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Morti sul lavoro. Uno su quattro avrebbe dovuto già stare in pensione

Da inizio anno al 19 dicembre, i morti per infortunio nei luoghi di lavoro sono 686. Tra questi, come riporta l’Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro, più del 25% sono ultrasessantenni.  Ma vi sembra normale che si continui a lavorare e a eseguire lavori pericolosi nei quali è necessaria quell’attenzione e quella forza che, normalmente, si perdono con l’età?

Soltanto negli ultimi giorni un lavoratore di 64 anni è morto in provincia di Verona cadendo da un tetto mentre eseguiva lavori di manutenzione, un sessantenne è morto a Trani cadendo da un’impalcatura, un artigiano di 72 anni ha perso la vita, dilaniato dal tornio al quale stava lavorando.

Le possono chiamare come vogliono, disattenzioni, tragiche fatalità o … non sono nulla di questo. È morte dovuta alla necessità di lavorare fino a tarda età, all’impossibilità di andare in pensione, al fatto che a pagare sia sempre chi vive del proprio lavoro e non chi accumula grandi ricchezze.

Ci spiegano che si deve lavorare fino a tarda età, che è necessario essere più produttivi e lavorare di più per essere competitivi, che bisogna accettare di essere precari e di lavorare in luoghi poco sicuri. Ci dicono che non è “educato” protestare più di tanto perché i soldi non ci sono.

Non è vero. I soldi ci sono e si sa anche dove risiedono. Li possiede una piccola minoranza di privilegiati. Si sappia che sommando le ricchezze dei primi 10 personaggi più ricchi del nostro “bel paese” si superano i 100 miliardi di euro.

Proviamo a pensare.

Non sarebbe, forse, più giusto (e normale) che si prelevassero dalle grandi ricchezze i soldi utili e necessari per evitare questo massacro e le altre ingiustizie che affliggono la società? O, invece, si ritiene che sia normale che la salute e la vita, ma anche il diritto al riposo, siano meno importanti del denaro?

 *da Vicenzanews.it

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1 Commento


  • Nisi

    È una tragedia che non dovrebbe accadere, in tutto questo appare evidente il disprezzo dei padroni, piccoli o grandi, nei confronti della classe lavoratrice. Poi c’è un altro aspetto: la “macchina” uomo, è programmata da Madre Natura per essere in salute ed efficiente fino a 25 anni, il tempo necessario per riprodursi e allevare la prole poi dovrebbe morire per lasciare spazio alle nuove generazioni. Dopo il quarto di secolo è tutto tempo in declino progressivo e inarrestabile, e la sopravvivenza conta sull’esperienza. Bisogna ricalibrare la società con nuovi parametri, lasciare che la natura faccia il suo corso. Il capitalismo ha bisogno di consumatori per arricchirsi, e chi meglio di un anziano che ha bisogno di medicine e tanto altro, rappresenta il consumatore ideale (escludendo i dipendenti da droghe che rappresentano il consumatore perfetto e non più perfettibile): per questo tiene in vita più a lungo possibile il gregge per mungerlo e spremerlo il più possibile. (Nell’Antica Roma, il suicidio di un ricco era visto come un gesto onorevole, quello di uno schiavo no perché rappresentava una perdita economica)

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