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Melfi. Fca gioca con i numeri e lascia a casa 1640 operai per sei mesi

È ufficiale, per lo stabilimento di Melfi non c’è alcun modello in sostituzione della Grande Punto, almeno per i prossimi 7 mesi. L’accordo siglato oggi tra la Fca di Melfi, Fismic, Fiom, Associazione capi e quadri, Ugl, Uilm e Fim sancisce un periodo di fermo per un numero importante di lavoratrici e lavoratori dello stabilimento lucano di ben 6 mesi, con inizio il 23 luglio 2018. Una batosta per i lavoratori che va denunciata in tutti i modi possibili.

Nell’accordo è dichiarato un numero di esuberi pari a 1640 lavoratori (per giunta soltanto operaie e operai della catena di montaggio) su un totale di 7000. Come mai se la richiesta di contratti di solidarietà è legata alla cessazione del modello Grande Punto, che al massimo vede impegnati su quella linea 600 addetti, si è arrivati a un numero di eccedenze quasi tre volte superiore?

L’accordo, a nostro avviso, non garantisce affatto una rotazione equa in quanto vengono escluse dalla stessa tutte le figure professionali esterne al ciclo produttivo, come se queste non debbano risentire del momento di difficoltà.

Non solo, l’azienda puntualizza nell’accordo che si impegna a non superare per ciascun lavoratore il limite massimo del 70% di riduzione dell’orario di lavoro, ciò significa che potrebbe lasciare a casa dei lavoratori per il 69 % del tempo.
Quale criterio verrà adottato per la rotazione? Chi deciderà eventualmente quali lavoratori saranno chiamati tutti i giorni a lavorare e quali potrebbero restare a casa il 69% del tempo? Su quali basi? Nell’accordo si legge un non ben argomentato parametro di scelta legato alle specifiche professionalità espresse.

L’accordo prevede i corsi di formazione durante il periodo in cui un lavoratore è in contratto di solidarietà, esattamente come avvenne 4 anni fa durante la cassa integrazione per ristrutturazione, ricordiamo tutti benissimo le 2 famose settimane di corso dinamico e statico, accadrà la stessa cosa?

Per giunta l’azienda specifica che per coloro che saranno chiamati al corso di formazione non ci sarà alcuna integrazione economica, quindi si verrà in fabbrica a spese soltanto della collettività.

L’Unione Sindacale di Base di stabilimento ha tutta un’altra idea di come andrebbe affrontato questo momento.

Premettiamo che siamo assolutamente contrari all’utilizzo dei contratti di solidarietà da parte di aziende che per anni riempiono il loro salvadanaio con milioni e milioni di euro di profitto realizzato dai lavoratori e che sistematicamente non appena c’è un minimo momento di flessione chiedono ammortizzatori sociali e sacrifici ai propri dipendenti, senza mai intaccare il loro conto in banca.

Innanzitutto partiamo dai dati molto più reali, gli addetti linea legati alla produzione della Grande Punto sono all’incirca 600, quelli in carne ed ossa e sudore. Quindi in assenza di un nuovo modello sono sì è no il 10 % di tutta la forza lavoro le persone che non troverebbero una collocazione (600 su 7000). Ma in realtà la collocazione c’è eccome!

Basterebbe ripristinare i 10 minuti di pausa tagliati (prima erano 40 e adesso sono 30), questa semplice operazione ricollocherebbe da sola sulla linea Suv all’incirca 120 dei 600 addetti teoricamente in eccesso. 

Basterebbe rispettare la valutazione rischio muscolo scheletrico di tutte le postazioni di lavoro della linea Suv per scoprire che i rimanenti lavoratori della linea Grande Punto troverebbero collocazione proprio sulla produzione della 500X e Jeep Renegade.

Tutti noi sappiamo che la nuova metrica di lavoro “Ergo Uas “ ha tagliato posti di lavoro portando enormi disagi e carichi di lavoro. È arrivato il momento di mettere in discussione le politiche Fca! Forse i lavoratori Fca non saranno bravissimi a dare calci ad un pallone ma hanno arricchito quest’azienda molto più di calciatori strapagati, e quindi meritano molto più rispetto da chi oggi ha deciso di lasciarli a casa.

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