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Roma come una caserma. Vietato il corteo dell’Usb, manganellate agli insegnanti

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Nella Capitale ormai da troppi mesi si respira un clima inaccettabile per l’agibilità democratica. L’ennesima conferma se ne è avuta questa mattina quando è stato vietato in piazza il corteo per lo sciopero generale (già autorizzato) dei lavoratori dell’Usb dal Ministero dell’Economia al Ministero dello Sviluppo Economico (si e no a mille metri di distanza). Tutto intorno al presidio convocato sotto il Mef era ben visibile un impressionante schieramento di idranti e blindati del tutto sproporzionato e intimidatorio.

Agli insegnanti dei Cobas e Unicobas è andata ancora peggio. Il tentativo di raggiungere con un breve corteo il Ministero dell’Istruzione in viale Trastevere è stato bloccato dalla polizia a manganellate e due docenti sono rimasti feriti.

Nel primo caso la decisione di vietare il corteo già autorizzato, è stata presa unilateralmente questa mattina dalla Questura a manifestazione già in corso, con un ricorso inquietante alla discrezionalità sul numero di manifestanti “adeguati” per fare o meno un corteo. Si tratta di un abuso inaccettabile che, tra l’altro, crea le condizioni per futuri incidenti – magari voluti proprio dalle autorità – e al ricorso ai decreti di condanna penale con pesanti sanzioni economiche con cui sempre più frequentemente vengono colpiti i manifestanti. Ultimi in ordine di tempo i disoccupati organizzati napoletani due settimane fa. Derogare dai limiti imposti dalle autorità di polizia vede infatti il ricorso sempre più frequente a queste misure.

Per le strade di Trastevere invece, il tentativo degli insegnanti dei Cobas, che per lo sciopero generale avevano deciso di manifestare sotto il Miur, ha dovuto fare i conti con un atteggiamento ancora più aggressivo. Per fermare un brevissimo corteo (poche centinaia di metri) sono volate le manganellate. Due insegnanti sono rimasti contusi e sono dovuti ricorrere alle cure mediche.

Questa mattina dunque a Roma si è consumata un’altra giornata nera per la democrazia e le agibilità democratiche come quelle di manifestazione, soprattutto perché si è introdotta una discrezionalità della Questura che fino ad oggi era stata invocata solo per motivi di gravi minacce alla sicurezza. Adesso viene applicata sul numero dei manifestanti o degli aderenti ad uno sciopero come accaduto sempre a Roma poco più di un mese fa, quando uno sciopero dei trasporti era stato limitato a quattro ore proprio perché la valutazione della Prefettura prevedeva un’alta adesione allo sciopero stesso.

Un clima da caserma dunque ispirato dal Ministero degli Interni guidato da Minniti (al quale di quanto accaduto si chiederà conto) ma in qualche modo legittimato anche dal protocollo siglato da Prefettura con Cgil Cisl Uil, un protocollo che lascia troppi margini alle ambiguità e alla discrezionalità della Questura. Un brutto clima e una brutta aria che urge cambiare rifiutando i diktat dello Stato di Polizia che stanno imponendo a discapito di quello costituzionale.

Un motivo in più per essere in piazza sabato pomeriggio a Roma e dire basta con il governo delle banche, della precarietà e, appunto, dei manganelli. Forse è proprio questo smascheramento che non è stato gradito dalle autorità. Appuntamento sabato 11/111 alle ore 14.00 a Piazza Vittorio.

Qui di seguito il comunicato dell’Unione Sindacale di Base

A Roma la questura applica la dottrina Minniti: manganellate contro i lavoratori in sciopero

Mentre in tutta Italia lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base veniva accompagnato da cortei e assemblee partecipatissimi, a Roma è stato impedito ai lavoratori in sciopero di manifestare, in omaggio al clima repressivo instaurato da Minniti.
Nonostante fosse stato preventivamente concordato con la Questura un breve corteo, autorizzato, dal ministero dell’Economia a quello dello Sviluppo Economico, questa mattina le forze dell’ordine hanno impedito all’Unione Sindacale di Base di muoversi da via XX Settembre, adducendo motivazioni pretestuose. I lavoratori sono stati quindi bloccati davanti al ministero dell’Economia dove hanno unicamente potuto tenere un’assemblea pubblica.
Gravissimo l’accaduto davanti al ministero della Pubblica Istruzione, in viale Trastevere, dove si erano radunati i militanti di Cobas e Unicobas per un corteo, anche questo autorizzato, verso Montecitorio. Lì la polizia è addirittura ricorsa alle maniere forti per impedire ai lavoratori di manifestare. Un insegnante è stato ricoverato in ospedale per la ferita causata da una manganellata. Al lavoratore e ai Cobas va tutta la solidarietà militante dell’Unione Sindacale di Base.
L’accaduto di oggi non fa altro che rafforzare la volontà di lottare contro la repressione dilagante, per la riaffermazione dei diritti dei lavoratori. Lo faremo a partire dalla grande manifestazione di sabato indetta da Eurostop.

La nota dei Cobas sull’azione della polizia al Ministero dell’Istruzione

Parecchie decine di migliaia di persone hanno manifestato nelle principali città, con partecipazioni rilevanti soprattutto a Roma, Milano, Firenze, Bologna, Palermo, Venezia, Livorno, Genova, Padova, Pescara e Bari. Tutte le manifestazioni si sono svolte pacificamente, in un clima combattivo ma sereno. Con un’unica, gravissima eccezione, dovuta ad un disgustoso (e senza precedenti, per cortei di lavoratori/trici della scuola) comportamento della questura e dei poliziotti sul campo: a Roma, davanti al MIUR, con motivazioni grottesche, ai manifestanti che dovevano, come consuetudine, trasferirsi dal MIUR al Parlamento è stato prima impedito il corteo, pretendendo dittatorialmente che venissero tolte tutte le bandiere, gli striscioni, le pettorine e addirittura i cappelli con la sigla COBAS, e che ci si spostasse sui marciapiedi a piccoli gruppi di 10 persone. E poi, di fronte al rifiuto di tali umilianti procedure, i dirigenti di piazza hanno lasciato scatenare alcune decine di energumeni che, con comportamento teppistico, caschi in testa e manganelli, hanno stoltamente caricato docenti ed ATA inermi, ferendo seriamente Davide e Simone, lavoratori e militanti COBAS, ricoverati ora in osservazione in ospedale, oltre ad un’altra dozzina di contusi. Non sappiamo se questa aberrante decisione sia stata partorita dal neo“sbirro in capo” Minniti, tanto apprezzato anche da fascisti e leghisti o sia una decisione autonoma della questura romana. In ogni caso la prendiamo per quel che è, una dichiarazione di guerra nei confronti dei lavoratori/trici della scuola che non resterà senza conseguenze.

 

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