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Come morire di farmaci

Michele, sessantacinque anni, sofferente di ipertensione che gli ha procurato nel passato un ictus emorragico, da molto tempo prende farmaci per controllare la sua pressione. Michele più volte è stato visitato da cardiologi per aggiustare la sua terapia, ma nessuno lo ha fatto; occorre tenere presente che Michele è medico e farmacologo, ma alle varie visite cardiologiche (in cui gli elettrocardiogrammi non mostravano problemi di sorta) si presentava in veste di paziente, si affidava perciò completamente all’esperienza dei suoi colleghi.

Ramipril, Ramipril e idroclortiazide, Carvedilolo e Doxazina erano i farmaci che Michele prendeva da sette anni. Dalla fine dell’estate del 2017 Michele ha cominciato a presentare fenomeni bronchiali e tussigeni, difficoltà respiratorie, sintomatologia asmatica dopo alcuni passi, sonnolenza, sintomatologia gastrica ed esofagea, gonfiore abnorme dell’addome ed edema di ambedue le gambe e cosce, edema notevole delle caviglie, ipotensione posturale. E tutto ciò altro non era che gli effetti collaterali dovuta alla somministrazione dei farmaci sopracitati.

Nessun collega (medico) consultato ha saputo attribuire tutti gli elementi di fastidio ai farmaci della terapia prescritta, o per mancata conoscenza, o per non volersi assumere la responsabilità di un cambio di terapia.

Così, qualche settimana fa, Michele ha avuto gli effetti indesiderati più gravi. Una notte, rapidamente e all’improvviso, un angioedema della bocca, delle labbra, della lingua (specie la base linguale), impossibilità a parlare con notevole perdita di saliva, respirazione a bocca aperta con glottide libera (per fortuna, perché può avere esiti mortali). Michele come terapia applicò, per via esterna, olio di elicriso (che nei giorni precedenti aveva fatto lui stesso, per dei suoi pazienti) nella regione sottomandibolare e alla base della lingua.

Successivamente, applicò a livello sub-linguale due compresse di bentelan solubile da 0,5 mg e, dopo circa quattro ore, la sintomatologia si risolse quasi completamente con grande sollievo. Vista la pericolosità, in questo caso, del trattamento farmacologico Michele prese a trattare l’ipertensione con le erbe medicinali adoperando olivo in foglie, biancospino e mais, in forma di estratto, e tintura alcolica. Rispetto al mais, ottimo ipotensore, faccio una ulteriore considerazione importante anche per le persone sofferenti di diabete che lo possono utilizzare per trattarlo.

Il Mais (Zea mays) possiede un’importante azione contro la cataratta soprattutto come prevenzione. 1). La capacità, l’efficacia terapeutica di molti farmaci non si discute, ma bisogna sempre tener conto (compito in particolare dei medici) dei loro effetti indesiderati (che, come si evince dall’aggettivo, sono negativi), della capacità di interferire con altri farmaci (con piante medicinali, con alimenti) e della possibilità di una differente azione nei due sessi.

Vi ricordo quanto avevo scritto sulle “differenze di genere”, su ciò che accade nelle malattie cardiovascolari, ipertensione, obesità, diabete, sindromi depressive, dolore, artrosi, calcolosi, allergie, osteoporosi (stesso discorso vale per i maschi che soffrono inconsapevolmente di questa patologia), alle malattie autoimmuni ai tumori e altre patologie.

Da questa vicenda emergono due importanti considerazioni:

  1. Spesso vi sono dei medici (colleghi) che pur essendo capaci lo sono in maniera incompleta, non rendendosi conto degli effetti avversi delle sostanze farmacologiche, alcune volte affermando in maniera incauta, quando un paziente, o un altro collega, gli riferiscono degli effetti negativi di un farmaco, che tutto ciò è impossibile. Emblematico è il caso di molti anni fa quando una donna (che era un medico), in terapia con farmaci beta-bloccanti per ipertensione, si rivolse all’oculista per un persistente bruciore e arrossamento alla congiuntiva.

    L’oculista trovò una estrema fragilità del film lacrimale come causa dei disturbi. In assenza di altre patologie oculari e generali l’oculista ipotizzò come possibile causa l’uso dei beta-bloccanti e ne informò il cardiologo che negò vigorosamente questo effetto.

    Dopo anni questo effetto avverso sta scritto nel “bugiardino” di questi farmaci. Un’altra paziente affetta da diabete, un anno fa, in cura presso un grande ospedale pubblico romano, ebbe dei gravi effetti collaterali (dermatite atopica) da un farmaco anti-ipertensivo composto da due sostanze. La persona (paziente) informò il medico che le disse che questa cosa “era impossibile”. Come vedete è assolutamente necessario, per qualcuno, ripetere tutti gli esami di chimica, farmacologia e farmacia.

  2. Le erbe, le piante medicinali sono ricche di sostanze chimiche che hanno azione e validità farmacologica (anche secondo la ”forma farmaceutica” la modalità di somministrazione, considerando anche l’intero Fitocomplesso.

    In un rapporto del Botanic Gardens Conservation International (BGCI), la più grande organizzazione mondiale che si occupa della protezione e conservazione della diversità delle piante, è a dir poco preoccupante il pericolo di estinzione, sull’intero pianeta, di erbe, piante e alberi utilizzabili a scopo medicinale. La distruzione dell’ambiente, degli ecosistemi, i cambiamenti climatici, la deforestazione selvaggia, la sovrappopolazione in diverse aree geografiche, la crescente urbanizzazione, la raccolta indiscriminata e non sostenibile delle piante medicinali, l’eccessivo sfruttamento commerciale, rappresentano alcune delle cause che conducono all’estinzione delle piante.

    Molti anni fa, la dottoressa Belinda Hawkin (assieme al suo gruppo di collaboratori) scrisse un rapporto, basato sulle informazioni provenienti dai giardini botanici di 120 paesi sparsi nel mondo, Secondo questo rapporto sarebbero ben 15000 le specie di piante medicinali minacciate nel pianeta e, alcune di queste, potrebbero scomparire definitivamente nel giro di dieci anni.

    Fortunatamente alcune di queste piante “resistono” La questione rimane però serissima e non riguarda solamente le enormi problematiche legate all’ambiente, al suo inquinamento, alla perdita dei saperi culturali-medici legati alle conoscenze dei guaritori tradizionali, delle donne, ma investe tutta la medicina e la ricerca scientifica. Secondo molti esperti (ed è anche l’opinione dello scrivente) l’estinzione delle piante medicinali metterebbe a rischio la salute di milioni di persone e potrebbe instaurare una vera e propria crisi sanitaria mondiale.

    Ben il 50% dei farmaci correntemente usati in terapia derivano dal mondo vegetale ed è ben noto che piante ed erbe rappresentano un’importante fonte dalla quale isolare ed estrarre nuove e più sosfisticate molecole farmacologie utilizzabili nella cura di molte patologie; antitumorali e antivirale in particolare. Va anche detto che, nonostante gli enormi progressi della biochimica, che ha permesso l’isolamento di moltissime molecole di origine vegetale, in un’ampia maggioranza dei casi la complessità (e l’efficacia) dell’insieme di tutte le sostanze, presenti nelle piante medicinali, non possono essere riprodotte sinteticamente. Secondo quel rapporto della BGCI circa il 70% di tutti i nuovi farmaci sviluppati negli Stati Uniti deriva da fonti naturali (anche non vegetali ristabilimento della salute delle persone è ancora molto “dipendente” dalle piante del pianeta.)

Prof Roberto Suozzi

Medico e Farmacologo Clinico

Suozziroberto.altervista.org

1) Preventive Effect of Zea mays L. (Purple Waxy Corn) on … – Hindawi https://www.hindawi.com/journals/bmri/2014/507435 di P Thiraphatthanavong – ‎2014 – ‎Citato da 19 – ‎Articoli correlati

29 ott 2013 – Recently, substances possessing antioxidant can prevent cataractogenesis of diabetic cataract. Therefore, this study was carried out to determine the anticataract effect of Zea mays L. (purple waxy corn), a flavonoids rich plant, in experimental diabetic cataract. Enucleated rat lenses were incubated in …

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