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Riforma della P.A. La vendetta contro chi lavora

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Una prima sintetica analisi della “riforma della pubblica amministrazione” partorita da Renzi e Madia. Una conferma della necessità dello sciopero generale, proclamato dall’Usb per giovedi 19 giugno.

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Con la riforma della P.A. di venerdì 13 giugno il governo Renzi mostra il suo vero volto autoritario e cinico, presentando a tutti il conto degli 80 euro che pochi hanno visto. Non è vero che la riforma manca di organicità, è anzi fin troppo chiaro il suo obiettivo: cancella i diritti dei lavoratori, il welfare, i servizi e riduce la Pubblica Amministrazione a sportello gratuito per le imprese.

 

Cosa più grave: non c’è nessun impegno per il rinnovo economico dei contratti, bloccati dal 2009 e destinati ad esserlo ancora per molti, molti anni. Le retribuzioni di 3,3 milioni di lavoratori pubblici sono tornate al livello di 30 anni fa, l’ingiustizia resta.

 

I lavoratori del pubblico impiego sono l’agnello sacrificale di questa operazione, in alcuni tratti ammantata da una vecchia ma sempre efficace demagogia populista e che  di buono non ha proprio niente.

Basta leggere i documenti ufficiali, per comprendere cosa stia realmente accadendo.

Oggi nessuno può avere più l’alibi di non aver capito:

MOBILITA’ SELVAGGIA

·    Viene introdotta la mobilità obbligatoria, fino a ieri negata dal ministro Madia in maniera tale da non allarmare i lavoratori e non disturbare il manovratore. I lavoratori possono essere trasferiti, anche in assenza di necessità oggettive, all’interno dello stesso Comune oppure nell’arco di 50 kilometri, anche in Amministrazioni diverse. Nessuna  forma di tutela attraverso il coinvolgimento del sindacato: viene ribadito in maniera esplicita che è nullo qualsiasi accordo o contratto in contrasto con questa previsione.

TAGLIARE GLI ENTI

 

·    Viene dichiarata apertamente la volontà di ridurre  la presenza dello Stato  e gli uffici periferici dovranno essere riarticolati a livello regionale, così come si parla di prefetture e di camere di commercio regionali, di accorpamenti di enti nazionali e Centrali. Questa operazione, insieme all’accorpamento degli uffici periferici di diverse amministrazioni e all’obbligo di gestione unitaria di servizi strumentali (gestione del personale, del patrimonio, servizi contabili, sistemi informatici…) che interesserà centinaia di miglia di lavoratori, oltre ad allontanare la P.A. dai bisogni dei cittadini, avvierà di fatto un processo di mobilità coatta di massa .

DEMANSIONAMENTO

·    In caso di esubero, sempre che non si venga licenziati, è prevista la possibilità di demansionamento attraverso la collocazione in una qualifica inferiore o in una posizione economica meno favorevole, al fine di “ampliare le occasioni di ricollocazione”, che non è detto vi siano.  Il concetto di diritto acquisito salta definitivamente e il lavoratore del pubblico impiego deve imparare a vivere con la valigia pronta per andare  dove lo mandano, anche con un salario molto più basso di quanto percepito fino ad oggi, pur di continuare a lavorare.

 

 

 

NESSUN CONTRATTO

 

·    Ovviamente nessun riferimento al rinnovo economico dei contratti. Il lavoratore pubblico deve introiettare che non ha più alcun diritto, perché inutile, fannullone, non più funzionale al progetto organico di trasformazione in peggio del modello sociale.

 

 

 

PRECARI A CASA

 

    Nessun riferimento neanche ai 250.000 precari della P.A. Anche per loro nessun diritto acquisito da rivendicare. Come se 10-15 anni di lavoro svolto al servizio dello Stato e della cittadinanza non fossero assolutamente serviti a nulla.

 

 

 

NESSUNA TUTELA

 

·    Per mettere in campo un’operazione così devastante all’interno della P.A. è necessario che i lavoratori siano il più possibile disuniti, soli e  soprattutto soli di fronte alla controparte. Dove esiste un sindacato degno di questo nome, deve cessare di avere quella funzione di tutela necessaria alla salvaguardia dei diritti collettivi. Se possibile deve cessare di esistere. Per questo Renzi e Madia riducono del 50% permessi (in particolare alle RSU), distacchi e aspettative sindacali senza che ciò produca il benché minimo risparmio .

 

 

 

Il governo Renzi non ha nessuna intenzione di rispondere ai bisogni di cittadini e lavoratori in carne e ossa e si inventa un consenso virtuale alla riforma che nel Paese reale non c’è. Intanto, nel solito gioco delle parti in commedia Cgil, Cisl, Uil rinunciano alla lotta e annunciano opposizione in quel Parlamento di cui sono maggioranza complice e prospettano reazioni gandhiane a una riforma di violenza inaudita.

 

Oggi non scioperare contro questo attacco così pesante significa essere complici del tentativo di  distruzione dello stato sociale e negativamente responsabili in prima persona del proprio destino lavorativo. Perché oggi nessuno può più avere l’alibi di non aver capito la portata della posta in gioco!

 

IL 19 GIUGNO SCIOPERO GENERALE LAVORO PUBBLICO – MANIFESTAZIONI REGIONALI

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