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Alla Sevel di Atessa si sciopera contro ritmi di lavoro massacranti

E all’improvviso è sciopero. Dopo Volvera (Mopar) e Pomigliano (FCA), giovedì 7 marzo si è fermata anche la Sevel di Atessa, prima un’unità di montaggio, seguita subito da altri reparti e squadre.

L’adesione allo sciopero improvviso chiamato dalle RSA USB è pressoché totale, per un’ora gli operai lasciano le linee deserte, tra gli sguardi sconcertati e stizziti dei capi squadra e dei manager.

Lo sciopero è nato tra le linee, deciso e voluto dai lavoratori con risposta all’escalation dei ritmi di produzione, divenuti sempre più pesanti per fare fronte all’impennata dei carichi di lavoro.

A rigor di logica quando si aumenta la produzione, si aumenta il numero degli addetti, invece hanno fatto il contrario.

La Direzione, infatti, ha deciso di posizionare un operaio in meno sulle linee e di aumentare il ritmo delle operazioni svolte da ogni singolo operaio, ritmi per altro già saturi per oltre il 95%.

Si è trattato dell’ennesimo sovraccarico che è andato a erodere persino l’esiguo fattore di riposo, previsto dalla metrica Ergo-uas, sistema che a detta dell’azienda dovrebbe tutelare la salute dei lavoratori.

Uno degli effetti della pressione fisica e mentale è l’aumento dei lavoratori con ridotte capacità lavorative.

In meno di un anno la linea gerarchica della Sevel ha impresso un forte aumento della produzione, solo sulle UTE coinvolte nello sciopero di giovedì, si è passato da 410 a 425 motori il giorno.

Dai 292.000 furgoni prodotti nel 2017 si passati ai 297.000 del 2018, potenzialmente 300.000, se non ci fossero stati i fermi di produzione per varie ragioni, agli scioperi a sostegno delle rivendicazioni operaie, tra cui quello dei lavoratori della Bluetec in difesa del posto di lavoro.

Questi rilevanti aumenti della produzione sono stati ottenuti comprimendo i tempi di produzione e aumentando le giornate lavorative anche con l’imposizione dei sabati pomeriggio lavorativi, in occasione dei quali l’USB ha indetto degli scioperi.

Tira, tira la corda si spezza e i lavoratori con lo sciopero hanno voluto dare un segnale di contrarietà in questo modo schiavista di gestire la produzione.

08/03/2019

 

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