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Nola. Nell’ospedale svuotato dai tagli si curano i pazienti a terra

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Gli inqualificabili governanti conto terzi di questo disgraziato paese oggi scovano un altro “scandalo meridionale” da indicare al pubblico insulto, in modo da distrarre la popolazione dalle proprie responsabilità.

Non c'è media cartaceo o catodico che non inizi la sua rassegna con il caso dell'ospedale di Nola, nel napoletano, in cui molti pazienti sono messi per terra anziché nei normali letti o almeno sulle barelle. Una scena da terzo mondo, immortalata da altri pazienti o parenti, consegnata ai social network e di qui rimbalzata sui media. Orrore puro, che fa somigliare l'Italia ai paesi sotto bombardamento aereo.

Ma di chi è la colpa?

I titoli giornalistici sono unanimi: quei criminali di medici e infermieri meridionali. E il governo spige decisamente in questa direzione, inviando ispettori e carabinieri dei Nas e minacciando provvedimenti ancora prima di sapere come stanno le cose.

Poi, andando a scavare negli articoli e soprattutto dalle dichiarazioni degli operatori la situazione assume altri connotati. Egualmente orribili, sia chiaro, anzi anche più scabrosi, ma con un'attribuzione di responsabilità molto chiara.

Il direttore sanitario, AndreoaDe Stefano, spiega con disarmante semplicità: "Abbiamo preferito curare le persone a terra piuttosto che non dare loro assistenza. In ospedale abbiamo 15 barelle, 10 delle quali al pronto soccorso, e sabato ne abbiamo 'sequestrate' due alle autoambulanze per far fronte all'emergenza venutasi a creare.

Un morto in meno, come minimo, e dovere di cura rispettato anche in condizioni assurde. Ma non è finita. "Trenta dei 265 utenti arrivati al pronto soccorso – spiega ancora il direttore sanitario – sono stati ricoverati, e due persone sono state portate in altri nosocomi. Si pensi che c'era anche l'emergenza acqua, ed avevamo allertato la prefettura per poter avere qualche autobotte, poi fornitaci dai vigili del fuoco. Qui arrivano persone dall'agro sarnese, dal vesuviano, dal nolano, dall'avellinese, dall'acerrano, per un'utenza di circa 300mila persone. Ma i medici fanno il loro dovere, e danno assistenza nel migliore dei modi possibili, considerando anche che l'ospedale ha 107 posti letto a disposizione, e ne sarebbero necessari, nella norma, almeno il doppio. Noi non ci scoraggiamo, e siamo sereni, siamo pronti a chiarire tutto quanto ci sarà chiesto di chiarire. Ripeto, quella di sabato è stata un'emergenza che definire eccezionale è poco".

Come mai un ospedale che dovrebbe avere – secondo il rapporto aureo (benché ristretto negli ultimi anni) tra utenza e posti letto – oltre 200 letti ne ha a malapena la metà? Qui bisogna andare a rinvangare anni di tagli alla spesa pubblica, specie sanitaria e specie sotto “il regno” della Lorenzin. Tagli invocati ed imposti dall'Unione Europea per ridurre debito e deficit, senza peraltro riuscirci perché i governi messi in piedi dalla Troika (Bce, Unione Europea e Fmi) hanno usato i soldi sottratti a sanità-pensioni-istruzione-assistenza per migliorare i profitti delle imprese (detassazione e incentivi a gogo) e salvare le banche, specie quelle più “vicine” al governo stesso (Banca Etruria e Mps, in testa a tutte).

Dunque se c'è un responsabile da indicare a pazienti e parenti inferociti nel vedersi trattare come bastie (ma anche i veterinari visitano usando un tavolo, non per terra) sono governanti locali (De Luca ha preteso di avere anche la delega alla sanità regionale…), nazionali ed europei. Che in ultima istanza sono quelli che stabiliscono entità e merito dei tagli alla spesa.

A quei medici e infermieri, in genere, si deve solo dire grazie.

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3 Commenti


  • Daniele

    Quando finirà tutto questo VOGLIO un Processo di Norimberga contro l'intera classe politica, dal Parlamento ai Consigli di Quartiere!!!!!!!!! Le uniche due pene ammesse saranno o l'esecuzione in pubblico o l'ergastolo ai lavori forzati, questi animali non meritano una giustizia, del resto non l'hanno mai data a nessuno fuori che ai soliti noti.


  • Maria Francesca Cannonito

    Sono stato medico di pronto soccorso trent'anni. So cosa significa rimanere senza barelle perchè sequestrate con il malato sopra, in una guerra tra poveri, dai reparti rimasti senza posti letto; o sequestrarle al 118, rischiando altre morti per strada; so cosa significa curare i pazienti su sedie e panche in corridoio; può darsi che mi sia successo di soccorre persone anche a terra cercando di approntare un giaciglio qualsiasi. E' un ricordo sfumato ma c'è nella mia mente.

    Ho lavorato in un ospedale siciliano con un bacino d'utenza più grande di quello di Nola. Le conseguene sempre le stesse: saltano medici, infermieri e una volta anche un primario che non era più utile. Mai il direttore generale, quello messo là dai politici; quello che alberga nelle serene e arredate stanze degli uffici amministrativi a cui non si è ammessi mai alla presena a meno che si faccia richiesta preventiva e dopo aver attraversato diversi "fossati" scavati a difesa del suo fortino.

    Onore a questi medici.

    M.F. Cannonito


  • PIER FILIPPO BRAGLIA

    Certo la colpa non è dei medici, ma non mi si venga neppure a raccontare la balla dei tagli di spesa. Ci si dovrebbe domandare: "Come mai gli ospedali del nord Italia funzionano molto bene?". A loro sono stati dati più soldi? E' facile verificare che non è andata così. Per trovare i responsabili, basta guardare alla fila di amministratori e politici locali, che per anni hanno avuto come ultimo pensiero la qualità del servizio sanitario. E tutti questi signori hanno governato perchè eletti. Quindi, cari signori, le responsabilità sono dei politici e dei loro elettori, che evidentemente avevano la stessa idea su come amministrare la cosa pubblica, anche se oggi forse qualcuno di loro si trova sdraiato a terra nei corridoi.

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