre si finanziano le guerre e l’industria militare, i rinnovi contrattuali nel pubblico sono briciole: gli aumenti salariali della scorsa tornata contrattuale hanno comportato la perdita del 10% del potere d’acquisto. Adesso il governo mette sul tavolo aumenti inferiori al 2% annuo per il triennio 2025-2027: una beffa e una vergogna, soprattutto se si considerano che gli investimenti previsti in spese militati per il riarmo ammonteranno a 135 miliardi nel 2035.

La sottrazione delle risorse è sistemica ma non impatta in maniera uguale perché diseguale è il carico di lavoro legato alla cura, sia esso come genitore, figlio/a o come caregiver.

La crisi economica ha raggiunto livelli insostenibili e a pagare il conto più salato sono, ancora una volta, le donne, veri e propri ammortizzatori sociali a costo zero che suppliscono allo smantellamento progressivo dello Stato Sociale e sono costrette ad acrobazie circensi per conciliare tempi di vita e lavoro.

Ultime ciliegine sulla torta l’affossamento della proposta di legge per un congedo paritario (5 mesi per ciascun genitore al 100% della retribuzione) bocciata alla Camera a Febbraio 2026 per mancanza di fondi e il disegno di legge sulla violenza sessuale che sostituisce il “consenso libero e attuale” con il “dissenso”, riavvolgendo il nastro della storia indietro di alcuni decenni.

Da molti anni ormai per USB la data dell’8 marzo è uscita da una dimensione di festa e di retorica e si è trasformata, grazie al Movimento Non una di meno, in una giornata di Sciopero Generale in cui tante donne e soggettività LGBTQIA+, che vivono condizioni di lavoro, familiari e di vita diverse, si uniscono per alzare la testa contro una società che le vuole sottomesse e ubbidienti.

Di questo e molto altro parleremo, alla presenza del mondo dei movimenti e studentesco, in Assemblea Sindacale pubblica al Tribunale di Catania, luogo simbolo della violenza delle Istituzioni, martedì 3 marzo dalle 11.30 alle 13.30

Uno spazio aperto di discussione e confronto per analizzare insieme la fase che stiamo vivendo e creare un corpo collettivo che rafforza le ragioni della mobilitazione e delle lotte sociali e sindacali.

Vi aspettiamo!

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