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Truppe in periferia. Marchini si candida a colonnello-podestà

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La gara per la poltrona di sindaco, a Roma, sembra una lotta tra reazionari persi. A cui naturalmente auguriamo di perdere…

Il palazzinaro di bella presenza, al secolo “Arfio” Marchini ci ha tenuto a fare sapere che lui è pronto ad andare molto più a destra dei concorrenti più diretti. Quel che stupisce, però è l’accoglienza che trovano le sue parole – stiamo ancora a questo livello, per fortuna – sui media mainstream.

Della marea di cazzate sparate sussurrando, sotto il sorrisetto furbo, i giornali di regime hanno colto come “estrema” solo quella relativa all’intenzione di non celebrare nozze gay, al contrario di quanto aveva fatto Ignazio Marino (una delle poche cose positive del chirurgo “alieno”).

L’indignazione di prammatica è diventata ben presto un fiume, fino all’ineffabile piddina Monica Cirinnà – responsabile della legge sui diritti civili su cui il governo a deciso di mettere la fiducia – che è sbottata in un fantasmagorico

“”Alfio Marchini vuole essere un sindaco che non rispetta la legge, un bel biglietto da visita. Le unioni civili, una volta approvate definitivamente dal Parlamento non sono derogabili per scelta politica. Se Marchini, come ha annunciato, non celebrerà le unioni civili tra persone dello stesso sesso non soltanto andrà contro i diritti dei cittadini romani, ma anche contro una legge dello Stato con tutte le conseguenze civili e penali. Ricordo a Marchini, che esiste l’articolo 328 del codice penale sull’omissione degli atti d’ufficio e che il sindaco giura sulla Costituzione, impegnandosi a rispettare la legge. Marchini non intende giurare sulla Costituzione? Di certo siamo di fronte alla prima dichiarazione omofoba di un candidato a sindaco per blandire gli elettori di destra”.

La legge ancora non c’è, ma è indubbio che se e quando ci dovesse essere al sindaco di Roma, come a tutti gli altri, chiunque esso sia, toccherà di rispettarla. Senza dover fare sforzi eccessivi di immaginazione, in quel caso ci sarà un funzionario del Comune a togliere il sindaco dall’imbarazzo, permettendogli dunque di continuare a dire che “lui” non ha celebrato nozze gay, pur avendo delegato qualcun altro a farlo. Furbizie, bassezze, pinzillacchere…

Strano, però, che nessuno si sia soffermato sulla parte più corposa del “programma promesso” dal palazzinaro piacione: “Sosteniamo l’uso dei droni e della tecnologia per garantire la sicurezza in città”, ha spiegato Marchini, auspicando l’utilizzo dell’esercito a presidio “non solo del centro ma anche delle periferie, ed anche oltre il periodo del Giubileo”. Un’occupazione militare perpetua, insomma…

A nessuno dovrebbe sfuggire il fatto che l’esercito (truppe “professioniste”, ormai, non più “popolo in armi”) è stato messo a difesa di siti considerati possibili obiettivi di attacco. È risaputa la nostra contrarietà a questo tipo di “soluzioni”, già sfociate in episodi di pericoloso “rambismo” (http://contropiano.org/news/politica-news/2016/03/02/roma-militare-rambo-semina-il-panico-nella-metropolitana-arrestato-un-ragazzo-035224), ma – diciamo così – si tratta comunque di un impiego delle truppe di tipo prevalentemente “difensivo”.

Mandarle in periferia, invece, che vuol dire? Cosa c’è da “proteggere” a Torbella o San Basilio? Niente, è evidente. Si tratterebbe dunque di una presenza “offensiva”, supplementare o sostitutiva di polizia e carabinieri.

Scontando il fatto –  probabilmente ignorato da Marchini – che le “regole di ingaggio” proprie di truppe militari sono alquanto più violente di quelle, non certo pacifiche, delle “forze dell’ordine”, e che il relativo addestramento non è esattamente mirato all’ordine pubblico, non resta che pensare ad una funzione imtimidatoria o apertamente “bellica”.

Periferie come i sobborghi di Baghdad o Aleppo, insomma. Nei deliri marchiniani c’è la traccia – fetida – dell’odio di classe, per cui chi non è cresciuto ai Parioli o a Villa Ada è un nemico da tenere d’occhio, un pezzente potenzialmente pericoloso; nel migliore dei casi uno che non deve mettere becco su come i palazzinari dispongono della citta e del suo sviluppo.

Sogni reazionari, certamente (se non altro perché le truppe necessarie per controllare le periferie italiane sono infinitamente di più di quelle oggi disponibili). Ma indicativi di cosa cova nella testa dei padroncini che “si buttano in politica”. Per loro non esistono diritti: né civili, né del lavoro, né di resistenza, né di opinione…

Poi magari incontrano Jeeg Robot e se la fanno sotto…

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