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Pagare l’aria che respiriamo? Le imposte sul freddo e sul caldo

Pagare l’aria che si respira? Non proprio ma quasi, soprattutto se si tratta di aria riscaldata quando fa freddo. L’ultima in ordine di tempo è la decisione del governo nella Legge di Stabilità di aumentare l’Iva dal 10 al 22% sul pellet, un combustibile ecologico al quale ricorrono circa due milioni di famiglie, soprattutto nelle zone collinari e di montagna. I truciolati di legno avevano conosciuto in vero boom negli ultimi anni proprio per ovviare gli alti costi degli altri combustibili da riscaldamento domestico (gas, gasolio, etc.).

Mettendo insieme una serie di provvedimenti adottati in questi ultimi anni, emerge come lo Stato e gli enti locali abbiano introdotto tutta una serie di balzelli per rastrellare soldi su ogni apparato e sistema di climatizzazione. In pratica se ti vuoi riscaldare e non morire di freddo devi pagare, qui e là, in modo aperto e subdolo. Un breve viaggio nella giungla di balzelli sulla climatizzazione ci aiuterà a capire come funziona.

In primo luogo adesso occorrerà mettere le valvole termostatiche ai termosifoni degli impianti di riscaldamento centralizzati. Le valvole costano care e adesso che saranno obbligatorie i prezzi, ovviamente, saliranno. Ne servirà una per ogni termosifone ma il risparmio è tutto da dimostrare. Lo stesso Sole 24 Ore riferisce che, secondo una simulazione Sif Italia, “a Milano per un appartamento di 80 mq dotato di 6 caloriferi vengono stimati circa 1.055 euro di spesa per installare le valvole termostatiche, compresi i costi per adeguare le pompe di circolazione dell’impianto condominiale da portata fissa a variabile. Al netto della detrazione fiscale del 50% (che può arrivare al 65%, solo se l’intervento avviene insieme ad altri di risparmio energetico), a carico del singolo appartamento si calcolano costi annui pari a circa 146 euro tra spese di gestione, lettura e i costi di installazione “spalmati” su sei anni (pari alla vita media di una valvola). Con queste premesse, stimando una riduzione media della temperatura interna di un grado (rispetto ai 20° previsti negli ambienti interni dal DPR 412/93) per effetto della termoregolazione, si otterrebbe un risparmio annuo del 7%: si tratta di circa 84 euro su una spesa annua media di 1.200 euro per il riscaldamento, una cifra che copre solamente la metà dei costi”.

I soliti luoghi comuni ci diranno che è un provvedimento ecologico, che ce lo impone l’Europa, che si risparmia sull’energia e sui costi. I fatti continueranno a smentire tutto questo, esattamente come è avvenuto con i contatori e le tariffe dell’acqua. Se si consuma di meno l’aumento delle tariffe rende vano ogni risparmio.

Altro capitolo di spesa per la climatizzazione è ovviamente quello dei combustibili tradizionali. Tra questi il gas che in Italia, forse unico paese al mondo, vede applicata una tassa sulla tassa ossia l’applicazione dell’Iva anche sull’imposta di consumo. Facile immaginare che se l’Italia continuerà a seguire la strada dell’Unione Europea nello scontro con la Russia, le tariffe del gas subiranno una ulteriore impennata sulla quale le imposte cresceranno proporzionalmente.

C’è poi il capitolo dei cosiddetti bollini ecologici sulle caldaie (bollini verdi, bollini blu etc.). Qui la vessazione è diventata ancora più pesante e articolata. Vediamo.

Installare una caldaia da riscaldamento autonomo prevede l’invio della documentazione del nuovo impianto agli enti locali di competenza (comuni o province a secondo della dimensione dei comuni o delle deleghe regionali). Installare una caldaia nel proprio appartamento significa produrre praticamente la documentazione di una centrale nucleare: rapporto di prima accensione, scheda identificativa, certificato di conformità completo di allegati obbligatori (altri cinque fogli) e pagare il primo bollino. Molte famiglie, per ovviare a queste incombenze e ai costi che ne derivano, hanno optato per altri impianti di climatizzazione: stufe a pellet, termocamini etc. tutto inutile. Le imposte arrivano anche su questi. Ogni quattro anni – nei primi otto anni di attività della caldaia – e poi ogni due anni in quelli successivi, va pagato il bollino verde o blu che sia. Dimenticarsene comporta una sanzione salata. Dal 2014 questo regime è stato esteso anche ai condizionatori d’aria (sono stati imposti i nuovi libretti d’impianto che includono anche i condizionatori, mentre tale regime è già applicabile a tutti i combustibili solidi (legna e pellet inclusi) e non solo sulle caldaie a gas. Quindi nel caso dei condizionatori i bollini da pagare diventano due: uno per la caldaia o stufa a pellet o termocamino, l’altro per il condizionatore.

Ma non c’è solo il bollino da pagare periodicamente. La legge prevede infatti che le caldaie o gli impianti di climatizzazione vadano controllati obbligatoriamente ogni anno e qui vengono i dolori. Di solito uno porta la macchina a riparare dal meccanico quando si rompe oppure quando scade la revisione periodica. Nessuno porta una macchina dal meccanico a prescindere se questa funzioni o meno. Anche perché il meccanico si fa comunque pagare. E infatti i controlli annuali obbligatori devono essere pagati, anche profumatamente tra i 70 e i 100 euro, anche se la caldaia funziona e non dà problemi. Adesso questo controllo dovrà essere esteso anche ai condizionatori d’aria. Saltare i controlli annuali – cosa che le famiglie cercano di fare per risparmiare una spesa assai congrua – può comportare sanzioni salatissime… in nome della sicurezza ovviamente, una sicurezza di cui non frega assolutamente niente a nessuno se non in casi particolarmente gravi.

Infine c’è la gestione amministrativa di tutto questo ginepraio di imposte e balzelli. Gli enti locali (comuni e province) hanno affidato il compito di verificare gli adempimenti a ditte esterne che si presentano nelle case con il pieno mandato di fare i controlli ed emettere sanzioni. E le sanzioni fioccano, perché tenersi in regola è diventato molto più difficile anche per il continuo cambiamento delle normative che prende in contropiede le aziende di manutenzione ma soprattutto gli utenti e i cittadini. Non solo. Messe sotto pressione dalla Corte dei Conti, le amministrazioni locali stanno disincentivando i servizi al cittadino che prima consentivano di fornire informazioni e risposte  e di evitare così sanzioni a causa di dimenticanze o incompletezza della documentazione sulle caldaie. Adesso c’è una sorta di silenziosa induzione all’errore. Il motivo? Più errori o dimenticanze commettono gli utenti, più scattano le sanzioni onerose, più soldi arrivano nelle casse delle amministrazioni…. e più soldi incassano i dirigenti con i “premi obiettivo”, meno rompe la Corte dei Conti. Quindi, quando vi parlano di tasse ecologiche, sicurezza, risparmio energetico… è solo una gigantesca presa per i fondelli per rastrellare imposte anche dall’aria che si respira, aria calda in questo caso.

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