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24 marzo 1999 il giorno della vergogna di D’Alema, Berlusconi e Prodi, di Ue e Nato

Sono stato invitato dal Forum di Belgrado alla conferenza internazionale che si terrà in questi giorni nella capitale della Serbia, per ricordare la guerra criminale che la NATO scatenò contro quel paese esattamente venti anni fa. Non potrò essere presente ma voglio qui condividere ciò che avrei detto in quella sede, anche per conto di Potere al Popolo che condivide le ragioni e i temi alla conferenza.

Il 24 marzo 1999, violando ogni legalità internazionale e ogni diritto umano, i bombardieri della NATO iniziarono i loro raid contro quella che allora si chiamava Repubblica Federale Yogoslava di Serbia e Montenegro. Il governo italiano, guidato da D’Alema, sostenuto da Cossutta e Cossiga, appoggiato in questo caso da Berlusconi, con il consenso del presidente della Repubblica Scalfaro, decise di partecipare alla guerra. In realtà la decisione l’aveva già presa il governo Prodi, che prima di cadere per il venir meno del sostegno di Rifondazione Comunista, aveva deliberato l’Act Order con il quale si predisponevano le nostre forze armate alla guerra sotto comando NATO.

Così i bombardieri italiani ebbero l’onore, D’Alema ha sempre rivendicato l’impresa, di partecipare alla prima guerra europea dal 1945, al primo bombardamento aereo di una capitale europea, Belgrado, dalla sconfitta del fascismo.

Non c’erano risoluzioni ONU che neppure lontanamente autorizzassero l’intervento della NATO. La guerra avveniva in brutale violazione del diritto internazionale e per noi in spregio dell’articolo 11 della Costituzione. Allora per giustificarla comparve per la prima volta quel termine “comunità internazionale” che poi è diventato di uso comune – fino ai giorni nostri, fino all’aggressione al Venezuela – per giustificate le guerre banditesche di USA, NATO, e Unione Europea.

Comunità internazionale vuol dire che un gruppo di paesi ricchi e potenti, in minoranza tra gli stati del mondo, si arrogano il diritto di usare la loro forza militare per dominare il mondo. Comunità internazionale è l’esatto opposto di legalità internazionale, sta ad essa come la licenza di sparare di Salvini sta al nostro diritto costituzionale.

L’aggressione chiamata Allied Force durò fino a giugno 1999, per 78 giorni i bombardieri NATO compresi quelli italiani scaricarono morte e alla fine migliaia di civili vennero uccisi, centinaia di migliaia rimasero senza casa e senza lavoro, le officine Zastava vennero rase al suolo come tante altre fabbriche, lasciando in miseria per decenni intere comunità.

Tutto il territorio di Serbia e Montenegro fu avvelenato da tonnellate di uranio impoverito sparato dalle forze NATO, che ancora oggi mietono vittime tra la popolazione e anche tra i militari NATO, compresi quelli italiani, che da allora presidiarono il Kosovo.

Il Kosovo, fu per quella terra a maggioranza albanese, formalmente parte della Serbia, che si scatenò la guerra. Le forze indipendentiste di quel paese guidate dall’UCK, organizzazione che si finanziava anche col commercio della droga ed il traffico di organi umani, avevano scatenato la guerriglia alla quale aveva risposto l’intervento militare serbo.

Era l’ultimo atto della lunga guerra civile che dal 1992 aveva smembrato la Yugoslavia. La cui frantumazione era stata spinta dalla Germania, dalla nascente Unione Europea, dal Vaticano di Papa Giovanni II e ovviamente dagli USA. Per interessi diversi ma convergenti, di fronte al crollo del socialismo reale, tutti volevano economicamente, politicamente e persino sul piano religioso giungere alle frontiere con la Russia.

L’espansione verso est dell’Unione Europea e della NATO scelse come vittima sacrificale la Yugoslavia, alimentandone e armandone ogni separatismo.

Le stesse forze politiche di centrodestra e centrosinistra che oggi approvano la repressione dello stato spagnolo contro la pacifica Catalogna, in Yugoslavia sostennero le forze separatiste più violente. E oggi UE e NATO tengono in piedi il governo ucraino con ministri nazisti, mentre il Parlamento europeo ha appena votato una risoluzione di rottura con la Russia ed i paesi che confinano con essa si armano.

La sostituzione della comunità internazionale occidentale alla legalità internazionale, la marcia verso est di Germania e USA, UE e NATO sono due componenti fondamentali della guerra alla Yugoslavia, che giungono fino al mondo di oggi. Ma non sono le sole. Ce ne è anche una terza che venne messa in campo allora e che oggi domina il nostro mondo: la diffusione da parte del potere di fakenews determinanti per giustificare e propagandare la guerra.

Il casus belli di allora fu il cosiddetto massacro di Račak , un combattimento tra UCK e forze militari serbe che la propaganda mediatica USA trasformò in una strage di donne e bambini. Quella strage, di cui oggi è dimostrata l’invenzione, imperversò sui nostri mass media e nel suo nome partirono i bombardamenti “umanitari”. In Italia anche CGILCISLUIL si schierarono con la guerra, giustificata ipocritamente come “contingente necessità”. Si metteva in moto allora quella macchina delle bugie che poi abbiamo visto in azione in Iraq, in Siria, in Libia in ogni guerra occidentale, ultima quella che si sta montando contro il Venezuela.

Sì, dobbiamo ricordare la sporca guerra di venti anni fa perché essa ha dato il via alla terza guerra mondiale a pezzi denunciata da Papa Francesco.

Il centro sinistra mondiale di allora, da Clinton a Prodi a D’Alema, fu uno dei principali responsabili dell’avvio di questa stagione di guerre e anche, e non è un caso, della distruzione della sinistra e del ritorno in campo della destra reazionaria. Il bombardamento di Belgrado fu un crimine e diffuse un veleno politico che continuerà ad intossicare il mondo occidentale. Finché la UE e la NATO non verranno messe in discussione, proprio nel nome di quei principi di democrazia e umanità che per esse sono diventati solo slogan da appiccicare sulle ali dei bombardieri.

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3 Commenti


  • Atdhe

    Non bisogna dimenticare che all’origine dell’intera vicenda sono le reiterate violazioni dei più elementari diritti umani compiute dell governo Miloseviç, attraverso la cossideta “pulizia etnica”, gli stupri di massa, le deportazioni. La carateristica di questi crimini è, non dimentichimolo, di essere l’opera di Stati contro gruppi di popolazione chiusi nei loro confini. Il Segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, a proposito della “pulizia etnica” attuatta da parte di Millosceviç nei confronti della popolazione di etnia Albanese del Kosovo, non abbia esitato a parlare di “tentato genocidio”. Ricordiamolo tutto questo, compreso il “tentativo di genocidio “, a quattro passi dall’ITALIA, nel cuore del’EUROPA.


    • Redazione Contropiano

      Dissentiamo radicalmente da questa visione sulle cause dell’aggressione della Nato alla Jugoslavia. La sua è esattamente la visione costruita dalle potenze della Nato per legittimare la “guerra umanitaria”. Lo abbiamo scritto, documentato e solo poche settimane dopo la fine dei bombardamenti venne fuori che molte delle notizie diffuse erano false (dalle fosse comuni inesistenti alla pulizia etnica in Kosovo).


  • Atdhe

    Antonio Russo… “L’impegno è cercare di difendere soprattutto
    i valori dell’umanità perché poi i fondamenti dei diritti dell’uomo
    sono sulla difesa dell’umanità, quindi il rispetto della dignità il
    rispetto dei diritti umani.

    Questo è forse uno dei compiti più ardui e più difficili e
    soprattutto anche come corrispondenza di guerra perché spesso, per
    quella che è la mia esperienza personale, di rischiare di essere preso
    dai giochi delle parti all’interno di queste anarchie, anche
    involontariamente, perché è un grande gioco, è un gioco agli scacchi in
    cui le regole si inventano di volta in volta.

    Quindi questo è il tentativo che io nel Kosovo ho fatto. E’ stata
    un’etica della scelta, è stata una scelta difficile, consapevole,
    sapevo di trovarmi in pieno isolamento e nel rischio anche della vita e
    dovere contare solo su me stesso e comunque poter comunicare con
    l’esterno per dire quello che succedeva e condividere con il popolo, il
    popolo kosovaro, quella che è stata, alla fine del millennio una
    ripetizione di una Shoah e che anche proprio sulla pelle, come mia
    esperienza personale dover poi anche fuggire con gli stessi profughi,
    provare lo stesso terrore, condividere con loro la deportazione nel
    treno, “blase” – che significa “fango” in macedone – il condividere con
    loro il fango ,quindi, il nostro era un evento giornalistico ma anche
    umano.”

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