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Alitalia. Oggi non si vola, contro i licenziamenti e il piano industriale/mattatoio

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I vertici dell’Alitalia appaiono piuttosto preoccupati dello sciopero di oggi. Tra le contromisure adottate per boicottarlo si può leggere che “per limitare i disagi e "riproteggere" il maggior numero di passeggeri, il 5 aprile Alitalia impiegherà aerei più capienti sia sulle rotte domestiche che su quelle internazionali”, inoltre si ricorrerà al crumiraggio in alcuni settori. Leggiamo infatti che “Negli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Linate, la Compagnia ha previsto un rafforzamento del proprio personale per assicurare la massima assistenza ai clienti. E’ stato infine incrementato il numero degli addetti al call center”.

All’aeroporto di Fiumicino è in corso la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Guarda il video

Le sigle sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Ta, USB e CUB Trasporti hanno confermato per oggi uno sciopero di 24 ore. Sono le quattro condizioni irrinunciabili che USB ha presentato ad Alitalia, al governo e alle altre organizzazioni sindacali, alla vigilia dello sciopero del 5 aprile, perché la drammatica crisi della compagnia trovi una soluzione accettabile per i lavoratori.

In un nota l’USB ribadisce tutta la propria insoddisfazione per lo stato della negoziazione, sia nel merito che nel metodo, e la più grande preoccupazione per il termine perentorio fissato al 13 aprile, pena il commissariamento della compagnia. Nell’unico incontro avuto si è capito soltanto che per la compagnia il fattore lavoro non costituisce un problema, anche se la crisi sta tutta nelle scelte sbagliate di Alitalia-Sai che hanno prodotto un crollo dei ricavi:

– posizionamento sbagliato sul mercato

– cronica mancanza di investimenti

– vincoli capestro delle alleanze internazionali

– costi generali fuori (e senza) controllo da anni

Quattro macigni che zavorrano una compagnia costretta di suo a muoversi in un mercato domestico in condizioni di palese concorrenza sleale e dumping generalizzato.

L' USB resta ferma nella valutazione negativa del Piano Industriale presentato dall’attuale dirigenza, che non risponde ai veri problemi di Alitalia, e chiede un intervento diretto dello Stato per garantire l’uscita dalla crisi permanente di ricavi che sta distruggendo la più grande azienda del settore, sino ad arrivare alla nazionalizzazione così come previsto dall’art. 43 della Costituzione.

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