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Rastrellamenti e deportazioni di migranti alla stazione centrale di Milano

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Alla stazione centrale di Milano è in corso il primo maxi blitz della nuova era Minniti nella gestione della sicurezza urbana. Imponente il dispiegamento di forze, con polizia a cavallo e unità cinofile. Chiuso anche uno degli accessi al metrò. I migranti perquisiti e caricati sui pullman

Imponente operazione delle forze dell’ordine alla stazione centrale di Milano contro i migranti. Gli ingressi della Stazione centrale sono stati quasi tutti chiusi, tranne quelli laterali presidiati dalla polizia.

Decine di migranti  sono stati identificati dalle forze dell’ordine fermati e “deportati”  sui pullman della polizia che stazionano lungo la piazza, dopo essere stati perquisiti.

Su piazzale Duca d’Aosta, unità cinofile che controllano i giardinetti dove stazionano quotidianamente gli immigrati ma anche molti senzatetto, è arrivata anche la polizia a cavallo ed un elicottero controlla dall’alto le operazioni di “rastrellamento” E’ stato inoltre chiuso l’accesso alla metropolitana da piazza Duca d’Aosta.

In piazza  è anche arrivatoMatteo Salvini: “Finalmente un bel blitz con elicotteri e cavalli. Finalmente, grazie a Dio, alla polizia, ai carabinieri, pulizia – è stato il suo commento – di questa gente non c’è bisogno. Vengano identificati quei personaggetti ed eventualmente perseguiti quelli che tutti giorni infestazione la stazione Centrale e Roma Termini”.

L’operazione è solo il primo passo di un giro di vite sui migranti e senza casa che si trovano in Stazione Centrale, a seguito anche della chiusura di un Hub milanese, prevista per i prossimi mesi, su impulso del nuovo questore Marcello Cardona.

In  collegamento con Radio Onda d’Urto

Davide di Milano in MovimentoAscolta o Scarica.

Gonzalo del Comitato Abitanti di San SiroAscolta o Scarica.

A poche settimane dall’approvazione della legge Minniti ai proclami di Salvini e Di Maio la guerra ai poveri è iniziata.

Testimonianze raccolte da DinamoPress

Roberto, di Radio Popolare Milano, ci ha raccontato telefonicamente che la polizia ha circondato la stazione, chiuso l’uscita principale e filtrato quelle laterali. Lo spropositato uso di forze dell’ordine ha contato anche reparti della celere. Le motivazioni dietro questa retata sono il controllo dei permessi di soggiorno, alla ricerca di irregolari. Il “bottino” finale del rastrellamento sono stati 40 fermati, al momento sottoposti ad ulteriori controlli presso gli uffici della Questura.

Dave, di MilanoInMovimento, racconta che «I biondi e chiari di carnagione passavano tranquilli, mentre tutte le persone scure venivano fermate per almeno venti minuti. Scene da pulizia etnica, insomma». L’assembramento di migranti intorno alla stazione era incominciato con la chiusura dell’hub di via San Martini, punto dopo vengono smistati nei vari centri d’accoglienza milanesi i richiedenti asilo, da parte del Comune di Milano. Questo aveva prodotto il fatto che molte persone erano rimaste a dormire nei pressi dello snodo ferroviario.

La piazza antistante la stazione, dove dormivano i migranti, è stata successivamente ripulita dall’azienda milanese addetta alla gestione dei rifiuti, che ha buttato nella spazzatura anche i pochi bene in possesso dei migranti.

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L’operazione si è svolta con una vasta copertura mediatica, garantita dalla diretta di alcuni quotidiani mainstream, che un poco mostravano i volti delle persone rastrellate e un poco il faccione sorridente di Matteo Salvini, che (casualmente?) si trovava a passare di lì, non facendosi sfuggire l’occasione di mettersi in posa davanti a simili scene d’infamia e razzismo.

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Tutto questo avviene a pochi giorni dalla manifestazione del 20 maggio, dove per le strade di Milano sfilerà un corteo a sostegno dell’accoglienza, indetto dall’assessore alle politiche sociali, Majorino. La mobilitazione si richiama a quella pro-migranti di Barcellona, che però non invocava soltanto una non meglio precisata accoglienza, ma un preciso rifiuto delle politiche europee che trasformano in illegali alcune vite umane. Del resto, Sala non è Ada Colau e poco serve chiamare mobilitazioni a sostegno dei rifugiati, se l’attuale governo Pd, attraverso decreti e misure legislative, punisce tutti i poveri, compresi i migranti.

Le contraddizioni interne al partito di governo vengono al pettine: non si può allo stesso tempo inseguire la Lega Nord e il M5S sulle politiche anti-immigrati e allo stesso tempo difendere il diritto all’accoglienza. Lo stesso Majorino, raggiunto al telefono da radio Popolare, ha dichiarato di non essere a conoscenza del rastrellamento alla stazione centrale. L’operazione gestita da Questura e Ministero dell’interno, quindi, potrebbe anche essere letta come un regolamento di conti interno al Pd e un segnale a quelle frange che ancora si atteggiano, almeno pubblicamente, a difensori dei migranti.

Altri video dal Progetto 20K

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(seguiranno aggiornamenti)

 

 

 

 

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