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Dopo Almaviva tocca ad Alitalia? 1500 esuberi e tagli ai salari

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Nell’incontro del 27 dicembre tra azienda e sindacati, l’Alitalia ha chiesto un congelamento temporaneo (per due mesi, gennaio e febbraio) degli automatismi (cioè gli scatti di anzianità) a decorrere da gennaio. Una misura che riguarda solo una parte del personale di volo (dei 5 mila piloti e assistenti di volo, quelli con più di 24 anni di anzianità non maturano più scatti. Intanto circolano indiscrezioni sul Piano Industriale dell’azienda. Preoccupa la dimensione degli esuberi (sembra si stia ragionando su circa 1.500 lavoratori), ma l’azienda ha annunciato cinque giorni fa che presenterà ai sindacati il Piano industriale solo il 10 gennaio prossimo

 La decisione di Alitalia di bloccare gli scatti di anzianità del personale segue lo stesso schema che ha portato alla infinita crisi della maggiore compagnia italiana. Ancora non si è aperta la discussione di merito sul piano industriale, di cui siono solo delineato alcune generiche linee guida, che la dirigenza ha già fatto il primo passo attaccando il costo del lavoro.

Dopo i disastrosi risultati delle recenti e dolorose ristrutturazioni basate su migliaia di licenziamenti e tagli ai salari, si persevera su una strada sbagliata, come dire “schema che perde non si cambia”.

E’ ormai palese che l’unica strada che porta alla salvezza e al rilancio della compagnia è quella che passa per gli investimenti sulla flotta di Lungo Raggio, che rimette in discussione i vincoli di un’alleanza con Air France-Klm che ha impedito sviluppo e sottratto risorse e chieda allo Stato regole uguali per tutti gli operatori del settore per mettere fine a una condizione che va ben oltre la più folle deregulation.Una strada onerosa e lunga che avrà bisogno del supporto dello Stato, non solo attraverso un nuovo sistema di regole finora mai attuato, ma anche con un intervento diretto se la situazione dovesse tracollare.

Pensare che anche questa volta si possa attingere al pozzo senza fine del fattore lavoro sarebbe sbagliato, iniquo e insostenibile, oltre che molto poco credibile da parte di una dirigenza che si trova a presentare per la terza volta un piano lacrime e sangue avoratori.

Per questo motivo, oltre a una doverosa verifica tecnico giuridica della decisione aziendale, motivata dalla mancanza della clausola di ultrattività del CCNL, improvvidamente disdettato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl 6 mesi fa, USB ha chiesto alla dirigenza Alitalia il ritiro di tale provvedimento e ha annunciato l’apertura dello stato di agitazione di tutto il personale del Gruppo Alitalia Sai.

 

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