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Dagli Stati Uniti tempesta sui centri commerciali. Inizia il declino dei Mall?

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Un vero e proprio “tornado” si sta addensando sopra le testa dei malcapitati lavoratori delle catene dei centri commerciali statunitensi.  

Un servizio apparso recentemente in un inserto del Corriere della Sera, mette in risalto la tendenza avviatasi negli Stati Uniti, secondo cui i centri commerciali (i Mall: vere megalopoli di negozi) costruiti e sempre più presenti anche nelle nostre aree metropolitane,  subiranno un declino sempre più rapido. Declino dovuto essenzialmente alla crisi dei consumi che sta investendo il mondo occidentale e le nazioni più industrializzate e sviluppate.

Il servizio indica però anche una controtendenza che coincide con la ridefinizione dell’economia a livello globale. “Mentre in Medioriente ne sorgono di dimensioni record, negli States questi templi del consumo muoiono. Uccisi dalla recessione, dall’offerta online (l’ecommerce), dal declino, soprattutto delle periferie residenziali”. L’origine di questo declino negli Usa, secondo alcuni, è da imputare essenzialmente a una dinamica come lo sviluppo dell’e-commerce. “Nel 2013, lo shopping on line negli States è cresciuto del 14%, contro il 3% delle vendite retail. Lo scorso settembre, gli americani avevano speso in rete un record di 1,46 miliardi di dollari. Nel 2013 gli analisti hanno previsto che il 15 per cento di questi Mall chiuderà entro il 2018, e la metà entro il 2023” scrive l’inserto Io Donna del Corriere della Sera del 13 settembre.

Sull’ecommerce ultimamente è stata fatta una ricerca su chi spende annualmente i propri soldi con questo sistema. Gli inglesi spendono in media 1.267 euro; i tedeschi 1131 euro; i francesi 908 euro. Gli italiani in questa classifica sono solo settimi con 442 euro. Sempre secondo questa ricerca il 71% degli svedesi e il 67% degli inglesi fanno acquisti online, mentre gli italiani che comprano online sono solo il 20% della popolazione.

Questo sistema, anche se la vendita online di beni fisici rappresenta una frazione minima delle vendite totali, è pur tuttavia oggi considerato un potente concorrente della vendita tradizionale, alla luce della tendenza che prevede in Italia la crescita delle vendite online del 19% per il 2014, a fronte di una crescita solo dello 0,9% nel canale tradizionale.

L’inchiesta sul declino dei Mall negli Usa, continua evidenziando anche quali siano state poi le ricadute sociali ed economiche causate da tale declino: “Oggi, complice l’erosione della middle class,, il crollo delle nascite e l’aumento di nuclei familiari monopersona, quel sogno e quello stile di vita family-friendly di una grande casa, aria pulita e buone scuole non ha più senso d’esistere. Di più: con i prezzi della benzina che continuano a salire e le nuove generazioni eco-sensibili che non guardano più alle quattroruote come libertà, muore il mito dell’auto. Chi può, insomma, se ne va. Così, tra il 2000 e il 2010, il numero dei poveri nelle periferie e grandi aree metropolitane americane è cresciuto del 53 per cento, più del doppio che nelle città, fino a un record di 15,3 milioni di americani. Di tutto questo, e molto altro, fanno le spese, i mall e i loro negozi”.

I grandi centri commerciali (i Mall) sono stati creati appositamente con lo scopo di concentrare in un unico spazio un numero maggiore di attività commerciali, tali da offrire alla clientela consumatrice una più ampia gamma di merci e servizi cui accedere senza compiere lunghi spostamenti nella ricerca di articoli diversi. Questi hanno assunto negli ultimi anni una valenza e un significativo spazio, in quanto unica risorsa possibile per occasioni di lavoro e salario nel quale, stante le pesanti modifiche con relativi tagli e riduzioni avvenuti nel mercato del lavoro e nelle sua normative legislative e contrattuali, era possibile avere possibilità di impiego, anche se precario, ma pur sempre un’opportunità lavorativa.

Da una recente indagine sindacale dell ‘Usb sulle dinamiche lavorative e le forme salariali presenti in questo settore, emerge che chi lavora nei centri commerciali percepisce una retribuzione mensile media che varia dai 700€, ai circa 1050€, che possono salire a 1200€ nel caso il lavoratore sia di sesso maschile!.

Orari e forme contrattuali sono le più svariate, c’è prevalenza di part time selvaggi, quasi sempre verticali; orari variabili di settimana in settimana. Contratti fatti apposta per studenti che così possono lavorare solo nei fine settimana; contratti a chiamata per il settore della ristorazione che all’improvviso potrebbe trovarsi dietro ad un bancone, con poco preavviso.

Si resta a casa soltanto nei primi giorni della settimana. Invariabilmente nella fine settimana, il sabato e la domenica si lavora con tutto il personale presente perché è in quei periodi che si registra il maggiore afflusso di persone e clienti. Il sabato pomeriggio è il giorno in cui si vende di più, ma i “maghi” del marketing saranno pagati affinché il secondo giorno di maggiori vendite diventi la domenica, ora al quinto posto. Tradotto: la domenica tutti al lavoro ad ogni costo, tanto che per le famiglie dei dipendenti un giorno in cui ritrovarsi diventa impossibile. Nei contratti sono appositamente inserite clausole per ottenere la maggiore flessibilità possibile, compresa la possibilità di apportare deroghe alla contrattazione generale, purché sottoscritte da un’associazione sindacale qualsiasi.

Dagli anni del “boom”, il Centro Commerciale (Mall) ha, di fatto, sostituito, come luogo di raggruppamento e socialità gli angoli delle strade, o quei posti dove giovani e meno giovani, andavano di solito per incontrare altri loro simili; luoghi usati anche da persone anziane o pensionati che così cercavano di sfuggire dalla monotonia di periferie cittadine sempre più squallide, emarginate e isolate dal resto delle relazioni sociali.

Sul tema della tendenziale “sparizione” di queste enormi concentrazioni realizzate nel nostro paese con l’apertura di enormi complessi commerciali (dall’Ikea alle grandi catene internazionali di servizi e di logistica), i quali sono spesso insediati e costruiti proprio nello stesso luogo fisico di quelle fabbriche o costruzioni industriali dismesse e abbandonate, presenti in modo massiccio nelle periferie delle nostre città. Un ricercatore ha realizzato una propria inchiesta dal titolo: I centri commerciali stanno morendo? http://www.giovannicappellotto.it/88-centri-commerciali-stanno-morendo/), che vale la pena leggere al fine di ottenere quantomeno una migliore visione d’insieme di questo fenomeno.

Il tema è di grande interesse perché il commercio e la logistica non sono attività secondarie bensì, rappresentano sia la fase attuale del capitalismo (in cui la circolazione delle merci assume maggiore importanza che la stessa produzione) ed anche per il modo in cui le persone svolgono una relazione tra loro e con i prodotti in esso presenti.

Il commercio è soprattutto diffusione di notizie e informazioni. Prima ancora che prodotti e servizi, passano le informazioni. Su questo tema un personaggio statunitense che si definisce “artivist” (cioè artista e attivista insieme) Seph Lawless ha realizzato un servizio fotografico che mostra il disastroso degrado e la fine alla quale sono condannati i grandi Mall delle città USA. Anche se in inglese (ma le foto in esso presenti non hanno assolutamente bisogno di interpreti. Sono talmente reali, crude e chiare che si commentano da sole, testimoniando a quale destino è condannata una società incapace di affrontare i problemi che affliggono i loro abitanti); vale la pena osservare questo servizio che prefigura un futuro prossimo venturo soprattutto nelle grandi metropoli occidentali dei paesi più sviluppati!

Appendice: Black Friday (Seph Lawless)

Seph Lawless è lo pseudonimo di un fotografo e artista statunitense – lui si definisce “artivist”, – che esplora strutture e spazi dismessi e li racconta prima che vengano smantellamenti. Per il suo ultimo progetto, Lawless ha visitato due centri commerciali abbandonati nell’Ohio, il Rolling Acres Mall e il Randall Park Mall, entrambi costruiti negli anni Settanta, quando lui era appena nato, e dov’è andato spesso da bambino e poi da adulto, insieme alla sua famiglia.

Il Rolling Acres Mall, che si trova nella zona di Akron, venne aperto nel 1975 e ha chiuso nel 2008. Il Randall Park Mall di North Randall (…) ha chiuso invece nel marzo del 2009.

Quando venne inaugurato, nel 1976, era «il più grande centro commerciale del mondo», anche se in seguito non riuscì a mantenere a lungo il primato. Lawless ha scattato le foto tra il 2012 e il 2014; il 3 aprile 2014 la polizia lo ha allontanato dal North Randall per dare inizio alla demolizione: quelle sono state le ultime foto scattate all’edificio.

Le foto del progetto sono state raccolte nel libro Black Friday – The Collapse of the American Shopping Mall

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