Menu

Neofascismo: contro la galassia reazionaria del ventesimo secolo

>Sabato 2 dicembre, nei locali dello Spazio Libero Utopia a Multedo, si è tenuto un seminario sul neofascismo. Di seguito la nostra relazione come Genova City Strike, la relazione di Alternativa Libertaria Liguria e l’audio (in due spezzoni) dell’intero dibattito a cui ha partecipato Spazio Libero Utopia, il Comitato Solidale di Multedo e altri/e compagni e compagne. Buona lettura e buon ascolto.

Scarica o leggi in pdf

Corso sui nemici

(Collettivo Comunista GCS)

Ci pare evidente come la prima cosa che ci dobbiamo chiedere in questo seminario è se, nelle condizioni attuali, in Europa, in Italia o, molto più semplicemente nella nostra città, sia possibile l’emergere di una organizzazione fascista a livello di massa. Dobbiamo rispondere a questa domanda e dobbiamo ben distinguere cosa può succedere a livello globale in Europa e, a cascata, interessarci anche della nostra situazione particolare. Occorre poi distinguere bene la differenza tra un generico sentimento di destra, reazionario e fascista (che può coinvolgere a livello di massa ampie fasce di popolazione) e la sua traduzione organizzativa. E’ evidente che lo sviluppo di un sentimento reazionario tra ampie fasce della popolazione è la condizione strettamente necessaria per una sua traduzione politico-organizzativa ma il passaggio non è scontato e necessita di ulteriori condizioni. Dobbiamo cioè, cercare di svolgere una analisi legata alla struttura delle società in cui viviamo e mettere in relazione ciò che emerge con le cause politiche e sociali che, in ultima istanza, sono collegate all’applicazione di politiche concrete messe in campo da vari attori politici e istituzionali. Per farlo occorre distanziarsi da una serie di impressioni che ci derivano dal nostro essere cittadini sociali che lavorano, frequentano ambienti pubblici, hanno relazioni con altri soggetti. Non perché queste impressioni siano inutili ma perché crediamo che occorra essere il più possibile in grado di cogliere l’essenza dei processi a lungo termine.

Per fare un esempio ci basiamo su una esperienza concreta. Chi svolge il lavoro di insegnante nelle scuole superiori sa per esperienza diretta (anche se le situazioni cambiano in luoghi geografici diversi) che l’uso di simboli o immagini fasciste tra i ragazzi era un fenomeno molto comune fino a 10 anni fa e oggi è decisamente diminuito. Eppure, è evidente che il sentimento reazionario è aumentato, le forze neo fasciste o strettamente reazionarie sono più presenti nel dibattito politico oggi rispetto al recente passato.

Questa contraddizione va spiegata e va correlata con altri fenomeni piuttosto evidenti. Il più semplice da introdurre è la spoliticizzazione di massa che ha colpito la società nel suo insieme. Per semplificare il discorso verrebbe da dire che 10 anni fa i simboli fascisti, le immaginette di Mussolini o altri gadget di questo livello significavano una volontà (ovviamente farsesca e sbagliata) di ribellione alla cultura civile dominante, oggi prevale un sentimento in cui ogni simbolo politico viene bandito e ogni cittadino si sente in rivolta contro una società in maniera totalmente individuale basando gran parte delle proprie rivendicazioni su analisi che derivano, almeno in gran parte, da una cultura di massa dove la xenofobia e il razzismo imperversano nei canali più disparati.

Questa spoliticizzazione è ovviamente un fatto molto negativo per noi ma lo è anche per i fascisti. In Europa ormai parecchi movimenti di destra sono infatti al governo da anni (nell’ex blocco dell’est ad esempio) ma la loro propaganda difficilmente si traduce in realtà politica. Questi movimenti giungono al potere sfruttando retoriche fortemente reazionarie ma la loro applicazione politica reale spesso è impossibile. Chiunque proponga di erigere muri ai confini per impedire il transito degli immigrati si trova, infatti, in una condizione per cui i muri sono (fortunatamente) penetrabili, chiunque proponga preferenze nazionali su diritto alla casa o al lavoro si trova poi nella necessità di abbandonare queste parole d’ordine per intervento di qualche regolamento a livello europeo etc…

Per rimanere in Italia, la Lega Nord ha già avuto esperienze governative nazionali e ne ha tutt’ora parecchie a livello locale: in nessun caso si sono viste ruspe a spianare centri sociali o campi rom (e quando si sono viste, sono state mandate tranquillamente, in egual misura, da amministrazioni democratiche o leghiste), in nessun caso si è assistito a una deportazione di massa di stranieri (che vengono deportati ovviamente, ma anche qui le responsabilità si dividono in egual misura tra democratici e razzisti). A Genova l’assessore Garassino può tranquillamente girare per i vicoli o per i quartieri popolari minacciando fisicamente gli immigrati che chiedono l’elemosina ma poi non riuscirà a mettere in pratica nulla se non le minacce. Ovviamente non stiamo minimizzando il pericolo: le propagande xenofobe o le azioni dei vari Orban, Le Pen, Poroshenko o altri creano danni culturali e politici enormi, ma in realtà l’applicazione pratica dell’intero programma è abbastanza preclusa. Il Salvini di turno può blaterare a Pontida di reimpatrio di tutti gli stranieri ma si troverà di fronte a un problema quando capirà che la maggioranza degli imprenditori che sostengono il suo partito ha bisogno come il pane di una buona quota di stranieri o di irregolari per far funzionare le proprie aziende. L’assessore genovese può tranquillamente girare con la polizia nei vicoli e far arrestare due o tre piccoli spacciatori al giorno ma difficilmente potrà scardinare il sistema mafioso dello spaccio magari gestito da animatori dei vari comitati contro il degrado che pullulano in ogni quartiere.

A ben vedere siamo quindi in una situazione molto diversa rispetto al fascismo storico novecentesco. Hitler, Mussolini, Franco, Salazar o i colonnelli in Grecia furono in grado di tradurre i loro deliranti proclami in politiche concrete. La repressione fu feroce, ci furono deportazioni, razzismo di stato effettivamente praticato, torture violentissime e ripetute, campi di concentramento, guerre civili e mondiali e altro. Il tutto unito a un consenso evidente nella popolazione durato per parecchi anni e venuto meno solo allo scadere quando la guerra ha mostrato gli effetti di quelle posizioni. Effettivamente ci furono periodi di piena occupazione (ad esempio nelle aziende che preparavano le forniture belliche), ci fu uno sviluppo dell’assistenza sociale e delle infrastrutture. Quel fascismo e quel nazismo governarono facendo ciò che veniva proposto e questo fece sì che in gran parte della popolazione per lunghi anni vi fu un consenso effettivo.

L’attuale fascismo avrebbe queste condizioni? Rispondere a questa domanda ci sembra decisivo. Detto questo rimane il fatto che l’attuale situazione presenta parecchi aspetti inquietanti e allora vale la pena di fotografare complessivamente gli aspetti legati allo sviluppo delle forze neofasciste cominciando da uno sguardo europeo.

La fotografia elettorale e un tentativo di messa a fuoco

 

I risultati elettorali vengono universalmente considerati come una fotografia dei sentimenti politici di una nazione. E’ una definizione per certi versi corretta ma ci pare che sia necessario effettuare alcune considerazioni ulteriori. Assistiamo oramai da parecchi anni, in Italia il fenomeno è particolarmente accentuato, a una fuga generale dalle urne con astensioni massicce del corpo elettorale a ogni livello. Per mettere a fuoco la fotografia elettorale è quindi assolutamente necessario tenerne conto. Ciò significa che chi governa (complici sistemi elettorali che, più che della effettiva rappresentatività, cercano la governabilità) spesso lo fa con grandissime maggioranze parlamentari ma con consensi reali tra la popolazione molto più bassi. Caso di scuola è quello francese dove il neo eletto Macron governa con una maggioranza di seggi elevatissima e con un consenso reale che lo relega in una situazione di una forte minoranza nella società. Proprio le elezioni francesi hanno rappresentato un caso scuola nella possibilità per il neo fascismo di arrivare al governo in un paese importantissimo nello scacchiere europeo. Il Front National di Marion Le Pen è arrivato infatti a pochi passi dalla vittoria svanita solo al ballottaggio dove quasi tutti gli altri partiti (fatta eccezione per France Insoumise di Melénchon e di altri partiti comunisti ad eccezione del PCF) si sono impegnati nel sostegno a Macron. Qualche mese dopo, nella cosiddetta locomotiva europea (la Germania), il partito nazionalista di destra AFD ha aumentato di parecchio i propri consensi rosicchiandoli a quasi tutti gli altri partiti. L’incredibile boom elettorale di AFD fa si che in Germania si sia creato uno stallo politico con la Cancelliera Merkel costretta a fare autocritica soprattutto sulle politiche (considerate troppe blande) legate all’immigrazione. In Grecia Alba Dorata raggiunge invece risultati notevoli ed è in crescita nonostante l’argine politico legato alla presenza della sinistra in varie forme politiche, sindacali e associative.

Nell’est europeo il fenomeno dei partiti nazionalisti di destra non è nuovo. In Ungheria governa Orban con consenso notevole e con politiche decisamente di natura reazionaria. Recentemente la Repubblica Ceka ha svoltato a destra sconfiggendo il blocco centrista che aveva governato per quasi venti anni. Partiti di destra e nazionalisti hanno grosso potere in Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia. E poi vi è il caso particolare dell’Ucraina dove il governo Poroshenko, uscito dalla cosiddetta “rivoluzione di EuroMaidan” governa con l’appoggio e il sostegno di gruppi dichiaratamente nazisti (Svoboda e Pravsky Sector).

Fanno eccezione Spagna e Italia dove le forze di destra e reazionarie ci sono ma son ben nascoste all’interno di strutture più ampie. In Spagna sono nel Partido Popular di Rajoy la cui discendenza franchista è ben nota ai commentatori politici. Nelle recenti manifestazioni unioniste queste tendenze si sono messe particolarmente in evidenza. In Italia la situazione è ancora più complessa in quanto l’attuale galassia neofascista è molto composita, raramente si affaccia in quanto tale nell’arena politica (fanno eccezione CasaPound e Forza Nuova i cui simboli a volte appaiono nelle schede elettorali con risultati spesso molto scarsi, anche se non mancano risultati inquietanti in alcuni comuni) ma spesso si nasconde in alleanze di facciata con la Lega Nord o anche all’interno di Forza Italia. In Italia le forze neofasciste lavorano quindi più sottotraccia e sembrano più interessate a tessere rapporti istituzionali in grado di favorire aperture di sedi, finanziamenti di progetti sotto falso nome, sdoganamento pubblico sui media.

Dobbiamo chiederci se questo quadro, per forza di cose qui appena abbozzato, corrisponde a quella che sui giornali si chiama la marea nera che colpisce l’Europa. Sicuramente è un quadro abbastanza inquietante anche perché legato a una situazione politica che sembra lavorare per favorirne una ulteriore crescita. Converrà quindi trattare questo fenomeno studiandone sia la fenomenologia sia le cause. Ovviamente cercando di elaborare un breve abbozzo storico delle politiche in Europa negli ultimi 25 anni.

L’Unione Europea e la fabbrica dei fascismi

Autorevoli commentatori liberali, in un coro ripetuto negli editoriali dei grandi media, fanno un gran parlare dell’Unione Europea come argine fondamentale contro i “populismi”. In tutto questo vociare la parola populista viene totalmente privata del suo senso storico reale e diventa sinonimo di nazionalismo, grettezza ed egoismo politico, razzismo e xenofobia.

Non rientra nei compiti di questa relazione una analisi sul reale significato storico e politico del populismo, ne rientra la necessità di distinguere tra vari populismi di destra o di sinistra. Eliminiamo quindi dal coro questa definizione e chiediamoci invece se, effettivamente, l’Unione Europea possa essere considerata un argine al razzismo, alla xenofobia o al dilagare della reazione fascista. Per farlo partiamo da un esempio pratico parlando dell’Ucraina che, nel silenzio dei media internazionali, è probabilmente il luogo dove il potere assegnato agli eredi del nazismo e del fascismo è più alto.

Quando scoppiò la rivolta di Piazza Maidan, l’Unione Europea era in prima fila nel sostenere le proteste popolari contro il Governo Yanukovich reo di mantenere rapporti politici quasi esclusivi con la Russia di Putin e di essere nemico della UE. Quelle proteste avevano delle ragioni sociali evidenti e, in una prima fase, anche alcune forze di sinistra e anticapitaliste le avevano appoggiate.

Dopo pochi mesi fu però evidente a tutti il ruolo predominante giocato negli scontri di piazza dalle forze neonaziste. La lotta subì numerosi passaggi e si capì abbastanza in fretta che il ruolo della UE nel fomentare la ribellione non era esclusivo in quanto vi era un intervento diretto del governo USA. Preoccupata dalla spaccatura frontale che si sarebbe verificata con la Russia, l’Unione Europea cercò un accordo tra le parti ma il ruolo giocato dagli USA lo impedì portando al governo un fidato esecutore di ordini come Poroshenko con l’effetto collaterale di favorire l’arrivo al governo di quelle forze neonaziste che erano state la spina dorsale dell’operazione militare giocata in Ucraina. Basterebbe questa ricostruzione per capire come la UE non esiti a finanziare e sostenere gruppi neonazisti per ottenere risultati politici. Sicuramente si tratta di un caso particolare e si potrebbe sostenere che il ruolo attivo di sdoganamento dei neonazisti deriva da una manovra USA che la UE ha più subito che alimentato. In realtà la situazione è molto più complessa, i ministri di Poroshenko godono infatti del favore dei governi in tutta l’Unione Europea e i partiti in Europa continuano a sostenere la guerra sporca che l’Ucraina gioca con i separatisti nella regione russofona del Donbass. Si arriva a drammatici paradossi: la strage di Odessa alla casa dei sindacati (un attacco di fascisti a un gruppo di cittadini rifugiatisi nel palazzo e dati alle fiamme) viene attribuita senza smentite ai ribelli filo russi. Le stragi e i continui attacchi alle Repubbliche di Donetsk e Lugansk vengono tranquillamente ignorate dai media e dalla politica mentre fioccano fantasiose ricostruzioni sulla presenza di gruppi fascisti nelle milizie separatiste (in effetti esistenti ma in posizione defilata e in numeri molto piccoli) e ci si dimentica dei nazisti ministri del Governo ucraino.

L’Ucraina è quindi un caso di scuola ma il problema non sta nel caso specifico e appare più generale intrecciandosi con le politiche stesse della UE e con la crisi economica mondiale che ha colpito duramente anche in Europa negli ultimi venti anni.

Anche qui è necessario andare per sommi capi partendo dalla caduta del muro di Berlino nel 1989 e il successivo sviluppo della UE, il suo allargamento a est e il suo definirsi come entità politica.

Esistono passaggi specifici che qui possiamo solo nominare come il trattato di Maastricht, i tentativi falliti di far approvare una Costituzione Europea, il trattato di Lisbona, le politiche legate al Fiscal Compact (che in Italia hanno portato all’approvazione del pareggio di bilancio in Costituzione).

Sviluppare in maniera particolareggiata una analisi di questi passaggi non è possibile per cui ci limitiamo a elencarli non dimenticando che tutto ciò si relaziona con la crisi economica mondiale nei suoi passaggi nel nuovo secolo. Comunque la si pensi sul progetto di integrazione europeo, su i suoi ideali fondanti, è evidente che qualcosa, almeno per le classi popolari e per una buona parte della borghesia europea, è andato storto.

Dovremmo occuparci solo delle ricadute sulle classi popolari che sono lo spezzone di popolazione di cui curiamo gli interessi di classe ma, visto che parliamo di neofascismo, dobbiamo anche considerare il disastro evidente da tutti i punti di vista che ha colpito anche la piccola borghesia.

Anche qua ci basiamo su un caso di scuola che è quello che traiamo in prestito dalla Grecia, il paese più colpito dagli effetti combinati della crisi economica e delle politiche concrete imposte dalla UE.

Il punto di snodo della crisi greca è sicuramente il referendum popolare sull’accordo tra il Governo Tsipras e la trojka del 6 luglio 2015. Il pronunciamento del popolo greco arriva dopo una tornata di più di 20 scioperi generali, la caduta di numerosi governi di centrodestra e centrosinistra e dopo la vittoria, qualche mese prima, del partito di sinistra Syriza alle elezioni legislative. Il governo guidato dal primo ministro Tsipras si trova fin dall’inizio in una situazione difficile. Potrebbe essere necessario un nuovo accordo con i tagli sociali che colpirebbero le classi popolari in una economia allo stremo, la minaccia di default è dietro l’angolo e le istituzioni internazionali premono per l’abbandono del programma di riforme sociali e per l’avvio di una nuova manovra di tagli e privatizzazioni. Messo alle strette, il governo prova a consultare i cittadini che, pur in una situazione di estrema difficoltà e ricattati dalla chiusura delle banche decisa a livello internazionale, optano comunque a stragrande maggioranza per rifiutare l’accordo proposto.

Qualche giorno dopo, il governo Tsipras decide comunque per un accordo con i cosiddetti creditori e seppellisce il risultato del referendum. Qualunque sia il giudizio politico su Tsipras e il suo governo (per noi estremamente negativo) è difficile non vedere come i governanti di fatto della UE abbiano totalmente bypassato ogni giudizio popolare e abbiano imposto con la forza una politica che i greci avevano deciso comunque di rifiutare. Ad opporsi, dopo la ritirata del governo ellenico, qualche sparuto gruppo di dissidenti di sinistra, le associazioni sociali, ma soprattutto i neonazisti di Alba Dorata pronti a ripetere che l’Unione Europea è un gruppo plutocratico e massonico, che i lavoratori greci devono essere favoriti rispetto agli immigrati, che il capitale mondialista ha in mente un complotto contro la nazione greca in cui una generica elite e gli immigrati stranieri sono fusi in un unico, generico, nemico della nazione. Insomma, tutto l’armamentario della destra cosiddetta sociale, in realtà un vero e proprio programma neonazista condito da attentati, agguati a stranieri e attivisti politici con contorno di vittime.

Si tratta ovviamente di un caso con caratteristiche molto particolari. Ma in realtà la sottrazione di democrazia è verificabile a molti livelli. In Francia e in Italia sono state recentemente approvate due leggi fotocopia. In Italia è stata chiamata jobs act, in Francia Loi du Travail. In Italia il sindacato maggioritario ha deciso di non lottare, in Francia c’è stata una lunga battaglia ma la cosa qui essenziale non è questa. Il fatto che ci preme di sottolineare è che, in entrambi i casi, le nuove norme sono state considerate come ineludibili e neppure discutibili nei loro semplici aspetti. Erano due leggi che semplicemente andavano approvate perché “ce lo chiede l’Europa” e poco importa se la stragrande maggioranza della popolazione era contraria. L’approvazione era talmente importante che il Partito Socialista Francese e il suo leader Francois Hollande hanno portato a termine il loro percorso politico e nelle successive elezioni il partito che, fino ad allora era il più forte in Francia, è crollato miseramente nei consensi (spostando ancora più a destra il quadro politico e arrivando quasi a consegnare la Francia nelle mani del Front National).

Esempi di questo tipo sono non l’eccezione ma la regola negli ultimi anni. Il tutto all’interno di una situazione economica devastante dove la disoccupazione è altissima soprattutto per i giovani, i diritti diventano sempre più rari per chi non riesce a pagarseli e ogni lotta, anche quando si sviluppa con forza e determinazione, si infrange contro un muro che sembra invalicabile.

Per capire meglio come questo si intersechi con la questione del neofascismo ricorriamo ancora a un esempio, solo apparentemente minore, di cui si è parlato molto in alcune occasioni negli ultimi tempi. Ci riferiamo agli effetti della direttiva UE conosciuta come direttiva Bolkesnstein che, a differenza dei casi sopracitati, ha impattato duramente e direttamente su settori tipici di quella che storicamente inquadriamo come piccola borghesia. In sostanza si tratta di una direttiva su cosiddette “liberalizzazioni” applicate a licenze di tipo commerciale o su concessioni di spazi. Su questa direttiva si è scatenata la lotta di alcuni esercenti e soprattutto dei guidatori di taxi. Quest’ultima categoria non rappresenta certamente il settore di classe più amato dalla sinistra per tante ragioni. Inoltre, nelle proteste, soprattutto in alcune città, era ben evidente la presenza di organizzazioni di destra o più dichiaratamente fasciste. Il problema però è più complesso. La direttiva Bolkenstein infatti, è piovuta direttamente dalle stanze delle Commissioni Europee, non è stata praticamente mai discussa e il Parlamento l’ha ricevuta senza neppure una discussione nel suo ambito. Crogiolarsi sul fatto che questa direttiva colpisce settori piccolo borghesi o addirittura (come si sosteneva un tempo) parassitari è certamente possibile ma è altresì evidente come gli effetti concreti si riveleranno molto dannosi per parecchi cittadini. Inoltre occorrerebbe fare un ragionamento sul fatto che molti settori proletari, in questi anni sono passati da un lavoro tipicamente operaio a un lavoro diverso anche in relazione alla deindustrializzazione che è un tratto caratteristico della zona europea in questi anni. E la copertura sociale tipica di questi settori, così evidente nella seconda metà del novecento, in questi anni non è più così certa. In questo senso si capisce molto bene come l’applicazione di alcune politiche dà legittimità sociale ad alcune teorie reazionarie legate anche al fatto che una parte di sinistra sembra restia ad occuparsi anche di questi problemi, quando non è del tutto succube rispetto a una visione idealistica di uno sviluppo insensato governato da una struttura antidemocratica fatta su misura per una piccola frazione di borghesia contro il resto della popolazione.

Il discorso pubblico sulla nuova destra. Tra allarmismo e strumentalizzazione

Chiunque legga le cronache politiche in questi anni, specialmente sui giornali più diffusi (sia a livello cartaceo che in internet) non può fare a meno di notare una costante presenza di articoli su manifestazioni e prese di posizione dei gruppi neofascisti in Italia. Spesso sono articoli che lasciano intendere una distanza politica dei giornalisti dalla notizia pubblicata; è comunque evidente una fortissima esposizione dell’estrema destra sui media. Così come è evidente una fortissima censura sulle iniziative della sinistra alternativa anche quando l’interesse giornalistico è evidente per la riuscita delle manifestazioni o degli eventi. Anche qui facciamo un piccolo esempio ma se ne potrebbero trovare tantissimi.

Il 28 ottobre, Forza Nuova annuncia una manifestazione chiamandola “marcia su Roma”. Immediatamente la notizia fa il giro dei media con largo anticipo. Le dichiarazioni del leader neonazista Roberto Fiore fanno il giro di tutte le agenzie con enorme risalto. Si noti che Forza Nuova è, in realtà, un partito minuscolo, con scarsissima capacità di mobilitazione ed è altamente improbabile che abbia la capacità di scendere in piazza con la forza che richiede una mobilitazione simile. Nonostante ciò sia evidente a tutti, sui giornali si prende la notizia (e quindi la si diffonde in modo forte) con grande serietà e si riportano le prese di posizione contrarie degli agenti istituzionali (ministro dell’interno, governo e partiti in parlamento) e delle associazioni antifasciste (ad esempio l’ANPI). Pochi giorni prima, evidentemente felice del battage mediatico sollevato, Forza Nuova rinuncia alla provocazione in modo ufficiale lasciando intendere che comunque qualcosa farà (in realtà, come spesso accade non farà nulla). Non contenti, i giornali riportano una notizia secondo cui un sedicente gruppo neonazista (Rivolta Nazionale, risultato di una ennesima scissione di un altro micro gruppo chiamato Militia) sarebbe pronto a sostituire Forza Nuova. Si vede (con evidente sprezzo del ridicolo) un video con 4 fascisti, di cui tre incappucciati a reggere una bandiera con la svastica, intenti a leggere un comunicato delirante in un prato di periferia. Con tutta evidenza, la telecamera, probabilmente un cellulare, era posizionata su un muretto per mancanza di chi doveva fare il video. Anche qui, il 28 ottobre non ci sarà nessuna traccia di mobilitazione: probabilmente il gruppo in questione non esisteva fino al giorno prima ma, grazie all’idiozia dei media ha ottenuto una gigantesca visibilità.

L’impressione è che lo sviluppo e la fortuna di queste notizie abbia dei significati che vanno spiegati con calma. Da un lato vi è una particolarità legata all’attuale mondo dell’informazione dove i giornalisti veri sono sempre di meno, in cui si fa un gran ricorso a free lance molte volte improvvisati, in cui è necessario drogare l’informazione andando alla ricerca del massimo numero di contatti e quindi della massima raccolta di profitti legati alla pubblicità etc…

Dall’altra vi è un preciso studio politico legato all’informazione che deve essere passata e quella che invece va cestinata. E’ evidente che ad alcuni poteri (ad esempio il PD) va benissimo che il pericolo fascista vada esasperato in modo da mettere in evidenza che esiste l’argine a questa deriva e questa si chiama Partito Democratico. Il Ministro Minniti mette quindi il suo nome al decreto sui daspo urbani e sui respingimenti dei migranti, scherza bonoriamente su Mussolini ad un convegno con Fratelli d’Italia ma, contemporaneamente, è colui che raccoglie l’invito delle organizzazioni partigiane a vietare lo scellerato corteo di Forza Nuova.

E’ un cortocircuito politico: verrebbe da chiedersi, in effetti, se sia più fascista far marcire i migranti nei campi di concentramento gestiti dai mercenari in Libia oppure millantare marce su Roma. Non esprimiamo pareri su questo: ci appaiono entrambe cose terribili, siamo sicuri che Forza Nuova, potendo, farebbe cose molto peggiori di Minniti. Rimane il fatto che, attualmente, la politica fascista e razzista la fa Minniti, Forza Nuova si limita a far proclami e a far immaginare che si può far di peggio.

Il discorso però qua è molto complicato e ha molteplici aspetti. Ne segnaliamo alcuni. Il primo è che negli anni settanta, i fascisti e le loro organizzazioni erano quasi totalmente censurati dalla politica ufficiale (il famoso arco antifascista) ma agivano di nascosto ben protetti da padrini politici occulti (riconoscibili in settori anche della Democrazia Cristiana) e da settori dello stato presenti in ambito militare o nei servizi segreti. Gli effetti sono stati drammatici con tutto il carico che conosciamo a partire dalle stragi, da Piazza Fontana in poi. Il tutto veniva reso più complicato dall’azione della cosiddetta strategia della tensione: le bombe le mettevano i fascisti ma in carcere e alla gogna finivano i compagni come dimostra bene il caso di Giuseppe Pinelli o la creazione del “mostro” Valpreda. Il velo ideologico che copriva le azioni dirette e reali dei fascisti organizzati si squarcia grazie alla controinformazione attiva in quegli anni. A quel punto, almeno nel discorso pubblico dei partiti, l’antifascismo diviene assoluto, alcune organizzazioni vengono sciolte e alcuni militanti costretti all’esilio (tra cui il leader attuale di Forza Nuova Roberto Fiore che costituirà in Inghilterra aziende in grado di finanziare vari gruppi affini, senza che nessuno lo vada ad arrestare).

Da un certo punta di vista non è cambiato nulla: i fascisti sono allora come adesso arma di manovra dei potenti. E’ cambiato però il contesto: allora servivano come gruppo di fuoco da usare contro il movimento di contestazione dei compagni, oggi servono principalmente come strumento politico da usare strumentalmente. Ovviamente vi è il rischio che il combinato tra crisi economica e di legittimità del sistema e uso strumentale del neofascismo sfugga di mano agli aspiranti stregoni.

Contemporaneamente esiste sempre un tentativo di mascheramento delle azioni dei fasciste soprattutto quando diventano azioni reali e non semplice propaganda.

Ad esempio è evidente che le inchieste documentate sui rapporti tra gruppi neofascisti e criminalità comune (spaccio di droga, spedizioni punitive contro gruppi di cittadini stranieri, accoltellamenti o agguati) faticano a raggiungere i media mainstream e sono relegate ai piccoli strumenti di controinformazione. Inoltre vi è un tentativo evidente di nascondere la reale pericolosità dei neofascisti utilizzando categorie fuorvianti. E’ evidente infatti l’uso totalmente strumentale della categoria degli Ultras. Gli autori del farneticante adesivo con Anna Frank sono ultras ma in realtà sono fascisti dichiarati. L’accoltellatore del migrante di Fermo, oltre a essere un ultras della Fermana, era un militante riconosciuto di Casa Pound presente a parecchie manifestazioni spesso in compagnia della Lega Nord. In questo caso potremmo sintetizzare che il pericolo fascista va utilizzato in alcuni casi, in altri va taciuto o minimizzato.

E comunque, mentre Casapound o simili si fanno fotografare davanti alle scuole in presidio contro lo Ius Soli, il ministro del PD Graziano Del Rio annuncia lo sciopero della fame a sostegno di una legge che il suo partito dice di volere ma non porta in Parlamento per la discussione. Il risultato dei due atteggiamenti contrapposti però non cambia la vita di migliaia di cittadini nati in Italia che continuano ad essere privati dei diritti minimi di cittadinanza.

Curare le cause e non solo gli effetti

In questa relazione abbiamo quindi provato ad analizzare alcuni aspetti dell’attuale neofascismo in Italia e in Europa. Abbiamo provate a fornire una serie di strumenti analitici che ci paiono utili per una discussione che non sia semplicemente un elenco di slogan.

Occorre che queste indicazioni vadano discusse, valutate e portate all’ordine del giorno. Spesso ci pare che queste discussioni, le cui conclusioni sono aperte e vanno messe a dibattito, siano assenti in un dibattito in cui l’essenziale e l’immediato diventano una pratica esclusiva che rischia però, a nostro parere, di essere fuorviante.

Il movimento operaio nelle sue varie declinazioni, ha sempre contrastato duramente il neofascismo. E lo ha fatto con tutti i mezzi necessari anche andando allo scontro diretto, impedendo l’apertura di sedi, contrastando cioè i fascisti in tutte le loro manifestazioni. Non pensiamo affatto che questo sia inutile o sbagliato, pensiamo invece che vada fatto. Ovviamente, senza una discussione di fondo, il tutto rischia di essere sterile, un rispondere alla propria coscienza fine a se stesso.

Il fascismo e le idee reazionarie non sono un tratto antropologico, gli italiani o gli altri cittadini che affrontano questa questione non sono degli ebeti, delle cattive persone. Il fascismo non è connaturato all’animo umano. Chiunque lo pensi si pone in un’ottica che si basa su riflessioni sociologiche ma non politiche.

Il fascismo è una particolare reazione politica a situazioni concrete (situazione di crisi economica, emergenza democratica, incapacità delle classi economiche o politiche dominanti a risolvere un problema che riguarda ampie fasce di popolazione) che scarica rabbie e frustrazioni sui più deboli perché non viene rappresentata altra alternativa. Il tutto può essere utilizzato dalle classi dominanti in vario modo per conservare se stesse o impedire alternative per loro pericolose.

In questo senso la storia ha qualcosa da insegnarci ma va utilizzata in modo dialettico. Nulla si ripeterà meccanicamente, va capito il motore di un fenomeno politico e sociale, va inquadrato in un contesto che sarà diverso dal passato e va immaginato cosa e come si potrà ripetere. Non per vizio accademico, ma semplicemente per capire come agire concretamente in contrasto a queste derive.

Oggi non è possibile pensare che essere antifascisti sia staccato dall’essere contro quelle politiche che producono impoverimenti in gran parte della popolazione. Non è possibile pensare che la stretta sui migranti prodotta da governi cosiddetti antifascisti e democratici sia compatibile con la lotta antifascista. Non è possibile contrastare concretamente i neofascisti continuando a tollerare che ci siano professionisti dello sfruttamento che usano i migranti come lavoratori ricattabili a zero diritti o lucrando sul businnes dell’accoglienza.

Contemporaneamente è vero il contrario: lottare contro l’impoverimento di gran parte della popolazione non si può fare dimenticandosi di chi è più sfruttato, di chi non ha lavoro ma contemporaneamente non possiede documenti, è costretto a vivere braccato, vive stipato in alloggi di fortuna o reimbarcato e mandato a marcire in un lager lontano dai riflettori occidentali.

Se vogliamo ritrovare uno slogan adatto dovremmo dire che “l’antifascismo deve essere lotta di classe” e la “lotta di classe deve essere antifascista”.

Contemporaneamente dovremo ragionare sui nostri strumenti, sulla nostra capacità di fare controinformazione e agire praticamente senza dividerci in numerosi rivoli.

Dovremmo capire che l’antifascismo avrà senso se diventerà un patrimonio non solo di un ristretto gruppo di militanti coraggiosi e pronti a tutto, ma diventerà un patrimonio di quelle classi colpite dalla crisi che rischiano oggi di ritrovarsi schiacciate tra chi li sfrutta e chi lo vuol sfruttare ancora di più.

Sul da farsi la risposta ce la dobbiamo dare tutti insieme. Per noi, Collettivo Comunista GCS, la partita deve essere giocata. Ma deve essere una partita politica giocata con il cuore ma soprattutto con la testa. E ci fermiamo semplicemente ricordando che il poeta Vladimir Majakovsky scriveva a proposito della sua rivoluzione che occorreva coglierne il senso reale: trasformare l’odio di razza in odio di classe. Ci sembra un programma totalmente attuale.

Relazione di Alternativa Libertaria Liguria

1) Professione attuale:Nazista Full Time

Le spinte che arrivano dal mondo economico-finanziario sono sempre più importanti per il riaffiorare di questa ondata reazionaria,i grandi patrimoni vanno difesi affinché siano sempre più grandi, e chi meglio di chi si mostra come un difensore dei diritti con la politica del “pacco alimentare” fine a se stesso può essere utile.

Molti episodi degli ultimi anni fanno trasparire inoltre nuovi tentativi del capitale di utilizzare in maniera differente chi provenie da settori più o meno individuabili nella destra estrema.

Un episodio significativo,a mio parere, lo possiamo trovare andando a curiosare nell’armadio pieno di scheletri della locomotiva d’europa, conosciuta anche come Germania, e non nel lontano 23 o 33, ma nel più democratico 13 degli anni 2000.

Quando pensiamo alla moderna declinazione di multinazionale non ci vengono più tanto in mente distese di fabbriche sparse nel mondo, ma bensì rassicuranti e moderne società che della fruizione del web hanno fatto la fortuna.

Una di queste è Amazon, punta di diamante del commercio on line ed intenzionata a stravolgere il mercato del retail oltre che i più basilari diritti di tanti lavoratori.

Nel centro logistico di Bad Hersfeld, dove sono impiegati per lo più cittadini del sud ed est europa che sotto Natale arriva a contare quasi 5 mila unità, venne affidata la gestione della sicurezza interna ad una società chiamata Hensel European Security Service acronimo Hess, e se questo nome vi pare già di averlo sentito avete ragione, la mente torna in piena Germania nazista e ad uno dei suoi uomini più rappresentativi e cioè Rudolp Hess. Premesso che le condizioni dei lavoratori in Amazon sono pessime, pensate infatti a persone quasi a digiuno di tedesco che firmano contratti in una lingua incomprensibile e pieni di condizioni capestro,come ciliegina sulla torta a tenere ordine e disciplina vengono chiamati dei nazi, tutti con il loro completo nero in stile Thor Steinar,peraltro tolto dal catologo amazon perché identificativo dei gruppi di ultradestra, coordinati da un capo ampiamente conosciuto per le sue simpatie negli ambienti dell’estrema destra tedesca. Vessazioni fin dalla mattina ,quando i lavoratori cioè si svegliano in quei fatiscenti stabili che il loro datore di lavoro spaccia per foresteria,che poi proseguono per tutta la lunga giornata lavorativa condita da minacce, perquisizioni arbitrarie e tutto il peggio che si può immaginare.L’idea della superiorità della razza ariana in un contesto di lavoratori stranieri da catechizzare viene alimentata e rischia veramente di fare indigestione,greci,spagnoli,rumeni e chi più ne ha più ne metta, una manna per i nipotini di Hitler.Solo un’inchiesta di ARD, tv pubblica tedesca porterà alla luce il tutto, dimostrando come un paese dove la guardia per certi ritorni di fiamma dovrebbe essere ancora altissima, e dove invece pare che sia molto distratta.Ovviamente Amazon nel più puro scaricabarile incolpa tutti i suoi fornitori e consulenti esterni dichiarandosi estranea a tutto e chiedendo scusa… o forse no.

Ma siamo sicuri che il meccanismo messo in piedi da Jeff Bezos dove ogni più piccolo particolare viene pianificato,verificato,cronometrato,confrontato con diagrammi ne fosse allo scuro? Questo episodio può essere considerato un esperimento, cioè tentare di integrare la manovalanza pescata nell’estrema destra in un processo produttivo di una società,dare insomma ad una certa parte politica la qualità di fornitore di sicurezza facendogli fare quello in cui crede,l’ideologia diventa insomma una voce importante nel curriculum vitae.Non si sta parlando dell’ingaggio di squadracce da tirare fuori per pestare scioperanti o di servi sciocchi come qualche vigilantes che in Italia ha pensato un pò di tempo fa di utilizzare pistole elettriche contro manifestanti,qui si tenta secondo me il salto di qualità, la creazione di una figura professionale per gli anni che ci aspettano.Il semplice appoggio dato a questo o a quel movimento probabilmente non più viene ritenuto il solo mezzo da usare contro le rivendicazioni dei lavoratori .Il capitale da una parte sfibra e svuota completamente le istituzioni privatizzando e falciando diritti attraverso sue dirette emanazioni provenienti dal settore finanziario e bancario ed inseriti in prestigiosi incarichi nei vari governi, e dall’altra inizia a pianificare come potrebbe essere avere un piccolo esercito personale ad uso e consumo aziendale.

Come in un visione distopica di alcuni autori le corporazioni soppiantano lo stato e si attrezzano per difendere il solco.

Che sia accaduto in Germania probabilmente non è un caso,avere qualcuno che lavora per te ed ha certe idee può essere utile,basta vedere l’ascesa della leader di ADF Alice Weidel ex Goldman Sachs e Foodora,insomma tutti i livelli dell’organigramma vanno intrisi di una certa ideologia, poi qualcuno lo farà con i calci qualcuno con i grafici.

2)Giovani leve

“Sono un militante di Casaggì ma nel mio programma ho cercato di proporre idee e progetti che garantiscano la partecipazione di tutti gli studenti”

Questa è la frase con cui lo studente diciottenne fiorentino Mattia Mincucco celebra la sua elezione a presidente della consulta degli studenti di Firenze il 15 novenbre scorso.

Nel cuore di quella che una volta era una regione rossa,nel bene e nel male di quello che poteva significare, Azione studentesca,movimento studentesco legato a doppio filo a Fratelli d’Italia, èriuscito ad imporsi nelle elezioni riservate alle scuole superiori della provincia del giglio, portando a casa 32 eletti sui 58 disponibili e lasciando agli avversari le briciole.

Si potrebbe dire così che lo “sfondamento” di alcuni gruppi di studenti legati più o meno palesemente in maniera a movimenti politici destrorsi ,blocco studentesco/casapound lotta studentesca/forza nuova,sia andato a buon fine e per una serie di ragioni.

La principale si potrebbe riassumere con la frase “la politica è uno spazio fisico, se non lo occupi tu lo farà qualcun altro”, che sta a significare come un progressivo abbandono dentro le scuole di collettivi-movimenti che per anni hanno fatto sentire il loro peso ma che da un pò di anni hanno gettato la spugna travolti da una mancanza di ricambio generazionale, dalla solita endemica frantumazione dei vari soggetti che porta a crearsi spazi propri senza comunicazione con quelli altrui,ed al solito italico metodo di trovare un trampolino per la propria carriera politica.

Il caso fiorentino è significativo, terra ,quella di Dante, feudo di quel Renzismo ora affidato al fido Nardella, che ha devastato il territorio spandendo speculazioni e privatizzazioni ovunque, operazione che ha pure svuotato quei traguardi che la struttura ex pci, per quanti difetti potesse avere aveva realizzato.

Con una sinistra istituzionale che sembra più un comitato d’affari ed organizzazioni di studenti che non riescono ad opporre niente altro che un antifascismo a testa bassa, il successo di Azione studenstesca è stato pressoché facile.Un gruppo che parla di programmi di ediliza scolastica,è avverso all’alternanza scuola lavoro e più volte impegnato sul territorio per opporsi alla trasformazione in città vetrina di Firenze,temi quasi ascrivibili più a dei radicali di sinistra.

Badate AS passato in passato tra scioglimenti e trasformazioni ricompare nel 2016 ben rafforzato dal contesto in cui si muove e dove ha creato ,lavorando sul territorio, luoghi di aggreggazione dove si presentano libri, si pianificano azioni di supporto nei quartieri disagiati e tutta un’altra serie di attività culturali, sempre legate ovviamente alla visione identitaria che li contraddistingue.

Il lavoro da fare in Toscana come in tutto resto d’Italia è improbo e durissimo, la risposta va data sul piano culturale, cercando di ottenere l’attenzione di una generazione persa tra l’indifferenza e le sirene incantatorie della destra che avanza, riempiendo di contenuti la parola antifascismo, non rendendola insomma l’ennesima chiamata ad una “guerra santa” fine a se stessa, fatta cioè esclusivamente di schemi triti e ritriti appartenenti al passato. Se non si riuscirà a far identificare il tentativo di fermare questo revival reazionario con la difesa di diritti cardine sempre più in pericolo verremo guardati dai ragazzi a cui parleremo di antifascismo come persone che stanno parlando dello scontro “Impero Napoleonico-Inghilterra” cioè di un fatto storico importante ma praticamente sepolto nel passato.

3)Il colore dei soldi

Mentre i giovani infiammano lo scontro politico nelle scuole e nelle piazze quelli un pò più grandi raccolgono i frutti di un’intensa attività politicia ed anche imprenditoriale.

Senza andare nel particolare di numeri che potrebbero solo annoiare possiamo dire quanto gli oppositori di questo mostro che si chiama capitalismo nell’attesa che cada ci sguazzano dentro bene.

Il sig. Fiore , padre padrone e padrino di FN,con un passato da ex di un pò di tante cose come terrorista latitante e pure collaboratore dei servizi inglesi proprio nel suo esilio dorato in Terra D’Albione ha pensato bene di mettere su un piccolo impero creando società che si occupano di viaggi studio in Inghilterra,d’altro canto la cultura è importante cosi come imparare bene l’inglese.

Non dimentichiamo poi il lato compassionevole di questo uomo e di questo partito politico che gestisce pure attraverso fondazioni alcune donazioni , la maggior parte delle quali a se stesso ed alla sua famiglia che gli rientrano in tasca attraverso un giro di società che parte sempre da oltremanica ed arriva in Italia e gira attraverso altre società in patria intestate ad iscritti al suo partito, tanti dei quali ignari di esserlo.Il gruppo invece di amministratori “consapevoli” di esserlo e bravi a far soldi con i soldi sono camerati ed amici storici che son passati dalla camicia nera ai soldi in nero.Ciliegina sulla torta una bella società a Cipro, chi non se la apre per far fruttare quei due soldi messi via in anni di duro lavoro.

Casapound non rimane indietro, più legata alla Francia per via della frequentazione Lepenista dovuta alla solerte mediazione di tale Gabriele Adinolfi, vecchio volpone fascista ,fondatore negli anni 70 del movimento Terza Via dove c’era pure Fiore, e scappato anche lui dall’Italia e finito oltralpe.I sodali della Lepen ,anche loro fieri avversari delle lobbies economico finanziarie, macinano soldi su soldi tanto bene da aver insegnato il mestiere pure ai poundisti di casa nostra.Il solito novero di società dentro altre società facenti capo a vecchi arnesi della destra italiana e francese che permettono al movimento guidato da Iannone di usufruire di una ventina di pub, una quindicina di librerie,una radio ed una tv web , un mensile («Occidentale») e un trimestrale («Fare Quadrato») ed il quotidiano on line “Il primato nazionale”. Casapound ha pure una linea di abbigliamento la Pivert.

Oltre alla parte legale o abbastanza legale, i soldi vengono anche tirati fuori dalle spericolate amicizie degli esponenti della destra estrema con personaggi che gravitano nella criminalità sia comune che organizzata.

Gli episodi di Ostia che vedono come Attori Gli Spada e Casapound vanno oltre il post su fb di appoggio fatto da Roberto Spada, per esempio quando nel 2013 una società chiamta Bluedream ,l 60% è di Armando Spada e il 40% di Ferdinando Colloca, il candidato di Casapound al Municipio di Ostia finisce sotto inchiesta perché per l’acquisizione di uno stabilimento balneare sarebbero stati usati metodi poco “ortodossi ” per l’acquisizione.La palestra di Roberto Spada e la moglie Elisabetta Ascani è frequentatissima dagli appassionati di forma fisica e Ezra pound.Spada vuol dire Casamonica,che vuol dire Camorra un tramite mica da poco.

Non è neanche un caso che CP con tutti i posti in cui fare del volontariato finisca a farlo con la onlus Sol.Id in Birmania, crocevia dell’eroina essendo uno dei paesi membri di quello che viene chiamato triangolo d’oro.I nostri eroici portatori di solidarietà ,tra un pasto caldo e la distribuzione di medicinali,dal 2008 hanno creato solidi legami in loco soprattutto presso l’enclave dei Karen, un popolo in armi contro il governo dal 1948.Questo grande amore per la Birmania lo acquisiscono attraverso le esperienze della Onlus Popoli , mirabilmente diretta da un comunitarista anticomunista Franco Nerozzi, che dopo aver costruito strutture sanitarie in loco arruola pure mercenari per tentare un colpo di stato nelle isole comore.

Non rimane indietro neanche una realtà emergente nel panorama della destra,Lealtà ed Azione, legata agli Hammerskin, che attraverso la controllata La Superba prova ad aprire i battenti pure a Genova.La sede di L&A milanese è in un immobile in carico ad una società immobiliare la Milasl srl, lavatrice a disposizione del clan calabrese Destefano e trapiantata da anni nel milanese come la peggior specie di gramigna.I lealisti hanno avuto un buon esempio in famiglia, il presidente della sezione Hammerskin Milano, Domenico Bosa detto “Mimmo Hammer”, che con disinvolta eleganza frequenta trafficanti di droga slavi operanti sotto la Madonnina e presenzia al funerale del boss Mimmo Pompeo.

4) Un pò di storia

Il rapporto mafia-camerati è un sodalizio di lungo corso.Nasce prima di quei rapporti che negli anni 70 legano esponenti di gruppi come i Nar a criminali di ogni risma.Inzia ben prima dell’ascesa di Carminati a Roma legato alla ormai nota Banda della Magliana ed ancora prima di Fausto e Iaio uccisi r perché stavano realizzando un ‘inchiesta su un giro di spaccio gestito da neofascisti.

Il sodalizio inizia proprio durante il regime quando ,a dispetto della propaganda dell’epoca ed attuale,il potere mafioso legato al gruppo dei latifondisti inizia ad intrecciare rapporti di reciproca convenienza con il governo di Mussolini.

Il regime si servì spesso dei servigi dei clan per eliminare fastidiosi personaggi antifascisti, un esempio su tutti l’omicidio dell’anarchico Carlo Tresca italiano a New York, realizzato grazie al boss Vito Genovese che Mussolini ospitò e protesse in Italia a metà degli anni 30 quando era scappato dagli Usa perché ricercato.

La tanto mitizzata e glorificata operazione portata avanti dal Prefetto Cesare Mori,il prefetto di ferro, produsse molti meno risultati di quanto si pensa.

Calando un velo pietoso sui metodi molto poco democratici usati dal prefetto,purtroppo molto in linea con le abitudini del ventennio, gli arresti di massa interessano piccoli e medi personaggi dei clan e veramente pochi tra i livelli alti.

La tanto osannata operazione antimafia il cui culmine è l’assedio di Gangi, nel quale il prefetto fa circondare un paese ad alta densità mafiosa e per stroncarne la resistenza taglia acqua ed elettricità facendo così pagare soprattutto alla povera gente le conseguenze di questa strategia,diviene una scusa per mascherare ancora di più la repressione e per buttare addosso la nomea di briganti anche ad oppositori in odore di antifascismo, o semplicemente per regolare conti all’interno del pnf, vedasi il caso del gerarca Alfredo Cucco, poco allineato al partito ed al gruppo di potere dei latifondisti che fu arrestato e tenuto fuori dalle decisioni in Sicilia dopo un iter processuale che lo vedrà impegnato per 4 anni.Al suo rientro nei ruoli di partito la mafia ed i padroni terrieri avranno completato l’infiltrazione nei vertici locali.

La grande avventura del prefetto Mori viene all’improvviso stoppata dal Duce che per i meriti acquisiti sul campo lo promuove senatore.Non ci è dato sapere quanto Mori fosse consapevole o meno, c’è da dire che nel momento in cui le sue indagini si rivolgono verso gli strani rapporti tra alcuni uomini d’onore e notabili fascisti la sua avventura finì in maniera repentina, viene insomma stipulato un patto “stato–mafia”,ancora attuale a quanto pare, che a fronte ad una non belligeranza impegna alcuni uomini d’onore in ruoli chiave del partito,si assiste insomma alla fascistizzazione dei clan

Passata la buriana a parte la schiera di peones, le pene agli arrestati del periodo Mori furono notevolmente ridotte ed i provvedimenti di confino revocati, l’operazione di propaganda era finita e nulla si era fatto affinché la condizione sociale ed economica in qui versava la maggior parte dei siciliani fosse migliorata, in modo così da poter permettere un reale affrancamento dal giogo criminale, il latifondo si era di nuovo confermato come un vero potere forte che neanche la tanto autocelebrata forza delle camicie nere era riuscita a sconfiggere o meglio non aveva voluto farlo.

Dopo questa stagione la Sicilia verrà completamente abbandonata come il resto del sud da Mussolini che mediò una conveniente convivenza.

Ma i mafiosi non hanno valori solo interessi ed al presentarsi di un’occasione più ghiotta, come avere un credito con il governo Usa per tutelare gli interessi di oltreoceano, abbandoneranno il duce al suo destino facendo da testa di ponte per gli alleati in Sicilia.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *