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Buttiamo a mare le armi nucleari, appello all’Italia

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Nazioni Unite. Occasione storica si è aperta all’Onu, per ora assente dai negoziati il nostro Paese
Nei giorni scorsi sono iniziati nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite i lavori della sessione decisiva
del negoziato che il 7 luglio definirà il trattato che si propone di eliminare le bombe nucleari dal
mondo. Sarà un evento storico.
Oggi esistono trattati internazionali che mettono al bando le armi chimiche e batteriologiche, il cui
uso è considerato dalla comunità internazionale come crimine, ma rimane il paradosso che non
esiste nessun trattato che metta al bando le armi più inumane di tutte, quelle nucleari.
Circola già la bozza di un trattato che sarebbe il primo a coinvolgere i paesi della Terra in una
iniziativa per la liberazione del nostro pianeta dal più grave pericolo per l’umanità, il possibile uso
delle armi di sterminio di massa che non siamo ancora stati capaci di vietare. La sola minaccia
dell’uso e la sola esistenza delle armi nucleari sono fonti di violenza e di paura fra i popoli.
Come Manlio Dinucci ricordava sul manifesto del 6 giugno, fino ad ora il governo italiano non ha
partecipato al negoziato, allineandosi con gli Stati Uniti e gli altri paesi della Nato. Vari appelli
hanno chiesto al Parlamento di dare disposizioni al governo perché partecipi attivamente a tali
trattative e aderisca al trattato che sta per essere approvato dalla maggioranza dei membri delle
Nazioni Unite, ma finora il governo italiano non ha indicato tale intenzione.
L’esigenza di eliminare per sempre dalla storia le armi nucleari è stata rimarcata con parole molto
ferme da papa Francesco, ma anche autorevoli esponenti politici, che avevano ricoperto cariche di
grande responsabilità nella politica degli Stati Uniti, l’avevano proclamata da vari anni: gli ex
Segretari di Stato o della Difesa Henry Kissinger, William Perry e George Shultz nel 2007, e
nuovamente nel 2008, avevano chiesto un mondo libero dalle armi nucleari. E come dimenticare
l’appello di D’Alema, Fini e Parisi del 2008? Perché non fanno sentire di nuovo la loro voce ora, per
risvegliare un mondo politico obnubilato da squallide manovre elettoralistiche e i miopi giochi di
potere?
Una guerra nucleare seminerebbe milioni di vittime e farebbe regredire l’umanità a livelli
primordiali. Il rischio che essa scoppi, a causa delle tensioni esasperate e incontrollabili, o per un
tragico errore (come si è verificato più volte, scongiurato solo per il sangue freddo di alcuni ufficiali),
è oggi il più alto dallinizio della guerra nucleare. Lo ha denunciato all’inizio di quest’anno il pool di
esperti del Bulletin of the Atomic Scientists, che valuta l’insieme delle tensioni e dei problemi che
gravano sull’umanità, dal riscaldamento globale, allo sviluppo demografico, alle manovre della
finanza pubblica e privata, alle esplosive sperequazioni economiche e sociali, alle guerre sempre più
devastanti. L’umanità ha assoluto bisogno di un alto livello di cooperazione e di coordinamento sul
flusso e la distribuzione di energia, di soldi, di risorse umane.
Il divieto delle armi nucleari e il relativo disarmo sarebbero una misura essenziale per ridurre questa
palese altissima conflittualità. Sarebbe un segnale di arresto e inversione di questa tendenza
distruttiva, che sta portando l’umanità verso l’abisso. Probabilmente ridurrebbe anche l’ansia
globale che incombe su miliardi di persone, che li rende facile preda per pensieri patologici estremi,
collettivi e individuali, visto che la violenza nucleare esercitata con la sua permanete minaccia è
incomparabilmente più grande di qualsiasi altra violenza bellica, incluso gli atti assassini-suicidi. La
minaccia nucleare con la sua eventuale immensa distruttività dissimula e manipola facilmente ogni
sistema e valore normativo ed etico, che di regola rende possibile senza estrema violenza la
convivenza umana in qualunque contesto sociale e familiare. Pertanto il disarmo nucleare dovrebbe
essere al primo posto nella discussione politica nazionale e internazionale.
Su coraggio, signore e signori che siete stati eletti in Parlamento perché ci assicuriate un futuro
meno violento e più sicuro, e voi del governo, che siete stati incaricati dal Parlamento di operare per
il bene della presente e delle future generazioni, fate sì che l’Italia aderisca ad un trattato che
consenta, davvero, di arrivare ad un «mondo senza armi nucleari».

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