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L’ex deputato ucraino Igor Markov arrestato in Italia dall’Interpol

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Alla Duma di Stato vedono ragioni diverse, da quelle addotte ufficialmente, nell’arresto a San Remo, da parte dell’Interpol, dell’ex deputato della Rada ucraina Igor Markov, scriveva ieri Ria Novosti e citava le parole del primo vicepresidente della frazione parlamentare Russia unita e membro della Commissione difesa alla Duma, Frants Klintsevič, secondo il quale il potere ucraino scova ogni pretesto per chiamare a rispondere qualsiasi cittadino che “anche una sola volta, si sia espresso contro l’attuale potere”. Si tratta di “pura politica” ha detto Klintsevič; Markov “è un ex deputato; non è né il primo né sarà l’ultimo. Ci sono già stati altri prima di lui e dopo ce ne sarà più di uno. Sul fatto che l’arresto e tutta la faccenda abbia un sottofondo politico, ovviamente, non ho alcun dubbio. Là, oggi, non accade nulla in altro modo. Essi, i dirigenti ucraini, non hanno altro modo di distrarre la popolazione. E per quanto riguarda l’Europa, sapendo chi sta dietro a tutto quanto accade in Ucraina, esaudiscono fulmineamente ogni richiesta”.

Il portavoce del Ministero degli interni ucraino, Artëm Ševčenko, ha dichiarato ieri che la Procura generale sta preparando la richiesta di estradizione dell’ex deputato, accusato di “teppismo e lesioni personali”, per fatti che risalgono in realtà a prima del colpo di stato del febbraio 2014. Era infatti stato fermato nell’ottobre 2013, accusato di aver preso parte a tafferugli a Odessa nel 2007, contro gli “occidentalisti” che intendevano disturbare la cerimonia di inaugurazione del monumento a Caterina II. Moskovskij komsomolets scriveva ieri con ironia che Markov era considerato “l’unico prigioniero politico di Janukovič”; rimesso in libertà dopo Majdan, contro di lui era stato spiccato mandato d’arresto lo scorso novembre ed era da poco ricomparso in pubblico come membro del Comitato di salvezza nazionale ucraino, fondato la scorsa settimana a Mosca (ma per ora non riconosciuto dal Cremlino) dall’ex premier Nikolaj Azarov.

Proprio Azarov ha rilasciato le prime dichiarazioni a proposito dell’arresto di Markov: “Il Comitato è convinto che il suo arresto e la sua possibile estradizione in Ucraina, rappresentino una vendetta politica contro un oppositore. Non ci sono dubbi che si tratti della reazione del potere ucraino alla nascita della nostra organizzazione”. Azarov dice inoltre che il Comitato “si rivolge al presidente dell’Interpol, Mireille Ballestrazzi, ai parlamentari e alla leadership italiana, a tutta la comunità europea, perché ostacolino la vendetta politica sulle forze di opposizione ucraine e non consentano la consegna di Markov al regime criminale di Kiev secondo una tale ridicola accusa”, tanto più che il fascicolo Markov, aperto nel 2007, era già stato chiuso per assenza di prove.

Nell’intervista al Moskovskij komsomoltets, Markov dichiarava di essere stato contrario alla politica accomodante di Janukovič, di essere stato tra i primi a lasciare la frazione parlamentare del Partito delle Regioni (di Janukovič) e di aver detto all’ex presidente che il suo corso avrebbe condotto l’Ucraina alla catastrofe, come poi è purtroppo avvenuto. Markov aveva accusato Janukovič di aver tradito le linee elettorali – Unione doganale, federalizzazione e referendum – a favore dell’eurointegrazione e della struttura unitaria e non federale del paese. In sostanza, afferma Markov, “tutti i presupposti di quanto sta avvenendo oggi in Ucraina, sono stati posti da Janukovič: si parlava della possibilità di golpe già nel 2013; Majdan ci sarebbe stata comunque, ma la si stava preparando per il 2015. Tutti lo capivano. Come mai gli americani decisero di attuarla un anno e mezzo prima? Perché videro che la situazione nel paese era già pronta; che quel criminale di Janukovič, con le sue azioni, aveva già preparato il terreno per il proprio rovesciamento. Invece di dare ordini risoluti per difendere l’ordine costituzionale, condurre un’operazione anti terrorismo nell’Ucraina occidentale, dove si andavano formando i raggruppamenti armati e arrestare i congiurati, egli, come una talpa, scappò, lasciando tutti i suoi compagni di partito”.

Igor Markov aveva rilasciato l’intervista a Moskovskij komsomolets nei giorni immediatamente precedenti il suo viaggio in Italia: siamo propensi a dubitare che l’Italia risponda all’appello di Nikolaj Azarov e rifiuti “la consegna di Markov al regime criminale di Kiev”.

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