Appuntamento di piazza il 17 e 18 aprile a Catania
Non siamo ingranaggi della guerra e del genocidio
Esistono questioni che non possono più essere aggirate, né nascoste dietro la retorica istituzionale: la guerra oggi passa dalle nostre mani.
Passa dai porti, dagli aeroporti, dalle ferrovie.
Passa dalla logistica, dall’industria, dalla ricerca, dalla Scuola.
Passa dalle lavoratrici e dai lavoratori.
E allora la domanda è una sola, brutale, senza possibilità di fuga: noi da che parte stiamo?
IL LAVORO NON È NEUTRALE
Ci raccontano che il lavoro è neutro. Che caricare, trasportare, produrre non ha colore politico.
È una menzogna. Quando un porto movimenta armi, non sta lavorando:
sta partecipando a una guerra.
Quando un tecnico progetta tecnologia dual use non sta innovando:
sta alimentando la macchina bellica.
Quando un lavoratore viene costretto a movimentare materiale militare, non è ricatto occupazionale: è complicità.
E questa complicità oggi viene imposta come normalità.
L’OBIEZIONE DI COSCIENZA VERSO LE ARMI È LA LOTTA DI CLASSE DEL XXI SECOLO
Noi diciamo che esiste un limite. E quel limite si chiama coscienza.
L’obiezione di coscienza non è un gesto individuale isolato. È un atto politico collettivo. È il diritto di ogni lavoratore a dire:“io non lavoro per la guerra”.
USB lo dice chiaramente da sempre e oggi lo ribadisce con forza:
le lavoratrici e i lavoratori devono poter rifiutare il carico e scarico di armi, il trasporto di materiale bellico, la partecipazione diretta o indiretta alla filiera della guerra. E non solo.
Devono poter rifiutare anche il coinvolgimento nella ricerca militarizzata, nei progetti dual use, nelle collaborazioni che trasformano Università e centri pubblici in officine della guerra.
DA TRIESTE ALLA SICILIA: I PORTI NON SONO ARSENALI
Ogni container caricato, ogni nave che parte, ogni carico “sensibile” che attraversa le nostre città è una responsabilità politica e collettiva
E chi lavora in quei luoghi lo sa.
Per questo cresce una nuova consapevolezza: non siamo semplici esecutori. Siamo soggetti con delle precise responsabilità.
CONTRO IL RIARMO, CONTRO LA COMPLICITÀ DEI GOVERNI
Il riarmo non è un destino inevitabile. È una scelta politica che ipoteca il futuro di intere generazioni
Una scelta che scarica sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso di una guerra che non hanno deciso. Una scelta che trasforma il lavoro in strumento di morte.
Noi rifiutiamo questa deriva.
Rifiutiamo che l’Italia venga trascinata dentro un’economia di guerra.
Rifiutiamo che i lavoratori diventino ingranaggi di un sistema che produce distruzione.
DISOBBEDIRE È GIUSTO
Quando il lavoro diventa guerra, disobbedire non è un reato: è un dovere.
Sciopero, rifiuto, obiezione di coscienza: sono gli strumenti concreti per fermare questa deriva.
Non è più il tempo del silenzio.
Non è più il tempo della neutralità.
È il tempo di scegliere.
E noi scegliamo da che parte stare.
USB sostiene e rilancia con convinzione la mobilitazione prevista per il 17 e 18 aprile a Catania, in occasione della partenza della Global Sumud Flotilla.
Non si tratta di un semplice appuntamento, ma di un momento di coscienza collettiva e di presa di posizione contro la guerra, il riarmo e ogni forma di complicità.
Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori, student3 e cittadin3 a partecipare attivamente alle iniziative, ai dibattiti e alle mobilitazioni organizzate dal movimento per la Palestina a Catania.
Il 17 aprile in Piazza dei Libri dalle 17.30 e il 18 aprile al porto (Blu Marina) dalle 17 per il saluto alle barche e conferenza stampa per poi attraversare in corteo la città con partenza alle h. 18.30.
Perché è anche da qui, dai territori, che si costruisce un fronte reale di opposizione alla macchina bellica.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
