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Kiev tenta blitz militare in Crimea, Mosca invia altre truppe

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Durante la notte un gruppo uomini armati inviati dal governo di Kiev ha tentato di occupare il Ministero degli Interni della Repubblica Autonoma di Crimea. Durante il blitz, frustrato dall’intervento delle milizie di autodifesa che da giorni presidiano le sedi istituzionali del territorio ucraino a maggioranza russa, alcune persone sono rimaste ferite. 

“Quest’ultimo episodio conferma l’intenzione da parte di certi circuiti politici di Kiev di destabilizzare la situazione nella penisola” ha tuonato il governo russo. “Invitiamo coloro che danno gli ordini a Kiev di smetterla di perseguire questa strada. E’ irresponsabile continuare a forzare la già assai tesa situazione in Crimea” continua il comunicato di Mosca.

Questa mattina all’alba intanto alcune decine di uomini armati di kalashnikov e incappucciati, in uniforme ma senza distintivi che ne consentano l’identificazione, hanno preso posizione nei pressi del Parlamento della Crimea a Sinferopoli. Secondo molte fonti si tratterebbe di membri delle forze speciali russe.

Nelle ultime ore più di 20mila persone che sventolavano bandiere russe e con la falce e martello hanno protestato a Donetsk, grande città nelle regioni minerarie dell’est dell’Ucraina, a sostegno delle “aspirazioni della Crimea a riunirsi alla Russia”. 
Dopo quanto accaduto nella notte il presidente del Consiglio dei Ministri della Crimea, Sergéi Aksiónov, ha dichiarato di aver assunto temporaneamente il comando di tutte le formazioni militari nel territorio a maggioranza russa ed ha chiesto ufficialmente l’intervento del governo di Mosca a difesa del diritto all’autodeterminazione della popolazione della penisola. Il referendum sul futuro del territorio russo ceduto all’Ucraina da Nikita Kruscev negli anni 50, intanto, è stato anticipato dal 25 maggio al 30 marzo.

D’altronde la Russia ha dimostrato in questi giorni che non ci sta a farsi sfrattare dalla Crimea e dalle altre regioni russofone dell’Ucraina. E quindi mostra i muscoli mandando militari a presidiare le zone “irrinunciabili”. Attualmente il numero di soldati russi presenti nel territorio della Crimea sarebbero arrivati a 6000 mentre la Gazprom ha ricordato al nuovo golverno di Kiev che l’Ucraina è debitrice di 1,5 miliardi di euro di gas non pagato e che i prezzi di favore finora applicati dall’azienda di Mosca potrebbero essere alzati.

Ieri all’aeroporto militare di Gvardiiski, vicino alla capitale della Crimea, Sinferopoli, sono atterrati 13 aerei militari russi Il-76 ognuno con a bordo 150 paracadutisti per un totale di 2.000 soldati. A diffondere la notizia è stato il “rappresentante permanente del presidente ucraino in Crimea”, ovvero del nuovo regime di ultradestra che controlla Kiev, Serghiei Kunitsin.

Il presidente ucraino ad interim, Aleksandr Turcinov, ha chiesto al leader russo Vladimir Putin di far cessare “l’aggressione non dissimulata” in Crimea. “Mi rivolgo personalmente al presidente Putin – ha detto Turcinov in un messaggio alla tv – per chiedergli di fermare immediatamente la sua aggressione non dissimulata e di ritirare i suoi militari in Crimea. 
Ma come ogni conflitto provocato dalla destabilizzazione esterna, anche quello ucraino si va rapidamente internazionalizzando.
E infatti si sono fatti subito sentire gli Stati Uniti, tramite il presidente Obama. ‘Siamo profondamente preoccupati. Ogni intervento in Crimea sarebbe una grave violazione del diritto internazionale e della sovranità ucraina”. “La situazione è fluida: abbiamo contatti continui con le autorità russe”, ha aggiunto Obama, che poi ha sottolineato: “Un intervento russo in Ucraina avrebbe un costo”. Barack Obama ha sottolineato che un intervento armato ad opera della Russia avrebbe “delle conseguenze”, senza però specificare di che natura. Il presidente Usa ha quindi ribadito che gli Stati Uniti appoggiano “la sovranità territoriale dell’Ucraina”. Adesso, prima invece inviava McCain et similia per accentuare il conflitto interno…
Anche il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito sulla crisi in Crimea, prima in forma privata, poi per consultazioni a porte chiuse per ascoltare un briefing di Oscar Fernandez-Tarranco del Dipartimento agli affari politici e il nuovo ambasciatore di Kiev.

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