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“No euro, No Ue, No Nato!”. Intervista a Giorgio Cremaschi

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Tutti vogliono "movimento", capacità di opporsi, di pesare sui rapporti di forza sociali, per fermare davvero il massacro sociale imposto dall'austerità ordoliberista dell'Unione Europea e comunque della Troika (con Bce e Fmi).

Ma quando si passa dai desideri all'organizzazione molti "rivoluzionari da tastiera" trovano più comodo bofonchiare contro tutti e tutto. Lasciando tutto com'è.

Eurostop è un tentativo unitario. Non della "sinistra", ma dell'insieme sociale che ne ha costituito  o dovrebbe costituire il substrato indispensabile.

Qui di seguito, l0intervista di Radio Città Aperta a Giorgio Cremaschi, tra gli animatori della Piattaforma sociale Eurostop.

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Sabato 28 un nuovo appuntamento con la piattaforma sociale Eurostop. Un appuntamento qui a Roma, al centro sociale Intifada in via di Casal Bruciato, tra l’altro vicinissimo agli studi della radio. Perché è un appuntamento importante, di che cosa si parlerà?

L’abbiamo intitolato “Per un No sociale all’euro, all’Unione europea e alla Nato”. Quindi da un lato il titolo credo che richiami abbastanza volutamente quello che è stato l’impegno che abbiamo riversato nel referendum, lo sciopero del 21, il No Renzi day ma anche, io penso (anche se certamente non l’abbiamo organizzata noi), il senso della manifestazione del 27 novembre. Abbiamo combattuto contro la riforma Renzi, voluta dalle Banche, dall’Unione europea, ecc. nel nome non semplicemente di principi liberali astratti, che pure abbiamo difeso, naturalmente, ma soprattutto per affermare un concetto sociale, cioè che la controriforma della Costituzione era come tutte le leggi di questi anni: il job acts, la Fornero, le leggi sulla privatizzazione, sul territorio, ecc. hanno una funzione sociale precisa, e cioè la funzione di flessibilizzare ancora di più il lavoro, i diritti, di cancellare i diritti sociali e di mettere tutta la nostra società sul mercato. Per fare questo si tratta di distruggere tutti i diritti e tutte le resistenze anche legali che ci possono essere, in nome della globalizzazione e della flessibilità. Su questo siamo scesi in piazza, abbiamo fatto la campagna per il No al referendum, credo acquisendo un notevole consenso proprio su questa posizione. Io penso che il No abbia vinto anche perché era un No sociale, perché era un No che non era solo sulla questione del Senato e del Cnel, ma era un No al governo Renzi, alla sua politica e alla sua politica sociale. Quindi è stato un No degli sfruttati, degli oppressi, degli esclusi. Ecco: noi vogliamo continuare, perché non ci ci facciamo ovviamente bastare la restaurazione dei poteri del Senato; vogliamo la ricostruzione dei poteri sociali che da 30 anni vengono cancellati. Però qui c’è un punto sui cui spesso anche nel nostro mondo, nel mondo del sindacato antagonista, del movimento, della sinistra radicale, c’è una ambiguità e una paura, una sorta di tabù: quello di capire dove concretamente si organizza questo potere globale. Certo, questo potere globale è quello della finanza, è quello del grande capitalismo ma poi ha degli strumenti intermedi per realizzarsi. Gli strumenti intermedi che ci sono qui in Europa sono l’euro, l’Unione europea e ovviamente, sul piano militare, la Nato. Siamo un po’ stanchi di una sorta di paura di individuare i nemici che c’è nella sinistra e nel nostro mondo. E’ più facile individuare da un lato il nemico vicino e questo siamo d’accordo tutti: Renzi, il governo, oppure il padrone, oppure l’amministrazione pubblica quando non fa il suo dovere o anzi che fa il suo dovere contro di noi… Da un lato, però, appena si salta questa dimensione, si entra in schemi generici e questo ha fatto sì che, purtroppo, in tutta Europa – ma non solo in Europa – la lotta alla globalizzazione liberista, la lotta al capitalismo globale, sia un po’ scomparsa dai contenuti politici e si badi solo sui suoi effetti. Tutto questo ha creato un enorme spazio per una destra reazionaria, xenofoba; abbiamo visto vincere le elezioni Trump negli Stati uniti, non a caso. Una destra xenofoba e reazionaria che si è però impadronita strumentalmente della questione sociale, dirottandola verso altri obiettivi, alcuni anche obiettivi veri, per esempio verso la globalizzazione; ma al suo modo. Tutto questo ci pone la questione di fondo. Noi dobbiamo individuare l’avversario, dobbiamo sapere che l’avversario non è solo, genericamente, il capitalismo globale, ma il modo concreto in cui si organizza. E dobbiamo decidere se ci piace la globalizzazione comunque – come ogni tanto mi pare di capire sostengono alcuni settori dei movimenti – perché "unifica il mondo", o se invece noi dobbiamo lottare contro la globalizzazione perché ha unificato il mondo in un modo mostruoso, con otto persone che detengono la stessa ricchezza di tre miliardi e mezzo di persone. Tutto questo ci porta a dire che bisogna avere il coraggio di sottrarre al populismo di destra, alla xenofobia, la questione sociale che sta oggi occupando… Va bene, ciò è avvenuto a casa del tradimento totale delle sinistre liberal radicali, social liberiste, il Pd, ecc. Ma non sono loro che in tutta Europa in realtà si sono completamente venduti al sistema bancario e finanziario, e che hanno trasformato la questione sociale in una sorta di rivendicazione liberale di diritti, che però si fermano sempre all’entrata dei luoghi di lavoro e all’entrata del rapporto di lavoro, del reddito e di tutte queste cose. Non è possibile, dobbiamo saperlo, riconquistare una sanità pubblica, una scuola pubblica, una piena occupazione, un reddito, pensioni dignitose, se si resta dentro il sistema governato dall’Unione europea, dall’euro e dalla Nato. E questa è la sostanza. Poi, ovviamente, discutiamo del come, del quando, di tutto; ma la sostanza è questa. Non si può pensare che su questo terreno si resti dentro e si facciano le "riforme dall’interno", perché di questo, poi, sostanzialmente si tratta. Queste istituzioni non sono riformabili. Per questo vogliamo rilanciare la nostra campagna, anche consolidandola, come Eurostop, aggregando tutte le forze che sono disponibili a discutere su questo terreno. Ci diamo un primo appuntamento il 25 marzo, lo diremo in assemblea, perché il 25 marzo si celebrano i 60 anni dei Trattati di Roma, quindi ci sarà il vertice europeo a Roma e noi vogliamo che ci sia una protesta contro un sistema europeo non riformabile; che, peraltro, sta diventando anche sempre più un sistema guerrafondaio, come abbiamo visto ai confini est dell’Unione europea. Noi vogliamo rimettere in discussione tutto questo, quindi scenderemo in piazza con lo slogan “No euro, No Ue e No Nato”, in nome della pace e dei diritti sociali. E poi vorremmo andare avanti, perché vogliamo che nel nostro paese sorga un movimento progressista dove ci sono gli sfruttati, dove ci sono i migranti, dove ci sono tutti coloro che sono colpiti dall’Unione europea e dai suoi strumenti; vogliamo che temi come quello della libertà dai poteri economici finanziari non siano stravolti e usati per i loro fini dalla destra. Per fare questo però non è che si può solo astrarre… proclamando buoni principi liberali. Bisogna affrontare l’avversario. E l’avversario è quello che abbiamo detto prima, è questo sistema di potere europeo internazionale, bisogna affrontarlo e combatterlo e chiamarlo con il suo nome. Se non si fa questo si rischia di lasciare tutto questo spazio alle destre populiste.

 

Chiaro, chiarissimo. Quindi due appuntamenti per ripartire, ricordiamoli: sabato 28 gennaio alle 10 in via di Casal Bruciato al centro Sociale Intifada l’assemblea nazionale Eurostop, poi più avanti, il 25 marzo, la manifestazione a Roma contro il vertice dell’Unione europea. Bene. Ti ringrazio Giorgio per essere stato con noi.

Grazie a voi.

Ci risentiamo per aggiornarci, magari dopo il 28, per raccontarci di come è andata.

Assolutamente. Intanto diamoci tutti da fare per la massima riuscita del 28, perché abbiamo bisogno di farci sentire. Altrimenti la lotta che abbiamo fatto per difendere la Costituzione italiana diventa un’altra cosa e milioni e milioni di persone che si sono espresse e sono andate a votare, spesso dopo molto tempo che non votavano più, o per la prima volta dopo non aver mai votato, saranno di nuovo deluse in questa loro battaglia per la democrazia e i diritti.

 

E quindi c’è da andare avanti, c’è assolutamente da andare avanti. Grazie ancora Giorgio Cremaschi.

Grazie a voi.

 

 

 

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