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Minorenne picchiata e denunciata. Solo la Digos è capace di tanto…

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Modena, 11 maggio 2016: agenti in tenuta antisommossa, due edifici sgomberati, sigilli e scontri, una giornata di violenza e feriti e una quindicenne con una frattura all’occhio destro per una manganellata. Storie di ordinaria follia e di “violenza inaudita”, avrebbe commentato, in modo lapidario, la madre di una studentessa, quindici anni, un viso rotondo e una grossa benda sull’occhio destro. Una “reazione spropositata” avrebbe aggiunto, sottolineando l’assurdità del fatto che “un gruppo di ragazzi e ragazzini, anche minorenni, siano stati in prima fila a difendere dei diritti di persone che comunque dovevano essere garantiti”. Quei ragazzini erano lì, in piazzale Redecocca, a difendere i diritti di decine di famiglie senza casa e con bambini, con le quali, aveva dichiarato la ragazza, era stato stretto “un rapporto vero e sincero”.

Lo rifarei”, aveva aggiunto la studentessa, “non mollo i miei ideali”, “sono stata colpita non una, ma due volte, a braccio aperto, da destra a sinistra”. La quindicenne, poco più che una bambina, ha rischiato di perdere l’occhio: l'osso si era spezzato e i chirurghi dell'ospedale di Baggiovara hanno dovuto apporre dei perni per ricostruirlo. I genitori hanno comunque deciso di non presentare denuncia ma, ironia della sorte, in un capolavoro di rovesciamento dialettico, a sporgere denuncia contro la minorenne, accusata di violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ci ha pensato la Digos. Finora la quindicenne risulta essere l'unica indagata per i tafferugli successivi allo sgombero dei palazzi occupati in via Sant'Eufemia e in via Bonacorsa dal centro sociale Guernica, del quale la ragazza era una semplice simpatizzante, e dallo sportello sociale la Rage.

Appare ormai evidente che, in una congiuntura di crisi del sistema neo-liberista che crea sempre più marginalità, gli unici strumenti a disposizione del capitale sono costituiti dalle pratiche di criminalizzazione sistematica del disagio sociale e delle forme di opposizione in cui tale disagio s’incanala. La violenza diventa così il solo strumento di controllo del conflitto sociale. Sembrano passati secoli da quella società opulenta che Marcuse accusava di “tolleranza repressiva”. La repressione, oggi, non ha più bisogno di dissimulazione e mistificazione. La repressione, infatti, da semplice strumento funzionale alla logica del potere, si è trasformata in un’ideologia per la quale le “ragioni di sicurezza”, assolutamente normalizzate, impongono una sospensione permanente degli strumenti di garanzia dettati dal diritto. In una situazione in cui, per dirla con Agamben, la “ragione di sicurezza” prende il sopravvento, ecco che il sistema della pubblica sicurezza diventa un dominio incontrollato e incontrollabile.

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