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Francia: governo impone ‘Loi Travail’, notte di proteste e scontri

Una “negazione della democrazia” e “un insulto al popolo”. Rispondendo all’appello del movimento “Nuit debout” ieri sera decine di migliaia di persone sono scese nelle piazze delle principali città della Francia per protestare contro il colpo di mano del governo, che ha deciso di evitare il passaggio parlamentare per l’approvazione della contestatissima riforma del lavoro che aumenta la precarietà e rende i licenziamenti più facili.
Le proteste contro la controriforma del lavoro – ribattezzata ‘legge El Khomri’ dal nome della ministra del Lavoro – sono iniziate il 9 marzo e hanno avuto il loro punto più alto il 31 marzo scorso, quando quasi un milione di persone sono scese in piazza in tutta la Francia. Alcuni sindacati sono entrati nella contesa con scioperi e altre mobilitazioni, anche se il movimento di protesta ha chiesto, in particolare alla CGT, un atteggiamento più coraggioso e combattivo dopo l’accordo raggiunto dal governo con una sigla più moderata, la Cfdt.

Ma dopo quasi due mesi di manifestazioni, proteste e scioperi, ieri il premier socialista Manuel Valls, dopo aver riunito in seduta straordinaria il Consiglio dei Ministri ed aver ottenuto il via libera, ha annunciato il ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione, che consente all’esecutivo di aggirare il voto dell’Assemblea nazionale, dopo essersi reso conto che non solo le opposizioni ma anche una parte dei parlamentari socialisti non erano disponibili a votare a favore di quello che è stato ribattezzato, viste le similitudini, “il jobs act” francese.

Una scelta gravissima, che esautora il parlamento e che in passato era stata adottata raramente. Durante il mandato di Francois Hollande – il presidente allo stato meno popolare della storia della Francia del dopoguerra – l’escamotage concesso dalla Costituzione presidenzialista per permettere al governo di legiferare bypassando il Parlamento è stato utilizzato solo una volta, per approvare la cosiddetta legge Macron che liberalizzava gli orari dei negozi e di alcuni settori produttivi.

La reazione della piazza è stata immediata, con alcune delle manifestazioni che sono state attaccate dalle forze dell’ordine alle quali il governo ha imposto la mano dura mentre in altri casi sono state le frange più radicali del movimento soprannominato ‘Nuit Debout’ – Notte in piedi – a passare all’attacco.

A Parigi un migliaio di persone ha manifestato davanti all’edificio dell’Assemblea Nazionale ed ha bloccato la circolazione sul ponte della Concorde, di fronte a un imponente schieramento di polizia. Circa duemila persone sono scese in piazza a Tolosa, dove si sono verificati scontri con la polizia, con lanci di pietre a cui gli agenti hanno risposto con i gas lacrimogeni: feriti alla testa due manifestanti, mentre la polizia ha “dovuto smentire” – affermano le agenzie di stampa – di aver usato i manganelli. E ancora in centinaia hanno manifestato a Lione, a Lilla, a Marsiglia, a Strasburgo e a Tours, dove la circolazione di bus e tram è stata bloccata per un’ora e mezza dai manifestanti. Due diversi cortei hanno attraversato Nantes, ed anche in questa città si sono verificati scontri. Una part dei manifestanti ha assaltato il municipio governato da un sindaco socialista, e hanno lanciato bottiglie contro la polizia, che ha risposto con i lacrimogeni. Verso mezzanotte per una mezz’ora è stata vera guerriglia tra i manifestanti che tentavano di costruire una barricata e gli agenti in assetto antisommossa. E ancora proteste a Rennes e scontri a Caen, dove secondo la polizia una quarantina di persone avrebbero “saccheggiato” gli uffici locali del Partito socialista. A Grenoble si sono verificati alcuni scontri dopo una manifestazione di quasi un migliaio di persone. E ancora a Montpellier scontri e un fermo.

Ieri nella capitale sono scesi in piazza con un corteo spontaneo anche gli cheminots, i ferrovieri, che protestano per le dure condizioni di lavoro. Contro di loro la polizia ha usato gas urticanti. Nei giorni scorsi, sette sindacati (Cgt, Fo, Fsu, Solidaires, Unef, Fidl, Unl) hanno indetto per domani la quinta giornata di mobilitazione e proteste dall’inizio della mobilitazione. 

Nuove manifestazioni sono già in corso mentre scriviamo ed altre sono state annunciate nel pomeriggio ed in serata, mentre le opposizioni hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti dell’esecutivo. Tutto dipenderà dal comportamento dei socialisti dissidenti: se andranno fino in fondo nella loro critica nei confronti delle misure liberiste del governo Valls e voteranno la sfiducia per Hollande e per il Primo Ministro sarebbe un duro colpo. Alcuni dirigenti del Partito Socialista hanno avvertito che i deputati del gruppo che voteranno a favore della ‘mozione di censura’ delle opposizioni verranno espulsi immediatamente.

Intanto, approfittando del clima di tensione frutto dell’intransigenza del governo, il Senato di Parigi ha votato il prolungamento fino al prossimo luglio dello stato d’emergenza proclamato a metà novembre dopo gli attacchi nel centro della capitale.

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