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Newroz: bomba dell’Is fa strage di curdi. Attesa per l’annuncio di Ocalan

Lo Stato Islamico ha colpito ieri nuovamente la popolazione curda proprio alla vigilia della celebrazione oggi del Capodanno zoroastriano, iniziata ieri in molte delle comunità curde sparse tra Turchia, Siria, Iran e Iraq.

Secondo un bilancio che è purtroppo destinato a salire almeno 35 persone sono morte e 70 sono rimaste ferite negli attacchi multipli scatenati contro la folla che festeggiava il nuovo anno nella città di Hasake, al confine tra Siria e Turchia, nel cantone di Cezira (Rojava-Kurdistan occidentale).

Secondo le fonti un ordigno esplosivo è esploso nell’area delle celebrazioni del Newroz ad Hasake, e poi un kamikaze dello Stato Islamico si è fatto esplodere nel quartiere di Al-Mufti della stessa città, dove si stavano svolgendo le celebrazioni del capodanno curdo.

Molte le persone gravemente ferite che sono state condotte negli ospedali della città e delle località vicine. Le bande jihadiste potrebbero replicare oggi la strage in altre località e già ieri i miliziani jihadisti sunniti hanno decapitato tre peshmerga – miliziani agli ordini del governo regionale curdo dell’Iraq settentrionale – nel Kurdistan del sud, minacciando che se le celebrazioni del Newroz continueranno, bruceranno vivi altri 21 peshmerga.

Intanto c’è molta attesa tra i curdi, e non solo, per l’annuncio che dovrebbe realizzare oggi dalla prigionia nell’isola/carcere di Imrali, in Turchia, il leader del Partito dei Lavoratori Abdullah Ocalan. E’ infatti previsto per oggi, proprio in occasione di una data altamente simbolica per tutto il popolo curdo,  la diffusione dei termini previsti da una nuova “road-map” per il superamento del conflitto con la Turchia, un processo che Ocalan ha cercato di rilanciare tre settimane fa chiedendo al Pkk di deporre le armi in vista di un accordo generale con Ankara. Già presentato come “storico” dai sostenitori del fondatore del Pkk, che è condannato all’ergastolo, il piano di pace sarà letto di fronte a centinaia di migliaia di persone attese per celebrare il “Newroz” a Diyarbakir, la maggiore città curda in Turchia. Nessun dettaglio finora sulla lettera, che è stata consegnata ieri dal leader curdo imprigionato ad alcuni esponenti della sinistra curda che lo hanno visitato a Imrali. In essa dovrebbero esserci misure concrete per far avanzare le discussioni avviate nell’autunno 2012 tra il governo Erdogan e il fondatore del Pkk per porre termine a un conflitto costato la vita, dall’inizio degli anni ’80 ad oggi, a decine di migliaia di persone. Si tratta di una “road-map per la nazione e la regione, con dettagli teorici e pratici sul cammino della pace” ha comunque spiegato il deputato curdo Sirri Sureyya Onder. “Noi ci avviciniamo a una soluzione di questo conflitto vecchio di trent’anni sotto la forma di una pace definitiva” aveva affermato lo scorso 28 febbraio Ocalan in un messaggio in cui chiedeva alla guerriglia curda di convocare un congresso straordinario per decidere la fine della lotta armata. 
“Prima una soluzione, poi il disarmo” aveva però replicato uno dei capi militari della ribellione, Cemil Bayik dal suo nascondiglio sui monti Kandil, nel nord dell’Iraq. Anche se i ribelli non rivendicano più l’indipendenza, continuano a chiedere un’ampia autonomia per i 15 milioni di curdi di Turchia, il 20% della popolazione del paese. Inoltre chiedono l’abrogazione della controversa legge sulla “sicurezza interna” in discussione al Parlamento, che concede poteri illimitati a polizia e magistratura nella repressione della dissidenza politica.

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